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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Il "cambiamento" degli USA: meno libertą economica e politica, massima libertą morale



di Roberto de Mattei

Quale sarà nei prossimi anni il ruolo degli Stati Uniti sulla scena internazionale?


È questa la domanda che sorge spontanea dopo i risultati elettorali del 4 novembre, che hanno visto la netta prevalenza del candidato democratico Barak Obama sul rivale repubblicano John McCain.
La risposta a questa domanda non può prescindere da una seria analisi della situazione economica internazionale, dopo che, proprio a partire dagli Stati Uniti, è esplosa la prima grave crisi finanziaria del XXI secolo.


La cosiddetta “era Bush” ha coinciso con il lungo periodo trascorso da Alan Greenspane alla testa della Federal Riserve (FED), la banca centrale degli Stati Uniti di cui per ben diciotto anni è stato governatore (1988-2006).


Esiste una analogia tra la dottrina economica di Greenspan, teorizzata nel suo volume L’era della turbolenza e la dottrina militare di Donald Rumsfeld, il Segretario statunitense alla Difesa a cui Bush affidò la campagna militare in Iraq. Sia Greenspane che Rumsfeld (uno dei fondatori del Project for a New American Century) sono convinti che l’epoca in cui viviamo è un’era di caos e di turbolenza e che il successo, politico, economico o militare, non vada cercato attraverso un’accurata programmazione degli obiettivi e un’altrettanto ferrea imposizione di regole, ma piuttosto attraverso il flessibile adattamento agli eventi, nella convinzione che l’imprevisto abbia nella storia una funzione autoregolatrice.


La concezione strategica di Rumsfeld, fondata sul concetto dello “shock and awe” (colpisci e sbigottisci) e sulla sofisticata utilizzazione delle tecnologie elettroniche e informatiche, si è rivelata perdente in Iraq. Greenspan ha conosciuto un successo più duraturo, ma anche il suo modello economico si è rivelato inadeguato ad affrontare la crisi. Ciò nasce dalla dottrina filosofica che è a monte delle dottrine in questione.


L’universo, fin dalla sua creazione, è un cosmo ordinato. Il caos, come il moto, rifugge alla natura umana, perché l’uomo e la società hanno bisogno di regole, chiare e ferme, a cui uniformare la propria condotta.


Chi fissa, però, le regole? Un tempo era lo Stato.


Oggi gli anarchici di sinistra e di destra negano allo Stato la facoltà di porre regole e limiti, attribuendo alla libertà dell’uno o alle forze spontanee della natura, la capacità di stabilire l’equilibrio sociale.


Rimane una questione di fondo. Quale sarà la posizione di Obama e degli USA nei confronti del Cristianesimo e della Chiesa?


Un criterio di previsione possibile, anche se certamente non l’unico, è il riferimento ai “valori non negoziabili” a cui tanto spesso Benedetto XVI si è richiamato. Il Papa ha dato a questi principi e valori un contenuto, specificando che essi sono in primo luogo la vita, la famiglia e la libertà di educazione. Non c’è dubbio che il presidente Bush, all’interno degli USA e sul piano internazionale, abbia offerto una certa tutela a questi diritti.


Altrettanto certa è l’insensibilità di Obama agli stessi valori. Il rischio è che Obama segua, con minore aggressività ma con maggior impatto sulla scena internazionale, la via tracciata da Zapatero.

(RC n. 40 - Dicembre 2008)