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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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E' uscito il numero 71 di Gennaio

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Un cuore pulsante della cristiannità medievale

Al centro - non solo architettonico ma anche spirituale - del complesso monastico di Farfa, sorge la quattrocentesca chiesa abbaziale consacrata alla Vergine

di Daniele Civisca

La Basilica deve la sua forma attuale all’abate commendatario Giovanbattista Orsini che all’inizio del Quattrocento, constatato lo stato di grave degrado in cui si trovava la vecchia Basilica, decise di costruire una nuova chiesa abbaziale. L’impresa non fu facile e si protrasse per circa settanta anni ma alla fine, nel 1496, la nuova chiesa venne consacrata.

Resti carolingi

La Basilica conservò al suo interno tracce degli stili architettonici delle passate costruzioni. Tra questi, alcune testimonianze di architettura carolingia, uniche in Italia, cui si possono distinguere nella base dell’unico campanile giunto sino a noi nel muro perimetrale alla sua base.
Anche nel corso dei lavori di ristrutturazione all’interno della Basilica è emerso un pavimento carolingio della chiesa medievale risalente al IX secolo. La scoperta portò a privilegiare la ricerca di altre preesistenze medievali con la conseguente demolizione dell’altare barocco e della sistemazione seicentesca del presbiterio mentre al posto dell’altare venne realizzato il baldacchino utilizzando le colonne superstiti così come lo si può vedere oggi.

L’interno della Basilica

L'interno della Basilica, sistemato a tre navate divise da due filari di eleganti colonne ioniche, con il coro pronunciato secondo le esigenze benedettine, fu completato solamente tra il XVI e il XVII secolo, con la costruzione delle cappelle delle navate laterali e del nuovo reliquiario.
Le pareti della navata centrale sono interamente dipinte. Su vari livelli si incontrano le figure di Papi benedettini e dei Dottori della Chiesa all’interno di una serie di decorazioni del tipo a finto marmo, mentre alzando gli occhi si può ammirare il soffitto a cassettoni del 1494 dove campeggia lo stemma degli Orsini.

Nelle cappelle di destra si trovano una Crocifissione e una Madonna con Bambino e due Angeli detta Madonna di Farfa, oggetto di grande venerazione soprattutto nel basso Medioevo, ricoperta nel XIX secolo da una lamina d’ottone sbalzata che lascia oggi visibili solo i volti.
Nelle tre cappelle della navata di sinistra si trovano invece lavori di Orazio Gentileschi e i suoi allievi. Loro sono infatti le tre tele raffiguranti Sant’Orsola, una Madonna col bambino, e la Crocifissione di S. Pietro, nonché gli affreschi che arredano l’interno delle cappelle e che raffigurano episodi di storia sacra.

Anche il transetto, in cui è visibile, in parte, il pavimento originario della metà del IX secolo, contiene interessanti opere d’arte. Nella cappella di sinistra si stagliano le severe immagini dei fondatori dell’abbazia, San Tommaso di Morienna e San Lorenzo Siro, mentre sul soffitto risaltano le poco consuete, per un luogo sacro, “Grottesche”, che, come gli affreschi del coro, sono attribuiti ai fratelli Zuccari in stretto rapporto di committenza con uno degli abati commendatari del XVI secolo, il cardinale Alessandro Farnese.
Sulla porta d’ingresso, di grande effetto è l’opera, di notevoli dimensioni per un dipinto realizzato con la tecnica dell’olio su muro, rappresentante il Giudizio Universale, terminato nel 1561 dal pittore fiammingo Henrik van der Broek.

La Torre e la Biblioteca

Nel complesso abbaziale, al di là della Basilica, sono da visitare anche la cripta a forma semianulare datata VII-VIII secolo, nell’atrio della quale vi è un bellissimo sarcofago romano con scena di battaglia fra romani e barbari, e la torre campanaria, alla base della quale è possibile notare, anche se deperiti, interessantissimi affreschi di scuola romana della metà dell’XI secolo, rappresentanti Storie bibliche e l’Ascensione.
Prima di abbandonare questo luogo benedettino non si può non visitare l’antica biblioteca e il suo prestigioso Scriptorium. La prima nel periodo di massimo splendore (fine sec. XI) fu una delle biblioteche più ricche d’Europa; il secondo ebbe la capacità di creare una scrittura che assunse caratteristiche proprie distinguendosi da tutte le altre minuscole del tempo, la Minuscola Romana nello Scriptorium Pharfense divenne la Romanesca Farfense.

Interessanti sono anche il Chiostrino longobardo e il Chiostro grande risalente alla seconda metà del XVII secolo, dove sono raccolte sculture ed epigrafi romane. Dal chiostro è possibile raggiungere l’attuale biblioteca dotata di oltre 45.000 volumi, dove si trovano alcuni pregevoli codici a ribadire ancora oggi quella che storicamente, attraverso i secoli, è sempre stata la vera e più profonda vocazione dell’Abbazia, quella cioè di coniugare una forte spiritualità con una intensa opera di creazione, conservazione e diffusione della cultura e della fede.

(RC n. 33 - Aprile 2008)