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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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Guerra alla famiglia: l'eccezione croata

Intervista a Marijo Zivkovic



di Juan Miguel Montes

Quando ancora le tenebre del comunismo avvolgevano l’Europa dell’Est, un valoroso intellettuale cattolico iniziò, pioniere in quei Paesi, a impegnarsi contro la diffusa pratica dell’aborto legale, la quale risale ai tempi di Lenin nei domini comunisti.

A partire dalla sua Croazia, già negli anni ‘70,  la sua coraggiosa attività pro-vita varcò la soglia dei Paesi vicini, toccando massicciamente la Polonia. Nel suo sforzo di creare una nuova mentalità di rispetto alla vita, riuscì a coinvolgere alcune personalità fra le più note del mondo, come Madre Teresa di Calcutta.

La Santa Sede lo invitò, insieme a sua moglie Darka, a far parte del Pontificio Consiglio per la Famiglia per ben due mandati e per nomina pontificia partecipò al Sinodo sulla Famiglia nel 1980. Chiamato da lunga data a parlare nei fori di difesa dell’istituto familiare nelle due sponde dell’Atlantico, Marijo Zivkovic ha rilasciato a Radici Cristiane questa significativa intervista, nella sua qualità di direttore del Centro per la Famiglia di Zagabria.

 

 

Oggi è diventato comune sentire di tutti, dal Papa alle persone semplici, che la famiglia sia l’istituto più a rischio nella società occidentale. Come vede la situazione della famiglia in Croazia attualmente?

Dopo anni di lavoro, grazie agli sforzi educativi della Chiesa Cattolica (il 90% dei croati sono cattolici) e grazie a certi politici che sanno che senza croati non c’è Croazia, vedo uno sviluppo positivo.

All’epoca del comunismo gli aborti in Croazia erano oltre 40.000 all’anno. Nell’anno 2005, l’ultimo dato che ho in mano, erano calati a 4.563! Un altro dato: fino al 1989 il terzo o successivo figlio di una coppia costituiva il 13.9% dei figli. Dal 93 al 2001 questa percentuale era salita a oltre il 20%. Nel solo 1997 fu del 25.9%.

Oggi in Croazia, in netta controtendenza rispetto ad altre nazioni cattoliche europee, su quattro e mezzo milioni di abitanti, ci sono 95.000 famiglie che hanno tre o più figli e almeno uno di questi è minore di 15 anni.

 

Quindi, lei è ottimista nei riguardi del suo Paese

Dobbiamo essere vigilanti. Ci sono forte pressioni per far cambiare la Croazia in un senso negativo. L’Istituto per la Società Aperta, riccamente finanziato dall’omonima fondazione di New York facente capo al finanziere George Soros e alcuni importanti media croati cercano di capovolgere questa influenza del cattolicesimo, specialmente nel campo di ciò che viene chiamato “diritti sessuali, riproduttivi e sanitari”. Accusano apertamente la Chiesa croata di esercitare un ruolo troppo decisivo presso la gente e, ovviamente, loro vogliono sostituirsi ad essa nella capacità d’influenzare la gente.

Noi cerchiamo invece di far capire che quanto la Chiesa insegna sulle relazioni interpersonali è applicabile per chiunque, anche per i non cattolici. L’arcivescovo di Zagabria insieme ai capi della Chiesa serbo-ortodossa, degli evangelici, dei battisti, dei pentecostali e persino degli islamici, hanno firmato una dichiarazione di rispetto alla vita umana come dono divino, condannando l’aborto, le pillole abortive e la fecondazione artificiale. Non possono più dire dunque che solo la Chiesa Cattolica è contraria a certe pratiche.  

 

Sappiamo che il “Centro per la Famiglia”, da lei fondato e diretto, ha avuto un grande ruolo nel creare una nuova cultura della vita

È vero. Profittando di una certa libertà che mi veniva concessa dal governo dell’allora Jugoslavia ho visitato mia sorella in America nel 1973. Lì ho visto un film contro l’aborto prodotto da un sacerdote e sono riuscito a portarne nel mio Paese un paio di copie, dove l’abbiamo doppiato e proiettato in molte parrocchie. Poi ho potuto fare lo stesso, molto prima della caduta del Muro, in Bosnia, in Ungheria e persino in Polonia.

Col passare degli anni il nostro Centro ha diffuso milioni di pubblicazioni sull’argomento e abbiamo distribuito anche milioni di oggetti religiosi come stampe dei Cuori di Gesù e di Maria e Rosari, sempre abbinando queste iniziative devozionali ad un esplicito invito all’impegno per permettere che ogni bimbo concepito possa nascere.

 

E che altri progetti svolge il Centro per la Famiglia?

Noi cerchiamo di educare i giovani e anche le coppie ad una vera cultura della vita, parlando un linguaggio che sia facilmente accessibile a tutti. Lungo il tempo credo di essere giunto a un’analisi semplice ed efficace sull’argomento della paternità e della maternità, sui rapporti prematrimoniali, ecc., basati su concetti alla portata di chiunque, come onestà, generosità, amore serio e maturo.

Per esempio, spieghiamo ai giovani che la genitorialità è la massima espressione creativa della persona umana. Tutti possono accettare che un bimbo possiede ricchezze maggiori di quelle depositate nelle banche di tutto il pianeta e che i genitori sono più autori di questo prodigio che Michelangelo non lo sia della Pietà. Egli ha dovuto recarsi nelle cave per trovare il marmo, mentre i genitori procreano da piccoli elementi del proprio corpo.

D’altra parte, senza un vero amore genitoriale – un concetto chiave perché è il fondamento indispensabile per ogni condotta sessuale positiva – il figlio non si svilupperà bene mentalmente né fisicamente, né sarà felice, ne raggiungerà una personalità matura. Ma, a sua volta, per crescere bene i bimbi, si richiede sia nell’uomo che nella donna, il coltivare certe virtù quali generosità, carità, capacità di rallegrarsi davanti al successo dell’altro, ecc. La capacità di sviluppare l’amore genitoriale è più importante per l’umanità che qualsiasi quoziente d’intelligenza alto, qualsiasi abilità tecnica, artistica o scientifica.

 

Oltre alle coppie fidanzate o già sposate, parlate anche ai più giovani?

Ai ragazzi in età di eventuali rapporti prematrimoniali, bisogna spiegare che sempre esiste una possibilità anche minima di concepire e, da quel momento, si apre tutto un universo di responsabilità. Esporsi alla possibilità di essere genitore senza essere in grado di garantire un amore genitoriale vero e permanente alla creatura è un oggettivo danno sociale e personale.

La mia esperienza è che c’è un buon numero di loro che sono disposti a fare le necessarie rinunce vivendo prima e dopo il matrimonio una vita serena e gioiosa, praticando la castità propria ad ogni stato.

 

Questo lo può dire ai giovani cattolici che, immagino, abbondano in Croazia?

Questo lo dico a tutti, anche ai non credenti, perché sostengo che quanto in materia insegna la Chiesa Cattolica è conforme all’ordinamento naturale e vale per tutti. È una ricetta da seguire per la soddisfacente riuscita personale di tutti.

I cattolici poi devono essere consapevoli che Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, s’identifica con ogni essere umano, un giovane, una giovane, un essere umano non ancora nato, è che qualsiasi cosa facciamo a uno di essi è come se la facessimo a Lui stesso, dovendo aspettarci di essere premiati o castigati di conseguenza. 

 

Lei ha fatto conoscere capillarmente in Croazia il messaggio di Fatima. Che vincoli vede fra questo messaggio della Madonna all’umanità, messaggio che quest’anno compie 90 anni, e la sua attività in favore della vita nascitura?

A Fatima la Madonna è venuta ad ammonirci sui gravi peccati compiuti dalle generazioni di allora e da quelle successive, ed a chiederci preghiera, penitenza, conversione dei cuori. In Croazia e in tante altre nazioni, penso che uno dei peccati più gravi sia quello compiuto contro i bambini nel grembo materno, qualcosa che ci domanda una netta conversione.

Maria ha portato Gesù nel suo grembo nove mesi. Gli occhi, i capelli, il volto di Cristo sono stati determinati nel concepimento. A tre settimane da esso, il Sacro Cuore di Gesù ha incominciato a battere, a sei settimane si muovevano le sue manine e i suoi piedini. Ci rendiamo conto cosa significhi eliminare una vita nel grembo materno, e ciò non solo per una decisione irresponsabile dei genitori ma in forza a una legge di Stato?

Penso che parte importante della conversione che ci chiede la Madonna a Fatima consista in farci amare, non eliminare, i bimbi non nati. In farci capire che le pillole anticoncezionali a base di ormoni possono infliggere non solo la morte a un essere umano concepito ma la grave malattia dell’infertilità alle donne. 

La conversione dei cuori dovrebbe includere anche l’apertura alle nuove generazioni, le uniche che potranno prendersi cura degli anziani, dei malati, dei deboli; in contrasto con la mentalità che ci fa ritenere queste categorie un fardello da cui disfarsi, anche mediante l’eutanasia.

E Fatima ci ricorda anche le punizioni divine alle quali possiamo andare incontro per via del mantenimento o peggioramento di certe situazioni ingiuste.

 

(RC n. 24 - Maggio 2007)