Che tristezza. Pensavamo che l’ateismo ormai avesse preso le consuete strade commerciali, dopo l’insigne lezione di Dan Brown, che a forza di raccontarci storiche balle malmesse sulla figura di Gesù Cristo ha impinguato furbescamente il suo conto in banca. Invece no, non è finita.
Adesso una nuova luce si è levata per i pigri e tardi di cuore, abbiamo finalmente una parola inoppugnabile e soprattutto seria che ci fa capire come la fede sia una stoltezza tutta umana. Si tratta dell’ultima fatica di un tale Richard Dawkins, autore del libro L’illusione di Dio, uscito poco tempo fa in Gran Bretagna ed ora già diffuso negli Stati Uniti, in cui il luminare della scienza, professore ad Oxford di comunicazione della scienza e biologo evoluzionista, tende a dimostrare scientificamente l’inesistenza di Dio.
Un’intera pagina della Repubblica ha dedicato al professor Dawkins l’attenzione degna e dovuta ad una personalità del suo calibro, la solita, per noi, sirena del momento. Una serie di affermazioni che definire grossolane sarebbe già ricoprirle di una qualche dignità vengono ribadite in materia di fede dal biologo che fa risalire tutto il senso della cultura religiosa al momento evoluzionista dell’uomo.
La religione? Solo la ninna nanna che le madri del paleolitico cominciavano a cantare ai loro piccoli, i quali vi hanno creduto, non svegliandosi più per secoli. Ci pare evidente che l’umanità, costituita per lo più solo da bruti appena un po’ civilizzati, avesse bisogno di questo messia che, tra l’altro, qualche rivista all’estero (cioè, per certi ambienti intellettuali italiani, il nuovo vangelo) ha definito, con Chomsky ed Eco, uno dei più illuminati pensatori del nostro tempo.
Accuse trite e ritrite vecchie di secoli
Dobbiamo davvero essere messi molto male; millenni di cultura, di arte, di pensiero, di tradizioni, di patrimonio intellettuale di livello straordinario spazzati via da un solo uomo che ha capito tutto, mentre tutti gli altri non avevano mai capito niente.
La confusione crassa in materia fideistica operata dall’illustre prof. Dawkins (quello che ha capito tutto) giunge ad allineare islamismo e cristianesimo in un tutt’uno, in cui nessuna differenza ci sarebbe tra la famigliola che va a Messa la domenica ed i kamikaze di Allah dell’11 settembre.
La fede? Solo un modo per campare meglio, più tranquilli; ma non ci viene spiegato perché tanti missionari vanno a morire per Cristo, come (tanto per citare un esempio) i trenta francescani di Sirokj Brijeg nella Bosnia prima fucilati e poi arsi o gettati nella Neretva, ossia l’esatto corrispettivo, è evidente, dei martiri che hanno ammazzato, dopo essersi suicidati, centinaia di persone al World Trade Center, nelle Torri Gemelle.
Piccolo dettaglio trascurabile: c’è una sostanziale, naturale e scientifica differenza tra vittime e carnefici, ma il nostro professore prosegue incurante nel suo delirio ateistico a-storico e, ci addolora sottolinearlo, così poco originale. Mai sentito parlare di sovrastrutture culturali? Pare proprio di no, se il nostro accademico fa passare come nuove delle idee vecchie e sorpassate come quelle che si evincono dalla sua dottissima lezione.
Il Cristianesimo? Un errore di prospettiva, per cui non si può definire un bambino cristiano come non lo si può definire marxista. Ma lo sa che forse c’è una differenza tra la parola fede e quella che si definisce come politica o pensiero politico? Ha idea, il nostro scienziato, dell’abisso intercorrente tra sistemi economici e cultura pedagogica?
I veri fanatici
Ci sconvolge il fatto che il fanatismo religioso venga ancora scambiato per fede, ci sorprende che titoli di riflessione del vecchio caro Voltaire ci vengano riproposti come la novità del secolo.
Ci fa infine sorridere il lodevole tentativo di dimostrare che Dio non esiste, che Dio non c’è, con un’ingenuità che quasi ci commuove: ma se davvero Lui non c’è, perché il nostro professore si affanna tanto a doverlo dimostrare? Forse perché la mente umana è incapace di pensare il nulla?
Un certo Georg Cantor, e ancora prima di lui un tale Pitagora (non citato in nessuna rivista d’oltreoceano come pensatore dell’anno), avevano fatti studi approfonditi sul problema del vuoto e dell’infinito, col risultato di impazzire il primo nell’impossibilità di dimostrare la cosiddetta “ipotesi del continuo” e di scoprire la sequenza dei numeri relativi il secondo.
Ma lei, caro professore, ne siamo certi, sapeva di sicuro anche questo. Ci chiediamo allora perché venga ad intristirci l’anima coi suoi discorsi pseudoscientifici. Vada a visitare qualche bella cattedrale gotica e non s’illuda lei, per favore: il Messia è arrivato da un pezzo.
(RC n. 24 - Maggio 2007)