Tutto l’accaduto ha del parossistico. Louise Veronica Ciccone, detta in arte “Madonna”, canta nel mese di agosto all’Olimpico di Roma davanti a 70.000 persone. Nell’abbondante pubblicità cartacea dello show si vede l’attrice – già nota per avere dichiarato in occasione di un tour anteriore che odiava la Chiesa Cattolica – mentre turlupina la Coronazione di Spine.
Non sazia, nello show stesso si fa crocifiggere su una gigantesca croce illuminata dagli spot light e dichiara di seguito che “il Papa è tra i cattivi della terra”. La sua ossessione è quella di offendere nella città di Roma, che in un’altra occasione si era trovata dinanzi la mobilitazione dei cattolici, coordinati dal Centro Culturale Lepanto: la Pepsi Cola dovette ritirare il patrocinio e la pop star decise di non mettere piede nell’Urbe. Ad agosto, quindi, la “vendetta” della attrice.
All’offesa, si aggiunge la beffa
Ma questa volta all’offesa si è aggiunta la beffa. Due giorni dopo la cantante americana appare su un mega-cartellone nel Duomo di Milano. L’arciprete dichiara che, vista la coincidenza col concerto romano, c’è stata ovviamente una distrazione. Anche se esiste, chiarisce, un comitato per esaminare accuratamente la pubblicità da esibire.
Forse i suoi membri avevano dimenticato anteriori apparizioni della cosiddetta “material girl” con le croci rovesciate, i suoi inni contro la vera e unica Madonna, le sue dichiarazioni a Vanity Fair di odio alla Chiesa.
Meno male che, secondo il Corriere della Sera, ai «milanesi è sembrato un affronto e si è scatenata subito la protesta: “non la vogliamo lì”». Meno male. Perché occorre non dimenticare che a Roma ha campeggiato per ben una settimana un mega-cartellone sulla facciata di una chiesa di Corso Vittorio Emanuele che pubblicizzava Il Codice da Vinci, finché l’intervento del Vicariato ha messo fine all’affronto-beffa.
La necessaria reazione
Vedremo quale sarà la reazione dei cattolici quando arriverà nelle sale italiane il film del giapponese Omori Il sussurrare degli Dei, presentato il 10 agosto al Festival di Locarno. Sì, perché si ritiene evidentemente aperto ancora il conto che dà diritto ad avvilire il Cattolicesimo in ogni modo.
Si tratta, secondo il critico cinematografico del Corriere della Sera, di «un film choc contro i cattolici», anche per il fatto che al sacerdote protagonista «gli prende la psicosi dell’Immacolata Concezione, vorrebbe stuprare la suora cuoca, oltre a giacere con una vergine novizia».
Insomma, «Almodóvar sembra pio e devoto» nei confronti di quest’opera «che ha una voglia matta di equiparare depravazione e religione».
Ce ne scusiamo con i lettori, ma a volte dobbiamo riferire le cose come sono, perché in questa materia la misura è colma e molto dipende dell’atteggiamento dei cattolici, che certo mai sarà quello violento degli islamici, ma che potrà almeno far pensare due volte ai patrocinatori commerciali.
Per esempio, con una efficace campagna di boicottaggio dei loro prodotti. Anche perché, ormai è assodato, non è sempre vero che lasciar stare sia la cosa migliore “per non far pubblicità”. Il libro sul Codice da Vinci “docet”. Proprio per la protesta, quando dal libro si passò al film, ci fu sì curiosità, ma i danni furono di molto contenuti.