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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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E' uscito il numero 71 di Gennaio

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La dittatura scientista

Creazionisti contro darwinisti, “disegno intelligente” contro selezione casuale, la controversia è sempre più accesa. E questo la dice lunga sul fatto che siamo in pieno ambito dell’opinabile, molto lontani dal terreno strettamente scientifico, oggettivo, dove qualcuno vorrebbe invece situare l’ipotesi darwiniana. Per inciso, questa controversia sta palesando sempre più uno degli aspetti più oscuri del laicismo moderno: il suo carattere dittatoriale. Ne ha parlato in un recente libro Giulio Meotti, giornalista de “Il Foglio” (Giulio Meotti, Il processo della scimmia, Lindau, 2006, 243 pp.).

di Julio Loredo

L’inquisizione darwinista

A non pochi fa impressione il carattere dittatoriale di certi aspetti di questa Comunità Europea che si ostina a non riconoscere le sue radici cristiane. Per esempio, basta che un Paese membro rigetti per via referendaria qualche punto dell’agenda comunitaria perché ipso facto quella consulta popolare venga ritenuta nulla per svariati motivi. Si torna quindi a votare, finché un bel giorno le urne danno ragione ai burocrati di Bruxelles.

 Il voto diventa allora definitivo, assoluto, intangibile, neanche fosse un dogma di Fede... Qualcosa di simile succede con la teoria dell’evoluzione. Dopo essersi imposta nel secolo XX, più a colpi di propaganda che non di prove scientifiche, ecco che si è eretta quale dogma assoluto e totalizzante, impedendo a qualunque altra idea di farsi strada.

Caso tipico è quello degli Stati Uniti dove negli ultimi quarant’anni tutte le corti federali, su indicazione della Corte Suprema, hanno respinto ogni critica dell’evoluzionismo. Questa linea è stata recentemente ribadita dalla Corte federale della Pennsylvania che, in sentenza del 20 dicembre 2005, ha dato torto ad una high school locale che aveva inserito nel programma scolastico l’insegnamento della teoria del disegno intelligente:

«Il sistema scolastico americano deve essere un supermercato delle idee, non un santuario laicista», si era giustificato l’avvocato difensore. La Corte ha invece giudicato “incostituzionale” il disegno intelligente, poiché sarebbe una «mera progenie del creazionismo», che presuppone una «forza sovrannaturale», il ché contrasterebbe la fondamentale laicità dello Stato.

E questo nonostante tutti i sondaggi mostrino che ben due terzi degli americani sono favorevoli all’insegnamento del disegno intelligente nelle scuole pubbliche, appunto per permettere ai ragazzi di avere la mente aperta a tutte le teorie attualmente in discussione. È degno di nota che contro la high school si sono schierati tutti i paladini dei “diritti civili”, con a testa l’ACLU (American Civil Liberties Union). In altre parole, dopo aver fatto sì che la teoria di Darwin non venisse accantonata in nome della libertà scientifica, oggi gli stessi avvocati della libertà impediscono qualsiasi critica a Darwin, bloccando l’insegnamento d’una teoria che oggi raccoglie autorevoli consensi nell’ambiente scientifico. In sostegno alle condanne del creazionismo, si è solito citare alcuni pareri della National Academy of Sciences, senza menzionare però che ben il 90% dei suoi membri si dichiara ateo. Questo  in aperto contrasto con il 70% dei cittadini americani che, secondo un recente sondaggio Gallup, dichiarano di “pensare che Dio abbia creato gli umani e guidato il loro sviluppo”.  Ecco perché il “Wall Street Journal” ha potuto affermare che «l’assolutismo laicista sta diventando la più potente forza religiosa in America», e non perché sia maggioritario, anzi... Caratteristici i commenti di Richard Dawkins durante un programma alla BBC. Dopo aver chiamato i cristiani di “talebani” e “fascisti”, il noto biologo inglese ha sentenziato: «chi non crede in Darwin è ignorante, stupido e insano». Secondo Dawkins, Darwin è sacro perché «creò la possibilità di adottare un punto di vista ateo con piena soddisfazione intellettuale», mentre le dottrine del cristianesimo sarebbero «ripugnanti e sadomasochiste».

 
Guerra culturale e cristiani sdolcinati

Ma perché questa ferocia? Meotti mette il dito nella piaga quando afferma che «lo scontro sull’evoluzionismo è solo un esempio della ben più profonda guerra culturale» che dilania l’Occidente. E cita il noto opinionista conservatore britannico Roger Scrutton, secondo cui la polemica intorno all’evoluzionismo ha a che fare con il lungo conflitto fra la coscienza cristiana e la cultura della sinistra. Cadendo l’evoluzionismo, crollerebbe infatti una delle strutture portanti della modernità rivoluzionaria, frutto del processo multisecolare di emancipazione da Dio e dalla metafisica. E questo per i laicisti è a priori inammissibile.  Ed ecco che preferiscono sacrificare la libertà sull’altare della modernità, non tollerando la benché minima critica proprio per non mettere a rischio l’intero edificio penosamente costruito lungo cinquecento anni, a partire dall’Umanesimo. Ecco il nocciolo del problema.
 
Come mai si possono permettere un tale sopruso?

L’opinionista del Sunday Times, Cosmo Landesman, a proposito del film The Passione di Mel Gibson, scrive che «fin dai tempi di Voltaire, noi laicisti abbiamo preso in giro la religione e insultato la fede dei credenti. Siamo talmente abituati a cristiani sdolcinati che quando si presenta sulla scena un uomo dalla fede robusta e vigorosa come Mel Gibson ci mettiamo a parlare in tono solenne di antisemitismo, del pericolo della destra cristiana e della rivoltante religiosità di George Bush. Siamo onesti: quando si tratta di Passion, il problema non è l’antisemitismo, sono i cristiani e le loro certezze che non possiamo sopportare». Questo commento sposta il fulcro della controversia all’interno del cristianesimo. Lo scontro decisivo è fra quei cristiani che gioiosamente abbracciano in toto questa modernità laicista, compresi, e forse principalmente, i suoi aspetti rivoluzionari, e coloro che invece vogliono opporvi una reazione. Se negli ultimi tempi i laicisti si sono permessi di comportarsi con la loro usuale prepotenza e “spacconeria”, in fondo è perché i cristiani sdolcinati hanno lasciato loro le mani libere. La soluzione? Semplice: smettiamola con tanto dolciume e vedremo come questo laicismo svela i suoi piedi d’argilla.


Da Darwin a Stalin passando da Hitler

L’aspetto dittatoriale del laicismo moderno non è l’unico tema interessante toccato da Meotti nel suo libro. C’è ben altro, sintetizzato in un’osservazione di Chesterton: «Il materialismo è davvero la nostra Chiesa nazionale. Quel credo è il grande ma controverso sistema di pensiero cominciato con l’Evoluzione e finito con l’Eugenetica». È fatto poco conosciuto, eppure molto significativo, che sono stati proprio le idee di Darwin a fornire le basi dottrinali per tutti gli esperimenti eugenetici nel secolo XX. Partendo, infatti, dall’idea darwiniana di selezione naturale, cioè della sopravvivenza dei più forti nel processo evolutivo, è facile cedere alla tentazione di agevolare questo processo eliminando i più deboli, quelli “inadatti a vivere” secondo la nota formula nazista. Sarebbe, nell’espressione del fisico Stephen Hawking, un’“evoluzione autoindotta”.
 
È significativo che molti evoluzionisti americani e tedeschi degli anni ‘20-‘30 erano iscritti alle associazioni eugenetiche. La rivoluzione di Darwin non riguarda solo il campo scientifico. Riguarda l’uomo stesso. Perdendo la nozione dell’origine divina della vita, e quindi della fondamentale sacralità dell’esistenza umana, l’individuo diventa un mero pezzo nella grande macchina dell’evoluzione, alla quale può essere sacrificato. Nel 1969, il futuro Papa Joseph Ratzinger disse che «quando Darwin a metà del secolo scorso mise radicalmente in discussione la tradizionale rappresentazione della costanza delle specie create da Dio, scatenò una rivoluzione dell’immagine del mondo non inferiore a quella che per noi si lega al nome di Copernico». A sua volta, questa rivoluzione aprì le porte al nazismo e al comunismo, che non riconoscono nessuna razionalità, ma solo il potere e la decisione di portare avanti il processo evolutivo per ogni mezzo, secondo una concezione meccanicista della natura.
 
A questo proposito è interessante citare una lettera che il 5 marzo 1936 venne recapitata al Cremlino. È firmata da Hermann Muller (1890-1967), premio Nobel per la medicina nel 1947, “senior genetist” dell’Istituto di Genetica dell’Unione Sovietica, dell’Accademia delle Scienze di Mosca e della National Academy of Sciences degli Stati Uniti: «Caro comandante Stalin, la questione non è altro che il controllo cosciente dell’evoluzione biologica umana.
 
Questo è uno sviluppo che la società borghese non è in grado di guardare in faccia. La vera eugenetica può essere solo un prodotto del socialismo.  La biologia non ha scoperto alcuna prova a sostegno dell’antica fede naïve nell’immagine fisica dell’uomo. La natura umana non è immutabile, o incapace di miglioramento, in senso genetico o sociale. Questo progresso avverrà come risultato della sostituzione del doloroso processo della selezione naturale con un controllo consapevole socializzato. Abolendo la selezione naturale, siamo oggi in grado di sostituirla con un metodo più efficace, che procede con maggiore rapidità e certezza.  Il processo attraverso il quale questo progresso biologico può essere raggiunto artificialmente consente a tutte le persone che prendono parte alla produzione dei figli e che hanno il miglior equipaggiamento genetico di ottenere il materiale riproduttivo appropriato per l’inseminazione artificiale». I risultati d’una tale visione fanno ormai parte della storia: Auschwitz, Birkenau, Buchenwald, Treblinka, Gulag, ecc.
 
E, per arrivare più vicino a noi, Terri Schiavo, giustiziata da una Corte federale USA perché inadatta a vivere...  Già, proprio quando molti avevano proclamato la morte del comunismo, dopo aver proclamato quella del nazismo, ecco che questo terribile aspetto delle ideologie totalitarie del secolo XX si fa nuovamente vivo in pratiche quali la fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la clonazione, l’eutanasia, l’uso delle cellule staminali embrionarie, l’aborto e via dicendo.  Il fantasma di Darwin, Hitler e Stalin si aggira nell’agenda della sinistra laicista.  Queste sono, cari lettori, alcuni panorami che si aprono davanti ai nostri occhi sulla scia delle dottrine darwiniane. A questo punto si pone naturalmente la domanda: i cristiani siamo in grado di raccogliere la sfida? Siamo in grado, cioè, di opporre una reazione proporzionata al pericolo, in difesa non solo delle radici cristiane dell’Occidente, ma dell’essenza stessa della nostra civiltà? O faremo eternamente i cristiani sdolcinati? 


L’opinionista del Sunday Times, Cosmo Landesman, a proposito del film The Passione di Mel Gibson, scrive che «fin dai tempi di Voltaire, noi laicisti abbiamo preso in giro la religione e insultato la fede dei credenti. Siamo talmente abituati a cristiani sdolcinati che quando si presenta sulla scena un uomo dalla fede robusta e vigorosa come Mel Gibson ci mettiamo a parlare in tono solenne di antisemitismo, del pericolo della destra cristiana e della rivoltante religiosità di George Bush. Siamo onesti: quando si tratta di Passion, il problema non è l’antisemitismo, sono i cristiani e le loro certezze che non possiamo sopportare».

 
Caratteristici i commenti di Richard Dawkins durante un programma alla BBC. Dopo aver chiamato i cristiani di “talebani” e “fascisti”, il noto biologo inglese ha sentenziato: «chi non crede in Darwin è ignorante, stupido e insano». Secondo Dawkins, Darwin è sacro perché «creò la possibilità di adottare un punto di vista ateo con piena soddisfazione intellettuale», mentre le dottrine del cristianesimo sarebbero «ripugnanti e sadomasochiste».
 
 Il libro di Meotti mette il dito nella piaga quando afferma che «lo scontro sull’evoluzionismo è solo un esempio della ben più profonda guerra culturale» che dilania l’Occidente. E cita il noto opinionista conservatore britannico Roger Scrutton, secondo cui la polemica intorno all’evoluzionismo ha a che fare con il lungo conflitto fra la coscienza cristiana e la cultura della sinistra.

(RC n. 18 - Ottobre 2006)