Lo scorso 22 marzo, in occasione della tradizionale veglia pasquale celebrata nella Basilica di San Pietro, a Roma, il giornalista e scrittore Magdi Allam, nato in Egitto e musulmano non praticante, ha ricevuto dalle mani di Benedetto XVI, assieme ad altre sei persone, provenienti da diversi Paesi, i sacramenti del Battesimo, della Eucaristia e della Cresima, assumendo il nuovo nome di “Cristiano”. Il battesimo di Magdi Cristiano Allam ha riempito di gioia il mondo cattolico, soprattutto alla sua base, ma ha suscitato anche, per la intrinseca forza del suo messaggio, forti, o talvolta velate, critiche, provenienti anche da ambienti cattolici.
Le accuse rivolte a Magdi Allam si riducono sostanzialmente a due: la prima è quella di aver voluto dare eccessiva pubblicità a un evento che avrebbe dovuto rimanere interiore e privato. La seconda è quella di aver accompagnato il Battesimo con una valutazione negativa della religione islamica, rischiando di pregiudicare il dialogo con i musulmani.
Osserviamo innanzitutto che le critiche coinvolgono, prima ancora che il neo-convertito, colui che gli ha impartito il Battesimo, Benedetto XVI, sostanzialmente accusato di aver compiuto un gesto inopportuno.
In realtà, il Papa ha pienamente adempiuto al mandato di Cristo: «Andate e insegnate a tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo» (Mt. 28, 19). Questa è infatti la missione della Chiesa: salvare le anime, infondendo loro la vita della Grazia.
Il Battesimo è il primo dei Sacramenti grazie a cui l’uomo viene liberato dal peccato, originale e personale. Esso non è un atto simbolico ma un segno efficace; non simboleggia una rigenerazione spirituale, ma la realizza, imprimendo il carattere, ossia un segno spirituale indelebile, e facendo del battezzato un membro della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo.
«Per me – ha scritto Magdi Cristiano Allam ricevendo questo Sacramento – è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile” (Corriere della Sera, 23 marzo 2008). Il rifiuto, in toto, dell’Islam non è che una conseguenza di questa piena e convinta adesione di Magdi Cristiano Allam alla vita della Chiesa.
«Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del “diverso”, condannato acriticamente quale “nemico”, primeggiano sull’amore e il rispetto del “prossimo” che è sempre e comunque “persona”; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione”.
Sul Corriere della Sera, Claudio Magris, ed altri intellettuali cattolici, che subiscono l’influenza della teoria dei “cristiani anonimi” di Karl Rahner, rimproverano la pubblicità data al Battesimo e la “foga” del neoconvertito.
È sorprendente che ai cattolici catacombalisti debba rispondere un laico come Giuliano Ferrara. «Un pregiudizio secolarista – ha scritto Ferrara – vuole che la conversione, come la fede, debba restare un fatto privato, che in questo si esprima la sua sincerità. Ma è falso. I laici veri conoscono la storia della spiritualità umana e sanno che l’interiorità può essere solo il primo nucleo di una conversione o addirittura il suo esito finale quando il vaglio pubblico di un nuovo modo di vedere il mondo, approdi alla certezza di fede che la creatura umana appartiene alla terra che abita e al cielo che non conosce». (Il Foglio, 25 marzo).
Il Battesimo, che è l’ingresso ufficiale nella comunità cristiana, è sempre stato un rito anche sociale, proprio per il nuovo rapporto che instaura non solo con Dio, ma con la Chiesa-istituzione. Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica del 21 Febbraio 2001, dedicata al 1700 anniversario del popolo armeno, sottolinea la dimensione ecclesiale del Battesimo: l’incorporazione a Cristo, comporta anche l’incorporazione alla Chiesa, che non è una società invisibile, ma è un’istituzione visibile. «Questa incorporazione alla Chiesa – aggiunge il Papa – acquista una visibilità particolare nella storia di alcuni popoli, per i quali la conversione è stata un fatto comunitario, legato ad avvenimenti o circostanze particolari. Ciò accade quando si parla di Battesimo di un popolo».
Giovanni Paolo II si riferisce al battesimo del popolo armeno. Ma, più recentemente, nella visita fatta lo scorso 28 dicembre in Laterano, il Presidente francese Nicolas Sarkozy ha ricordato come «con il battesimo di Clodoveo la Francia è diventata Figlia maggiore della Chiesa (…) È un fatto. Facendo di Clodoveo il primo sovrano cristiano, quell’evento ha avuto conseguenze importanti sul destino della Francia e sulla cristianizzazione dell’Europa».
Non si tratta evidentemente di paragonare Magdi Allam a Clodoveo, ma di comprendere la proiezione anche storica e sociale che può avere un atto religioso profondamente interiore quale è il Battesimo.
Magdi Allam è un giornalista e uno scrittore, ovvero un uomo che si rivolge all’opinione pubblica, e come tale aveva non il diritto, ma il dovere di rendere pubblica la sua conversione. Egli ha ora il dovere di mettere i suoi talenti intellettuali al servizio della Chiesa.
Pochi come lui conoscono l’Islam in Europa; non solo perché egli è nato nell’Islam, ma perché ha speso tutto se stesso fino a rischiare la vita, nel tentativo di spiegare all’Europa che cosa è l’Islam. Egli ha il diritto e il dovere di mostrare l’incompatibilità tra il Cristianesimo e l’Islam e di dimostrare, come egli scrive, che «la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale» (Corriere della Sera, cit.).
Sant’Agostino, uno dei più grandi convertiti della storia cristiana, definito da Benedetto XVI «modello di ogni essere umano in cerca di Dio», dopo la sua conversione non cercò di trovare punti di contatto con i manichei, a cui aveva aderito, ma svelò tutte le insidie di questa eresia.
San Francesco d’Assisi, a sua volta, recandosi nel 1219 presso il sultano Melek-el-Kamel – come racconta san Bonaventura – «predicò al Sultano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo. Con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: “Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire”» (Lc. 21,15).
È questo l’augurio che, Radici Cristiane rivolge a Magdi Cristiano Allam, agli albori della sua nuova vita spirituale.
(RC n. 34 - Maggio 2008)