È appena arrivato in libreria il nuovo libro di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, Le bugie degli ambientalisti 2 (Piemme, pp. 206 pagine, € 12,90).
Si tratta del secondo volume di una serie, “Le bugie degli ambientalisti” che sta destando scalpore. Nel libro, gli autori forniscono dati, numeri, notizie che smascherano i falsi allarmismi dei “profeti di sventura” verdi.
I concetti: sviluppo sostenibile, impronta ecologica, bomba demografica, esaurimento delle risorse, natura meglio dell’uomo, sviluppo e inquinamento, vengono spiegati nella loro giusta accezione. I due autori in particolare rivelano come l’ideologia ambientalista sia viziata da una concezione antropologica nichilista che indica l’uomo come cancro del pianeta e indica la natura come la dea Gaia da adorare.
Incuriositi dall’originalità di questo libro, abbiamo intervistato uno degli autori, Antonio Gaspari, che da circa cinque anni dirige il Master in Scienze Ambientali dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
Dottor Gaspari, quali sono le bugie degli ambientalisti?
Innumerevoli. Pensi che il Rapporto sullo Stato del Pianeta del World Watch Institute non ha mai azzeccato una previsione, e ringraziamo il Signore, perché si trattava di previsioni tutte catastrofiche.
Vi faccio qualche esempio: per decenni hanno detto che la crescita della popolazione era più minacciosa della bomba atomica. Hanno previsto che saremo stati 8 miliardi nel 2000. Non era vero nulla, e il problema oggi è che abbiamo le culle vuote.
Hanno detto che le foreste stanno scomparendo, ma tutti i rapporti nazionali e le più recenti rilevazioni satellitari mostrano che le foreste stanno crescendo.
Hanno detto che i mari si sarebbero innalzati, e che l’Adriatico sarebbe arrivato fino a Mantova, ma il Mediterraneo sta calando.
Hanno detto che le specie stanno scomparendo ma sono molte quelle che si scoprono ogni giorno e molte di quelle che si consideravano estinte sono state ritrovate.
Hanno detto che l’energia nucleare era l’apocalisse, ma il nostro Paese vive con l’energia nucleare prodotta in Francia e l’ENEL ha acquistato impianti nucleari in Slovacchia.
Hanno detto che la desertificazione sta avanzando, ma negli ultimi 18 anni il deserto sta arretrando.
Hanno detto che solo gli ambientalisti sanno gestire i Parchi, ma la Corte dei Conti ha condannato Pratesi e Tassi per la gestione dissennata del parco Nazionale d’Abruzzo.
Insomma, i verdi ci hanno raccontato e continuano a propagandarci un sacco di bugie. Si oppongono ad ogni opera che l’uomo voglia costruire, e l’unica attività che sono riusciti a mettere in piedi è “l’industria delle paure”.
Non è solo un problema di bugie, ma di parametro culturale e ideologico che ha stravolto la concezione dell’uomo nel suo rapporto con Dio e con il Creato.
Non può però negare che esistano problemi di inquinamento…
Certo, ma non si risolvono questi problemi cancellando Dio, demolendo l’uomo e divinizzando la natura. Al contrario è proprio responsabilizzando e valorizzando l’umanità nel rispetto del creato come dono di Dio che noi possiamo trovare le soluzioni ai problemi ambientali. L’uomo non è il cancro del pianeta e può essere medicina.
Anche la Chiesa Cattolica sembra preoccupata della crisi ambientale….
Secondo la Dottrina Sociale della Chiesa è la crisi morale all’origine della crisi ambientale. Abbiamo impiegano millenni per sconfiggere la mortalità infantile. Le moderne tecniche mediche sono in grado di far vivere bambini che nascono prematuri con sole 24 settimane di gestazione e che pesano meno di un chilogrammo, nello stesso tempo però ogni anno si praticano nel mondo più di 45 milioni di aborti.
Ha detto a questo proposito Giovanni Paolo II: «Esaminando la situazione dell’umanità, è forse eccessivo parlare di crisi della civiltà? Scorgiamo grandi progressi tecnologici, ma questi non sempre sono accompagnati da un grande progresso spirituale e morale».
E il cardinale Joseph Ratzinger, ora pontefice Benedetto XVI, ha scritto: «L’inquinamento dell’ambiente, rispecchia ed è una conseguenza dell’inquinamento interiore, a cui troppo poco badiamo. Io penso che questo sia il difetto degli ecologisti: combattono con comprensibile e giustificata passione contro l’inquinamento dell’ambiente, mente continuano a considerare addirittura come uno dei diritti dell’uomo il suo autoinquinamento spirituale».
Che rapporto c’è tra la cultura ambientalista dominante e la concezione di “ecologia umana” indicata dal magistero della Chiesa Cattolica?
Il tentativo della cultura ambientalista dominante è quello di capovolgere il mandato di Dio indicato dalla Genesi: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla Terra» (Gn. 1,28).
L’uomo, posto da Dio nel giardino dell’Eden “perché lo coltivasse e lo custodisse”, è stato considerato da una certa cultura ecologista il peggiore dei nemici. Per un cristiano l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Per una certa cultura ambientalista è “cancro del pianeta”.
Per un cristiano la crescita demografica è una benedizione del Signore, per gli ambientalisti è una disgrazia, la causa di tutti i mali.
In merito allo sviluppo economico scientifico e tecnologico, il Pontefice Benedetto XVI ricevendo il 6 novembre gli scienziati della Pontificia Accademia delle Scienze, ha chiesto di «evitare le previsioni inutilmente allarmanti quando queste non sono sostenute da dati sufficienti o vanno oltre le capacità effettive di previsione della scienza» ed ha ribadito che «il cristianesimo non presuppone un conflitto inevitabile tra la fede soprannaturale e il progresso scientifico. Il punto di partenza stesso della rivelazione biblica è l’affermazione che Dio ha creato gli esseri umani, dotati di ragione, e li ha posti al di sopra di tutte le creature della terra. In questo modo l’uomo è diventato colui che amministra la creazione e l’“aiutante” di Dio (…) In effetti, potremmo dire che il lavoro di prevedere, controllare e governare la natura, che la scienza oggi rende più attuabile rispetto al passato, è di per se stesso parte del piano del Creatore».
Dal punto di vista spirituale è quindi evidente che noi cristiani abbiamo una visione teocentrica che tende alla verticalità, dove il creato ci è stato messo a disposizione del Signore per curarlo, svilupparlo e governarlo.
Mentre il movimento ambientalista ha sposato una visione orizzontale che tende verso il basso, con la tendenza a divinizzare la fauna e la flora.
Il Dio in cui noi cristiani crediamo è buono, e ama alla follia l’umanità, mentre il movimento ambientalista parla di Gaia, una Dea pagana ostile e vendicativa che si ritorce contro l’uomo per ogni sua azione.