Il 2 febbraio è stata presentata a Parigi la “Sintesi per i politici” del Rapporto sui Cambiamenti climatici preparato dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Un “abstract” di 21 pagine di cui solo 12 di testo di un rapporto completo di tre volumi e 1.600 pagine di analisi scientifiche che sarà presentato a Maggio.
Si è trattato di una comunicazione tecnica e neanche tanto interessante, ma sono bastate queste poche pagine per scatenare i più incredibili scenari apocalittici: un mondo surriscaldato, con ghiacciai che si sciolgono, orsi polari che si estinguono, deserti che avanzano, mari che travolgono le città costiere e cicloni che si moltiplicano.
In seguito a questa “Sintesi per i politici”, nel Web ci sono almeno decine di migliaia di siti, articoli e commenti che parlano di una imminente “catastrofe climatica”.
Zichichi denuncia le sciocchezze dei catastrofisti
Ma è proprio vero che le attività umane stanno surriscaldando il Pianeta al punto tale da mandarlo arrosto? E siamo certi che un lieve aumento delle temperatura media causerà un disastro per l’umanità e per l’ambiente? E la comunità scientifica cosa dice in proposito?
L’assoluta negatività della sintesi preparata dall’IPCC che getta ombre sul futuro del pianeta e dell’umanità, l’insufficiente e parziale argomentazione scientifica e soprattutto la mancanza di indicazioni per soluzioni praticabili ed efficaci, ha suscitato la reazione critica di non pochi scienziati nel mondo.
Il noto scienziato italiano Antonino Zichichi ha detto il 31 gennaio al Giornale di Sicilia «Che l’uomo sta distruggendo tutto è una grande sciocchezza», ed ha spiegato come «il motore metereologico per il 90% non ha niente a che fare con l’uomo», perciò «chi parla e allarma non fa scienza, fa chiacchiere».
Zichichi che lavora al Centro Ricerche Nucleari di Ginevra, ha spiegato che «meno male che c’è l’effetto serra, altrimenti il pianeta avrebbe una temperatura di meno 18 gradi centigradi», ed ha ricordato che la terra «è un satellite del Sole, che negli ultimi 500 milioni di anni ha perso per quattro volte i due poli e li ha riformati. Per quattro volte è stato sotto glaciazione e quattro volte sotto clima torrido, e non c’era l’industria…».
Lo scetticismo di altri scienziati
In merito al presunto aumento dei cicloni tropicali, uno dei maggiori esperti mondiali, Christopher Landsea che il 17 gennaio 2005 si era dimesso dal gruppo di lavoro dell’IPCC denunciando il tentativo di piegare i dati scientifici a interessi ideologici, ha spiegato che «c’è una forte evidenza supportata dai più recenti attendibili studi in materia che qualsiasi impatto futuro del riscaldamento globale sugli uragani sarà molto limitato».
Landsea ha citato gli ultimi risultati del “Geophysical Fluid Dynamics Laboratory” (Knutson e Tuleya, Journal of Climate, 2004) i quali suggeriscono che, intorno al 2080, gli uragani potrebbero avere venti e una piovosità più intensa del 5% rispetto ad oggi. E si considera che anche questo piccolo cambiamento da qui alla fine del XXI secolo può essere un’esagerazione (Micheels, Kneppenberger e Landsea, Journal of Climate, 2005).
«Non capisco – ha concluso lo scienziato – perché i miei colleghi utilizzino i media per avvalorare l’insostenibile tesi che la recente attività degli uragani sia dovuta al riscaldamento globale».
Nella critica all’IPCC Landsea ha un vasto numero di colleghi. C’è una petizione promossa dall’Oregon Institute of Science and Medicine and guidata dall’ex Presidente della National Academy of Sciences statunitense, sottoscritta da circa 17.000 tra docenti universitari, direttori di Facoltà e illustri climatologi, i quali sostengono che «Non ci sono prove scientifiche sufficienti che il rilascio di anidride carbonica, metano o altri gas serra, prodotti dalle attività umane stia causando, o lo farà nel prossimo futuro, un catastrofico riscaldamento dell’atmosfera terrestre e un eventuale cambiamento climatico».
Mancanza di serietà
In merito al lavoro dell’IPCC il professor David Henderson, capo economista all’OCSE (Organizzazione per
Critiche puntuali al lavoro dell’IPCC sono state sollevate da Marcel Leroux, professore di climatologia all’Università J. Moulin e direttore del Laboratoire de Climatologie, Risques, Environnement, di Lyon.
Il professor Leroux ha pubblicato un libro di 500 pagine dal titolo Global Warming: Myth or Reality? The Erring Ways of Climatology (Springer) in cui, dopo aver analizzato il lavoro dell’IPCC negli ultimi 20 anni, afferma che «Il Quarto rapporto dell’IPCC ha sancito la soppressione di tutti i libri di climatologia, sostituendoli con comunicati stampa».
Un altro libro critico contro l’IPCC è stato appena pubblicato dagli scienziati S. Fred Singer e Dennis T. Avery, con il titolo Unstoppable Global Warming: Every 1500 Years (Barnes & Noble).
Necessità dei cambiamenti climatici
Sterling Burnett, titolare degli studi su clima e ambiente al National Center for Policy Analysis di Dallas ha spiegato in una intervista apparsa su
Circa il rischio che gli orsi bianchi si estinguano a causa dello scioglimento del Polo Nord, Sterling Burnett ha affermato che «La popolazione degli orsi bianchi è aumentata negli ultimi anni da
La disomogeneità dei dati climatici
Circa lo scioglimento dei ghiacci ai Poli, a fronte di una riduzione al Polo Nord si riscontra una crescita dei ghiacci antartici al Polo Sud. Alcuni che praticano sport invernali hanno lamentato la poca neve su Appennini e Alpi nei primi mesi invernali, ma ad Aare in Svezia il freddo intenso e le nevicate abbondanti hanno fatto slittare di tre giorni l’inizio dei mondiali di sci.
Complessa e controversa anche la previsione circa l’innalzamento dei mari. Secondo le rivelazioni satellitari per esempio il Mediterraneo non starebbe crescendo, bensì si starebbe abbassando. E mentre Venezia (per ragioni proprie) e Livorno, secondo
Anche il dato sulla desertificazione desta perplessità, perché sia i satelliti della NASA che rivelazioni in loco mostrano non un incremento del deserto del Sahara, bensì una sua ritirata.
Le Monde del 18 gennaio riportava un articolo secondo cui nel Camerun la foresta pluviale starebbe guadagnando terreno sulla savana (Au Cameroun, la forêt équatoriale gagne du terrain sur la savane). E Avvenire di sabato 10 febbraio, in un articolo dal titolo Effetto Serra, in Africa maxi raccolto di grano, riportava un sorprendete annuncio della FAO circa il buon andamento dei raccolti favorito da una maggiore pluvialità.
In Italia, il quotidiano
Insomma, per la difesa dell’ambiente naturale e dell’umanità, servirebbero meno rapporti catastrofici e più attività di ricerca, di investimento infrastrutturale e di lavoro per difendersi dai fenomeni climatici estremi e le condizioni generali del nostro pianeta.
Trasformare la superficie della Terra in un giardino, per meglio accogliere la civilizzazione e migliorare la qualità della vita è l’opera che da migliaia di anni l’umanità sta conducendo. Ed è così che l’ambiente è diventato e diventerà sempre più casa e risorsa.
(RC n. 24 - Maggio 2007)