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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Le indulgenze: un tesoro a portata di tutti

Tempo di quaresima, tempo di penitenza, e perciò, anche tempo di indulgenza. Ne abbiamo parlato con mons. Jean-Marie Gervais, da ben 16 anni officiale della Penitenzieria Apostolica, dicastero della Santa Sede che si occupa dell’argomento.

di Juan Miguel Montes

ons. Gervais, ci può raccontare qualcosa della storia della Penitenzieria Apostolica, questo dicastero che funziona all’interno dello stupendo Palazzo della Cancelleria?
La Penitenzieria Apostolica è il più antico dicastero della Santa Sede attualmente esistente. Le sue origini risalgono alla fine del secolo XII, quando i pellegrinaggi ad limina apostolorum stavano diventando sempre più imponenti.
A capo della Penitenzieria Apostolica sta il Cardinale Penitenziere Maggiore, che assomma in sé tutte le facoltà del dicastero; ma egli non può esercitarle senza aver sentito prima i suoi collaboratori, radunati in “Segnatura” o in “Congresso”. Essi sono sei Prelati (il reggente, il teologo, che dalla sua istituzione è stato sempre un padre gesuita, il canonista e altri tre consiglieri), assistiti da un congruo numero di officiali, che svolgono il quotidiano lavoro di segreteria.
I Prelati, convocati dal Cardinale Penitenziere Maggiore, costituiscono il suo Consiglio, detto “Segnatura della Penitenzieria Apostolica”. Mentre per esaminare le pratiche “ordinarie” si riunisce il “Congresso” quotidiano, presieduto dal reggente, o dal prelato che lo sostituisce, composto dagli officiali presenti.
Dalle origini il Penitenziere Maggiore è stato assistito dai penitenzieri minores, presenti nelle basiliche papali e divisi in cinque collegi apostolici (due a San Pietro, francescani ed altri; uno di francescani conventuali a San Giovanni; uno di domenicani a Santa Maria Maggiore e uno di benedettini a San Paolo).
Il Penitenze Maggiore, contrariamente ad altri capi dicastero, non vede cessare le sue funzioni alla morte del Papa. Attualmente il Penitenziere Maggiore è il cardinale James Francis Stafford.  

E di cosa si occupa la Penitenzieria?
La competenza del Tribunale, pur limitata al solo foro interno, è vastissima: assoluzione, dispense, commutazioni, sanzioni, condoni ed altre grazie, soluzione di casi di coscienza. I casi che non presentano particolari difficoltà vengono risolti entro 24 ore, gli altri vengono trattati in Segnatura.
Anche le censure riservate alla Santa Sede vengono trattate da questo tribunale, nell’ambito della sua competenza, cioè il foro interno. Quando il delitto è pubblico, è competente la Congregazione per la Dottrina della Fede. I casi sono elencati nel Codice di Diritto Canonico: le profanazioni eucaristiche, le violazioni del sigillo sacramentale, ecc.
Dopo la scomparsa dell’antica Congregazione delle Indulgenze e Sacre Reliquie, la sezione Indulgenze, fu definitivamente aggregata alla Sacra Penitenzieria dal Sommo Pontefice Benedetto XV, il 25 marzo 1917. Da allora la Penitenzieria è anche il dicastero della Curia Romana competente per la concessione e l’uso delle indulgenze, le quali, recita il Catechismo della Chiesa Cattolica, «sono strettamente legate agli effetti del Sacramento della Penitenza».
A seguito della costituzione apostolica Indulgentiarum doctrina (1 gennaio 1967), che ha profondamente rinnovato le prassi indulgenziale senza modificarne la dottrina tradizionale, la Penitenzieria, nella sua quotidiana attività in materia di indulgenze – in perfetta sintonia con quella svolta nel foro interno – intende anzitutto stimolare i fedeli al fervore della carità, quindi alla degna recezione dei sacramenti e alle opere di misericordia e penitenza.

Cosa sono e a cosa servono le indulgenze che la Chiesa offre?
La confessione sacramentale cancella il peccato (la colpa), ma in sé non cancella la pena temporale ad esso legata da espiare quaggiù o nel Purgatorio. Con l’indulgenza, il Papa ed i vescovi nelle proprie diocesi – in virtù della promessa di Gesù Cristo di rimettere nel Cielo tutto quanto loro rimetteranno nella terra, cioè, l’uso del cosiddetto potere delle chiavi – possono attingere al tesoro spirituale della Chiesa costituito dalle espiazioni e meriti di Cristo, nonché delle preghiere e buone opere della beata Vergine e di tutti i santi, e per via della reversibilità dei meriti nella comunione dei santi, possono liberare parzialmente o completamente dalla pena temporale.
Di questi meriti di Cristo, di Maria Santissima e di quelle persone che hanno lasciato, secondo l’espressione di Paolo VI, un “sovrappiù di amore, di sofferenza sopportata, di purezza e di verità, che coinvolge e sostiene gli altri”, dispone il Santo Padre, l’unico che può concedere l’indulgenza plenaria. Con due eccezioni: i vescovi diocesani possono impartire la solenne benedizione papale tre volte l’anno e qualsiasi sacerdote può impartire la benedizione apostolica a un fedele in punto di morte. Questi due tipi di benedizioni, papale e apostolica in punto di morte, servono a conseguire l’indulgenza plenaria. I vescovi nelle rispettive diocesi, possono concedere indulgenze parziali, ad esempio preghiere e esercizi devozionali di uso locale.
Come ha definito Papa Montini «l’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati». Le indulgenze vengono acquistate dal fedele in beneficio proprio ma possono anche essere applicate ai defunti a modo di suffragio. Nessuno può applicare l’indulgenza a un altro vivente, perché il vivente acquista l’indulgenza a modo di assoluzione.

Quando e come si ottengono queste indulgenze?
Si possono ottenere indulgenze plenarie nelle benedizioni che dà il Papa urbi et orbi dalla Loggia di San Pietro a Natale e a Pasqua. Queste occasioni vengono prima annunciate solennemente ai fedeli. A partire di Pio XII i fedeli possono lucrare questa indulgenza seguendo la benedizione papale alla radio. Più tardi si è esteso il privilegio alla televisione. Ma anche i vescovi in diverse solennità possono concedere l’indulgenza plenaria con la benedizione papale.
  Altre occasioni di lucrare l’indulgenza plenaria sono: recitare in onore della Madonna il Rosario in chiesa o oratorio, o fuori quando lo si recita in famiglia o comunità; fare la Via Crucis davanti alle stazioni canonicamente erette; sostare in preghiera davanti al Santissimo Sacramento almeno una mezz’ora; o leggere con devozione almeno una mezz’ora della Sacra Scrittura.
  Ma sempre e comunque bisogna adempiere alle condizioni per lucrare l’indulgenza plenaria. Queste condizioni sono tre: la Confessione sacramentale, la Comunione Eucaristica, e la terza condizione consiste nel pregare un Pater e un Ave Maria per le intenzioni del Sommo Pontefice.
  Siccome la Chiesa non intende di concedere più di una indulgenza plenaria al giorno, le opere alle quali sono legate l’indulgenza plenaria, recita del Rosario, visita eucaristica, ecc., servono per guadagnare una volta l’indulgenza plenaria e le altre volte indulgenze parziali, ma se si praticano con fervore della carità possono divenire indulgenze quasi plenarie.
 
Si parla anche di un’altra condizione per lucrare l’indulgenza plenaria: il completo distacco ad ogni peccato anche veniale. Sembra una condizione difficile…
Non è una vera condizione, è un presupposto, cioè, bisogna essere veramente penitente (vere pœnitens) , non avere l’affetto neppure ai peccati veniali, anche se poi si cade. Venuto meno questo requisito, la persona non ottiene l’indulgenza in modo plenario ma soltanto in modo parziale. Più l’attaccamento è forte più l’indulgenza sarà parziale.
In senso contrario, qualcuno che compie opere legate a indulgenze parziali ma con vero distacco dal peccato, con fervore della carità, si avvicinerà molto di più al conseguimento di una indulgenza plenaria che di una parziale. Dipende molto dalla disposizione del cuore.
Non possiamo dire: sono indifferente alle indulgenze. No. Le indulgenze sono un’occasione per purificarmi! Per ciò è stato aggiunto nell’ultima edizione del Manuale delle Indulgenze l’invito ai fedeli a testimoniare nella vita quotidiana la fede cristiana davanti agli altri con opere di misericordia e penitenza, per la gloria di Dio e l’edificazione della Chiesa.
Tutto quello che in Italia va sotto i nomi di “fioretti”, se il fedele li compie con l’intenzione seppur generale di ottenere indulgenze, serve per ottenere indulgenze parziali, così come serve l’offrire il dolore della malattia o il sacrificio del lavoro quotidiano. Le indulgenze parziali non hanno poi il requisito delle tre condizioni sopra menzionate delle indulgenze plenarie, cioè la Confessione, la Comunione e la preghiera per le intenzioni del Papa. Va da sé che è necessario lo stato di Grazia.

Un panorama molto vasto questo delle indulgenze. Eppure se ne parla poco a livello accademico o giornalistico.
È una cosa della quale poco si parla nel mondo accademico, ma che alla gente piace. I Papi più recenti e l’attuale Pontefice hanno esteso la possibilità di lucrare l’indulgenza plenaria anche partecipando ai grandi eventi, che a differenza da quanto presentano i media non sono spettacoli ma occasioni religiose. Per esempio, sotto Benedetto XVI si è potuto ottenere l’indulgenza nella Giornata della Gioventù di Colonia o in quella delle Famiglie a Valenza e nella recente Giornata del Malato.
  Questa possibilità di acquistare le indulgenze fu un tanto dimenticata negli ultime decenni del secolo scorso, ma adesso c’è un rinnovamento dell’interesse, soprattutto grazie ai giubilei del 1983 e 2000. Il carattere penitenziale dei giubilei esiste ancora ma è meno accentuato, perché il pellegrinaggio è più facile nelle condizioni della vita attuale. Si insiste invece sull’adempimento delle condizioni per ottenere le indulgenze.
L’indulgenza plenaria è l’aspetto centrale del Giubileo, diversamente da quello che viene a volte comunicato dai media. Pio XII definì il Giubileo “anno del grande perdono e del grande ritorno” e Giovanni Paolo II, nell’Anno Santo del 1983, definì le indulgenze “il dono totale della misericordia di Dio”.

 

(RC n. 23 - Aprile 2007)