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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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Distruggendo le radici cristiane della nostra civiltą si prepara una societą infernale



di Roberto de Mattei

La battaglia sul “matrimonio omosessuale”, ribattezzato PACS in Francia e DICO in Italia, costituisce a livello europeo una sfida alla famiglia e alla Chiesa da parte di forze e gruppi di pressione che si propongono di cancellare l’identità cristiana della nostra civiltà. È stato lo stesso Benedetto XVI a denunciare, nel suo discorso del 25 novembre 2006, l’esistenza di una «multiforme azione tesa a scardinare le radici cristiane della civiltà occidentale».
Questo progetto di scristianizzazione viene da lontano ed ha un suo passaggio necessario nell’eliminazione della famiglia, che non è una costruzione storica o sociologica, ma un’istituzione necessaria della società, come lo Stato e la proprietà privata. Le utopie rivoluzionarie di tutte le epoche e di tutti i colori hanno sempre mirato a distruggere la famiglia, proprio perché essa conserva e propaga una concezione naturale e organica delle relazioni umane e sociali.
In Italia, come nella maggior pare dei Paesi d’Occidente, il punto di partenza della dissoluzione della famiglia è stato l’approvazione del divorzio. Negando l’indissolubilità del vincolo matrimoniale, il divorzio ha minato alla radice la stabilità della famiglia, ma non ne ha negato di principio l’istituzione. La famiglia naturale, pur radicalmente ferita, è rimasta, per oltre trent’anni, la struttura portante della società italiana.
Il “matrimonio omosessuale”, o il sigillo giuridico comunque posto al legame tra due individui dello stesso sesso, scalza invece alla base le fondamenta della vita sociale e avvia un processo di destrutturazione dalle devastanti conseguenze.
Al di là di ogni finzione e ipocrisia, l’intento è chiaro: la famiglia naturale, composta da un uomo e da una donna, deve essere rimossa dal piedistallo su cui la pone la stessa costituzione italiana, per essere equiparata a forme diverse di “convivenza affettiva”, a cominciare da quella omosessuale.
L’equiparazione della “famiglia omosessuale” a quella naturale è il nucleo dei DICO, come quello dei PACS. Il fatto che non si parli esplicitamente di “matrimonio” o di “adozione di bambini” da parte delle coppie omosessuali, è secondario. Il punto è che, se questa legge dovesse passare, l’unione tra persone dello stesso sesso troverà un riconoscimento ufficiale da parte dello Stato.
L’obiettivo della legge non è quello di garantire i diritti dei singoli, ma quelli di due individui dello stesso sesso, uniti da un legame innaturale. La coppia omosessuale non crea la famiglia, ma la distrugge, per la sua costitutiva chiusura ad ogni forma di vita, biologica, morale e spirituale.
 Nella storia dell’Occidente, l’omosessualità è stata considerata sempre un vizio, spesso un reato. Mai è stata istituzionalizzata, come oggi accade in Europa e si vorrebbe accadesse in Italia. Di fronte a queste «spinte disgregatrici» (Angelus del 31 dicembre 2006) il Papa, che è la suprema voce religiosa e morale, non avrebbe potuto tacere.
Fin dall’inizio del suo Pontificato, Benedetto XVI ha stigmatizzato, come espressione di una «libertà anarchica» lo «pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso» (Discorso del 6 giugno 2005 al Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma), Nel discorso sul Diritto naturale, tenuto all’Università Lateranense il 12 febbraio, il Pontefice ha affermato che non si possono «trasformare in diritti» quelli che sono «interessi privati o che stridono con la legge naturale». Benedetto XVI ha ricordato che «la famiglia ha la sua stabilità per l’ordinamento divino. Il bene sia dei coniugi che della società non dipende dall’arbitrio. Nessuna legge può sovvertire la norma del Creatore senza rendere precario il futuro della società con leggi in netto contrasto con il diritto naturale». Il Papa ha quindi ribadito che non si possono ignorare «norme inderogabili e cogenti che non dipendono dalla volontà del legislatore o dal consenso degli Stati, ma precedono la legge umana e per questo non ammettono deroghe da parte di nessuno».
Le parole del Papa e dei vescovi italiani sono state denunciate dagli esponenti laicisti come una pesante interferenza del Vaticano. Il giurista Stefano Rodotà ha addirittura parlato dell’apertura di «un conflitto dichiarato con il Governo della Repubblica, il Parlamento e la nostra carta costituzionale» (La Repubblica, 13 febbraio), dimenticando che la missione della Chiesa consiste proprio nell’esercitare il suo Magistero in tema di fede e di morale. La Chiesa è stata fondata per annunciare agli uomini il loro destino ultimo soprannaturale, che si compie cominciando a rispettare i dieci comandamenti, ossia la legge naturale impressa nel cuore di ogni uomo. Se la Chiesa tacesse, tradirebbe la sua missione, che è quella di annunciare la via della Salvezza a tutte le genti.
Si dice che il disegno di legge presentato dal governo Prodi al Parlamento italiano è molto più moderato delle leggi di altre nazioni, come la Spagna e l’Inghilterra. Se ciò è vero, ha come unica ragione proprio il fatto che in Italia si è manifestata, grazie ai cattolici, una reazione più vigorosa che in altri Paesi. Per questo è necessario che tutti coloro che hanno a cuore le sorti della famiglia, credenti o no, aumentino il loro impegno.
La battaglia in corso è decisiva, perché rinvia a due opposte concezioni del mondo. C’è una verità del matrimonio e della famiglia, perché c’è una “verità delle cose” fondata su di una legge naturale e divina. Chi nega questa verità, e con essa l’esistenza di principi morali oggettivi e di leggi di natura valide per tutti gli uomini, non si fermerà di fronte a nessuna conseguenza, perché una volta divelto ogni paletto, è possibile varcare qualsiasi frontiera. Il paradiso non è di questa terra, ma se queste teorie aberranti dovessero prevalere, una società infernale è alle porte. (RC n. 23 - Aprile 2007)