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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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Il riscaldamento in città: come difendersi dalle "bolle"



di Mario Masi


Il tema del riscaldamento globale e delle presunte prossime catastrofi collegate monopolizza attualmente la discussione scientifica e l’attenzione dei media. Esiste un fenomeno però che non viene affrontato adeguatamente pur essendo altrettanto importante: quello del clima delle città in cui viviamo.
Ne parliamo con Teodoro Georgiadis, primo ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche all’Istituto di Biometeorologia di Bologna e docente di Fisica dell’Atmosfera all’Università di Sassari.

Dottor Georgiadis, il microclima delle città in cui abitiamo merita una maggiore attenzione?
Effettivamente, dati alla mano, chi vive in città rappresenta oltre la metà della popolazione mondiale e quindi bisognerà prestare più attenzione alle cosiddette “isole di calore” urbane che al cambiamento climatico globale.
Se il riscaldamento globale ha comportato un aumento delle temperature medie di  0.5-0.6 °C in un secolo, nello stesso periodo l’effetto delle grandi realtà urbane è stato in molti casi superiore. Per fare un esempio, la città di Milano in 158 anni ha manifestato un aumento complessivo della temperatura massima dell’aria al suolo di 2.5°C.

Cosa si intende per “isola di calore”?
Questo termine viene utilizzato per indicare la differenza della temperatura esistente fra le città e le aree circostanti non urbanizzate. La variazione della temperature può variare dall’ 1°C e i 7°C e una efficace pianificazione scientifica può arginare fenomeni come l’ondata di calore del 2003 che causò oltre 35.000 morti nella sola Europa occidentale e 4.175 decessi in più rispetto all’anno precedente in Italia.

Cos’è  che più influenza la temperatura delle nostre città?
La superficie urbana generalmente assorbe più energia solare rispetto alle aree rurali. Inoltre, la città stessa è fonte di produzione di energia, per via delle attività umane.
Sono diversi i fattori che determinano la temperatura delle città. Fra questi ci sono le strade ed i materiali con cui sono state fatte. Il colore del materiale stesso influenza la temperatura irradiata. Per esempio il calcestruzzo chiaro ha una emissione termica minore rispetto a quello scuro; l’asfalto, che ricopre la maggior parte dei manti stradali, ha dimostrato avere invece una temperatura superficiale di molto maggiore rispetto al calcestruzzo.
Un altro esempio di pavimentazione che possiamo trovare nelle città storiche, come Ferrara o Alghero, è il ciottolato. Questo è composto da sassi di fiume arrotondati immersi in un letto di sabbia sotto il quale, spesso, sono alloggiati le tubazioni per le fogne e l’acqua. Questo sistema, limitando il defluire dell’acqua piovana e favorendone invece l’infiltrazione e l’evaporazione, consente alla temperatura di stabilizzarsi a valori medi omogenei a quelli dell’ambiente circostante.

Che ruolo hanno le piante?
La vegetazione ha la capacità di utilizzare notevoli quote dell’energia solare disponibile per traspirare acqua e permette quindi un continuo rifornimento di questo elemento vitale dal suolo.
Inoltre, attraverso la fotosintesi, le piante prelevano carbonio dall’atmosfera circostante, contribuendo positivamente a bilanciare questo elemento così importante nell’effetto-serra. La chioma di un albero in una città trattiene una quantità di anidride carbonica stimabile tra 4,5 e 11 Kg all’anno.
È auspicabile quindi che le città difendano ed estendino le proprie aree verdi?
Certamente, l’ombreggiamento offerto dagli alberi porta benefici rilevanti sia sulla riduzione della domanda di condizionamento estivo degli edifici, sia sul miglioramento della qualità dell’aria urbana. Non a caso già gli antichi romani avevano piantato fila di alberi sulle vie più importanti di comunicazione (la via Romea, la via Appia, la via Emilia).
Nelle ville più prestigiose inoltre le chiome di tigli, platani e altre specie ad alto fusto e chiome imponenti avevano, un tempo come ora, anche il ruolo importante di diminuire il riverbero, abbassare la temperatura e impedire ai raggi solari di raggiungere la pavimentazione, rendendo il microclima favorevole anche per il passeggio.

(RC n. 21 - Gennaio 2007)