Quali sono le sue impressioni di giovane parroco appena giunto nella parrocchia di Borovica?
Quando sono arrivato la prima volta a Borovica pensavo di essermi perso invece dopo qualche giorno ho scoperto un grande tesoro. Ho sentito subito che questa comunità aveva una forte fede, e che nonostante le grandi difficoltà portava dentro di sé una grande gioia. E questa gioia sono riusciti a donarmela ogni giorno.
Come ha trovato la parrocchia al suo arrivo? È stata conservata la fede nonostante le grandi difficoltà e le grandi sofferenze?
Questa comunità, prima della guerra, era gioiosa e viveva con forza la propria fede. E nonostante siano diventati profughi, si siano rifugiati in diversi luoghi, non hanno perso la loro forza e il loro credo. Sono tornati nelle loro case, omai ridotte in cenere, con la fede ancor più rafforzata.
Con il loro esempio sono stati testimoni e maestri di fede con la loro vita vissuta.
Qual è il suo giudizio sulla situazione del cattolicesimo in Bosnia-Erzegovina?
Tante volte i cattolici si sono sentiti molto soli qui. La guerra ha condotto a una triste realtà, dove si sono create delle isole di puro cattolicesimo. Prima della guerra il cattolicesimo esisteva in tutte le città e non c’erano isole. Ora è difficile e raro viverlo dove siamo minoranza.
In particolare è difficile che qualche rappresentante possa alzare la voce per difenderci. Questo lo può fare solamente il nostro cardinale, che rappresenta i cattolici della Bosnia Erzegovina e che porta nel cuore ognuno di noi.
Il cattolicesimo è in minoranza rispetto alla religione musulmana. Qual è la situazione dei cattolici rispetto a questo problema? Esiste una situazione di pericolo o no?
L’anno scorso a Sarajevo è avvenuto un fatto: hanno dato ad un bambino di nome Ivan che frequentava la prima elementare un compito per casa: scrivere su 3 pagine: Allah è il mio Dio!
In alcuni posti non si può appendere una croce, in altri è difficile ottenere un permesso per costruire delle chiese o addirittura come è successo a Borovica non è permesso neppure asfaltare la strada. Eppure nonostante tutto la speranza non muore dentro di noi!
Siamo coscenti che la comunità locale e anche i politici nazionali non si interessano molto della realtà cattolica. Qual è l’atteggiamento della comunità internazionale rispetto a questo problema?
Molte volte si sente chi grida di più. Chi è più bravo a piangere e a farsi notare, ha più successo. E noi siamo in minoranza, la nostra voce non è abbastanza forte per farsi sentire, nessuno si preoccupa perciò dei nostri problemi. Sarebbe più facile per noi se chi stesse in alto ci portasse nel cuore. I nostri rappresentanti sono deboli.
La comunità internazionale sembra non accorgersi di noi e dei nostri problemi.
Si può pensare che i Paesi che hanno sofferto, che vengono da un’esperienza di guerra, di sofferenza come la Bosnia-Erzegovina, possano costituire un esempio per un Occidente che sta sempre più vivendo una profonda crisi al suo interno?
La maggior parte degli abitanti di Borovica ha avuto un contatto con i cattolici dell’Occidente e conoscono il pericolo che si può correre quando si vive in uno spirito di relativismo morale e di profondo edonismo.
Loro non hanno perso né identità né fede e combattono ogni giorno in questa difficile realtà. Questi uomini di Borovica possono dare tutto all’Occidente. Sono come una fonte dalla quale si può essere dissetati. Questa sorgente si arricchisce ogni giorno.
C’e’ un messaggio particolarmente significativo che il Parroco di Borovica può lanciare ai cattolici italiani?
L’Italia è la sede della Chiesa universale e da essa riceviamo tanta ricchezza e luce. Il nostro Paese non può distruggere questa ricchezza perché è un dono di Dio, è il nostro più grande valore, è la cosa che più conta per noi.
Quale è un episodio particolarmente significativo della sua vita o una persona che l’ha colpita?
Mi ha colpito un uomo, Grgo Gancic, che è ha vissuto per tre mesi sotto tortura in una prigione musulmana senza sapere dove fossero i suoi figli. Oggi quell’uomo nonostante tutto ha il coraggio di sorridere e non prova odio per nessuno. È un uomo straordinario, che prega profondamente. Oggi quest’uomo è un mio amico, ed è un punto di riferimento per tutti gli abitanti di Borovica.
Noi italiani come possiamo aiutare Borovica? Quali sono le cose di cui ha più bisogno la vostra parrocchia?
Ogni giorno io parlo con i cittadini di Borovica e chiedo a loro di cosa hanno più bisogno e ognuno di loro mi risponde che vuole vedere la chiesa finita, che non è solo la casa di Dio ma è anche il simbolo dell’amore. E l’amore è sempre più forte dell’odio.
Questo tempio in cima alla montagna è tutto ciò che li rappresenta, è il loro frutto e vogliono avere la possibilità di vederlo crescere ogni giorno.
Quando la chiesa sarà terminata porteranno lì il Bambin Gesù, lo porteranno nella sua casa che è la Chiesa di Borovica.