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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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"Chiedete e vi sarà dato"

La preghiera è un necessità vitale per i cristiani di ogni tempo, fondata sulla testimonianza diretta di Gesù Cristo. Cosa ci insegnano al riguardo la Scrittura e la dottrina cattolica?

di Jorge Medina Estévez

Niente vale quanto la preghiera

La preghiera non è un ornamento accidentale della vita cristiana: ma ne è un elemento necessario sia per le comunità sia per ognuna delle singole persone che vi appartengono. Ci dice il Catechismo: «Pregare è una necessità vitale. La prova contraria non è meno convincente: se non ci lasciamo guidare dallo Spirito, ricadiamo sotto la schiavitù del peccato. Come può lo Spirito Santo essere la “nostra vita”, se il nostro cuore è lontano da lui? “Niente vale quanto la preghiera; essa rende possibile ciò che è impossibile, facile ciò che è difficile. È impossibile che cada in peccato l’uomo che prega” (san Giovanni Crisostomo)» (Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) 2744).

«Pregate senza intermissione [incessantemente]. In ogni cosa rendete grazie, perché questo è ciò che Dio vuole da tutti voi in Cristo Gesù. Non estinguete lo Spirito...» (1 Ts. 5, 17-19).  «Pregate in ogni tempo; con ogni forma di orazione e di supplica, per mezzo dello Spirito. Anzi, vegliate per questo con assidua perseveranza e pregate per tutti i santi» (Ef. 6, 18). 
«Intrattenetevi fra voi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando di tutto cuore al Signore. Rendete di continuo grazie di ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo» (Ef. 5, 19 s).

La preghiera fa parte, dunque, del “programma” del discepolo di Cristo. Un “piano di vita” cristiano non può assolutamente prescindere da tempi di preghiera. Sant’Ippolito, nel suo aureo libricino La Tradizione Apostolica, ci informa che i cristiani di Roma pregavano, verso la fine del secolo secondo o l’inizio del terzo, ben sette volte al giorno, e una di queste volte era la mezzanotte. E parla dei cristiani, del popolo di Dio, non del clero.  San Giovanni Crisostomo ci dice che «è possibile, anche al mercato o durante una passeggiata solitaria, fare una frequente e fervorosa preghiera. E possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comprate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate» (CCC 2743).


Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui

Ora, l’umiltà è il fondamento della preghiera, è la disposizione necessaria per ricevere il dono della preghiera (CCC 2559).  «…Cristo viene ad incontrare ogni essere umano; egli ci cerca per primo ed è lui che ci chiede da bere. Gesù ha sete; la sua domanda sale dalle profondità di Dio che ci desidera. Che lo sappiamo o no, la preghiera è l’incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui» (CCC 2560).  È chiaro che non può pregare l’orgoglioso, l’uomo soddisfatto di se stesso, l’autosufficiente, colui che non vuol riconoscersi come «un mendicante di Dio» (sant’Agostino). Si capisce così che è la condizione di creatura ciò che sta alla base della preghiera: chi sa di essere creatura sa che è uscito dal nulla per un disegno gratuito di Dio e che Iddio lo avvolge col suo potere e col suo amore, senza che possiamo mai uscire dalla sua orbita: «In Lui, infatti, noi viviamo, ci muoviamo e siamo» (At. 17, 28).  Perciò la preghiera non dev’essere considerata soltanto come un comandamento esterno, imposto da fuori, ma come una necessità che sgorga dal “cuore” dell’uomo. Poiché l’uomo porta in sé l’immagine di Dio, conserva, anche senza saperlo, il desiderio di colui che l’ha chiamato all’esistenza e alla beatitudine.  Iddio che ha fatto l’uomo a sua somiglianza gli ha dato allo stesso tempo il desiderio di avere fame di lui, e poi lui stesso chiama incessantemente ogni persona al misterioso incontro della preghiera: il passo d’amore del Dio fedele viene sempre per primo nella preghiera; il passo dell’uomo è sempre una risposta al dono dell’essere, ricevuto da Dio, e al dono di Dio che si è rivelato a lui nel suo Figlio Gesù Cristo.

 Gesù: esempio perfetto per chi prega

Nelle nostre riflessioni rivolgiamo, come da dovere, il nostro sguardo a Gesù, perché lui è cammino, verità, vita, maestro, pontefice della Nuova Alleanza, esempio per tutti coloro che vogliono essere i suoi discepoli. «Cercare di comprendere la sua preghiera, attraverso ciò che i suoi testimoni ci dicono di essa nel Vangelo, è avvicinarsi al Santo Signore Gesù come al Roveto ardente: dapprima contemplarlo mentre prega, poi ascoltare come ci insegna a pregare, infine conoscere come egli esaudisce la nostra preghiera» (CCC 2598). Innanzitutto, Gesù prega. Qualcuno può domandarsi il perché della preghiera di Gesù. Possiamo dire che egli prega perché è veramente uomo, e la preghiera è una dimensione umana. Possiamo dire anche che prega perché è volontariamente nato nella religione d’Israele, nella quale la preghiera occupava un posto rilevante. E, infine, possiamo dire che pregò per lasciarci un esempio ed un insegnamento.

Maria formò il Signore alla preghiera

Gesù uomo, come imparò a pregare? Come tutti i ragazzi di Nazaret: alla sinagoga; dopo, recitando i salmi durante i pellegrinaggi a Gerusalemme e partecipando alla liturgia del Tempio. Leggendo il Magnificat si vede che la Madonna aveva una familiarità con la preghiera ebraica, dobbiamo dunque supporre che la Madonna ebbe un ruolo importante nella formazione di Gesù alla preghiera. Nella casa di Nazaret si recitavano le “benedizioni” abituali, e Gesù ne fece uso nella moltiplicazione dei pani. Già a dodici anni Gesù parla di Dio come di «suo Padre» (Lc. 2, 49), e possiamo pensare che così pregava nell’intimità del suo cuore. Il Vangelo ci mostra Gesù che prega prima dei momenti decisivi della sua missione, prima del suo battesimo (Lc. 3, 21), della Trasfigurazione (Lc. 9, 28) e prima della sua Passione (Mt. 26, 36-44). Prega anche prima dei momenti decisivi che danno inizio alla missione dei dodici: prima di sceglierli e di chiamarli (Lc. 6, 12), e prima della caduta dell’Apostolo (Lc. 22, 32).


Gesù ammaestrò i discepoli alla preghiera

«Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e, quando ebbe finito, uno dei discepoli gli disse: “Signore insegnaci a pregare”» (Lc. 11, 1). Fu l’esempio di Gesù che svegliò tra i suoi discepoli il desiderio della preghiera. Quanto alle circostanze scelte da Gesù per pregare, il Vangelo ci dice che si ritirava spesso in disparte, nella solitudine, sulla montagna, generalmente di notte (Mc. 1, 35; 6, 46; Lc. 5, 16) (cf. CCC 2602). A parte la preghiera di Gesù nel momento del suo ingresso nel mondo che appare nella Lettera agli Ebrei (10, 5-8), si trovano nel N.T. altre preghiere di Gesù. La prima viene riportata così: «In quel tempo Gesù prese a dire ancora: Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre eccetto il Figlio e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo» (Mt. 11, 25-27). Ecco una preghiera di lode al Padre per il suo disegno di salvezza, e anche la rivelazione del mistero del rapporto unico tra il Padre e il Figlio. La seconda precede la risurrezione di Lazzaro: «Gesù allora alzò gli occhi al cielo e disse: Padre, ti ringrazio di avermi esaudito. Sapevo bene che mi esaudisci sempre; ma l’ho detto per il popolo che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato» (Gv. 11, 41 s). Il fondo di questa preghiera è la rivelazione di Dio come suo Padre, e di se stesso come inviato dal Padre.

Le preghiere di Gesù nella sua Passione

La terza, e la più lunga, è la “preghiera sacerdotale” di Gesù (Gv. 17). Questa preghiera è come la ricapitolazione dell’opera di Gesù e si estende al futuro della missione della Chiesa. Questa preghiera ci insegna, dall’interno, il senso profondo delle domande del Padre Nostro: gli stessi sentimenti che Gesù ci insegna ad avere nella preghiera, sono i suoi sentimenti verso il Padre e verso gli uomini. Sappiamo che Gesù pregò per Pietro (Lc. 22, 32), i Vangeli ci hanno conservato la sua dolorosa preghiera nell’orto (Mt. 26, 36-44), e le tre brevissime sulla croce: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc. 23, 34); «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc. 15, 34), e «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc. 23, 46).  La Lettera agli Ebrei si riferisce a queste preghiere di Gesù dicendo: «Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte, e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb. 5, 7-9). Qui c’è un cenno sull’identificazione dell’orante con la volontà di Dio, e sul modo in cui Dio, nell’esaudire la preghiera, esaudisce la domanda attraverso vie ammirevoli, e diverse da quanto umanamente ci si potrebbe immaginare.

La preghiera è il respiro dell’anima

Nel discorso della montagna, Gesù dà parecchie istruzioni sulla preghiera. Innanzitutto, la necessità di riconciliazione (cf. Mt. 5, 23 sgg). Altrimenti non si potrebbe dire: “Padre Nostro”, perché non ci riconosciamo come fratelli. «E quando pregate, non fate come gli ipocriti, i quali hanno piacere di pregare in piedi nelle sinagoghe, per essere veduti. Tu... entra nella tua camera... e prega il Padre tuo che è nel segreto... E non moltiplicate vane parole, poiché il Padre vostro sa di che cosa avete bisogno, prima che glielo chiediate» (Mt. 6, 5-8). «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate e vi sarà aperto... Se dunque voi, cattivi come siete, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il vostro Padre che è nei cieli concederà cose buone a coloro che gliele chiedono!» (Mt. 7, 7-11). Gesù ci parla della necessità della fede, ma di una fede disposta ad entrare concretamente nel disegno di Dio (Mt. 7, 21).

Ci parla di vegliare nella preghiera, per non entrare in tentazione (Mt. 26, 41), ci parla dell’insistenza nella preghiera (Lc. 11, 5-13; 18, 1-8). Quando Gesù promette alla Chiesa il dono dello Spirito, lo chiama “il Paraclito”, cioè colui che è e sarà accanto a noi nelle difficoltà. Dunque nella preghiera, per aiutarci a mantenere la stessa direzione del cuore che fu quella del cuore di Gesù. È stato detto che la preghiera è come il respiro dell’anima. Segno dunque, e condizione di vita. Il Signore ci conceda per il nostro bene e quello della Chiesa, di essere uomini di preghiera, e servitori della preghiera.

(RC n. 18 - Ottobre 2006)