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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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E' uscito il numero 71 di Gennaio

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Alla scoperta della Bosnia Erzegovina

Radici Cristiane presenta ai suoi lettori un altro dei Paesi d'Europa fra i meno conosciuti, ma ricco di bellezze artistiche e naturali.

di Annamaria Scavo

Giungendo in Bosnia Erzegovina ci si trova di fronte ad un piacevole panorama, con bei paesaggi, fiumi, qualche lago e montagne. Verso i centri abitati, compaiono le prime bandiere sulle case, croate o bosniache e, ogni tanto, i segni della recente guerra: case bombardate, chiese o moschee lacerate, fori di proiettili ovunque.

 

Sarajevo

 

La capitale Sarajevo, è situata al centro dello Stato, vicino alla sorgente del fiume Bosna, divisa in due dal piccolo fiume Miljacka, che ne è un affluente.

È una delle capitali più elevate in Europa, alta attorno ai 500 metri e circondata da sobborghi che arrivano ai 900. Le cime delle montagne che la accerchiano superano i 2000 metri sopra il livello del mare.

 

Fondata nel XIII secolo dagli ungheresi col nome di Bosnavàr, è stata ribattezzata Bosna Saraj dai turchi nel 1461 (saraj era la residenza del governatore ottomano, da cui Sarajevo).

L’antico cuore della città si trova in un’ampia valle che ha una forma naturale di anfiteatro. Città satelliti come Ilidza e Vogosca si sono fuse con Sarajevo, lo scorso secolo, diventandone dei sobborghi.

 

La zona, peraltro, era abitata sin dall’età della pietra. Una città romana, probabilmente “Aquæ Sulphureæ”, sorgeva nell’antichità al posto del sobborgo di Ilidza, mentre nel Medioevo vi era un insieme di villaggi raggruppati attorno ad uno spazio per il mercato e ad una fortezza chiamata Vrhbosna.

 

Sarajevo ha iniziato a prosperare nel XVI secolo quando il suo maggiore costruttore Gazi Husrev Bey ha dato vita a quasi tutto quello che oggi compone la città vecchia: la moschea, un mercato, dei bagni, un ostello ed il proprio castello.

Bruciata e rasa al suolo nel 1699, in seguito ad una incursione condotta dal principe Eugenio di Savoia contro l’Impero Ottomano, Sarajevo ad è stata poi ricostruita ma, nel frattempo, la capitale della Bosnia era stata spostata a Travnik.

 

Nel 1878, quando la Bosnia è stata occupata dall’Impero Austro-ungarico, Sarajevo è stata ricostruita con lo stile dovuto ad una moderna capitale europea. Si sono così fuse parti in stile ottomano, con l’architettura contemporanea occidentale. In città restano anche brillanti esempi del periodo della secessione e dello stile pseudo-moresco.

 

Dopo essere stata teatro dell’evento che scatenò la Prima Guerra Mondiale, l’assassinio, il 28 giugno del 1914, dell’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e di sua moglie e soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, Sarajevo è diventata un importante centro industriale regionale della Jugoslavia e di conseguenza è cresciuta molto rapidamente. I nuovi quartieri costruiti a ovest della città vecchia, sono andati accrescendo l’unicità dell’architettura della città.

Il momento di suo massimo splendore si è avuto agli inizi degli anni ‘80 quando Sarajevo ha ospitato i giochi olimpici invernali. In seguito alla guerra in Jugoslavia, iniziata nell’aprile 1992, la città è stata accerchiata ed assediata dalle forze serbo-bosniache. La guerra, che è durata fino all’ottobre del 1995, ha portato distruzione su larga scala e una fortissima percentuale di emigrazione.

Devastati, fra tanti edificio, dal conflitto la Biblioteca Nazionale ed Universitaria, che era il monumento più rappresentativo dell’architettura pseudo-moresca del XIX secolo, il Museo di Stato della Bosnia-Herzegovina e la Moschea di Gazi Husrev Bey del XVI secolo.

La difficile ricostruzione della città è iniziata a partire dal marzo del 1996.

 

Sarajevo, appare subito una città particolare e affascinante. Dominata dalla cittadella del XV secolo, che si erge su un promontorio roccioso, conserva il quartiere musulmano, accentrato attorno al bazar, con numerosi minareti e moschee, tra cui la bella moschea del Bey, uno dei più significativi monumenti turchi in Europa.

 

Da vedere la piazza principale con la fontana araba, le moschee, dove si respira un clima di grande pace specie la sera, il vecchio cimitero Alifakovac.

Il Museo Nazionale, fondato nel 1884, con le sue collezioni archeologiche e medioevali è uno dei più ricchi della ex Jugoslavia. Molto interessante anche il teatro.

 

Ma il ricordo della guerra continua a parlare attraverso le ferite inflitte. È presente su quasi tutti i muri delle case, nei numerosi cimiteri, in ogni spazio verde della città dove non esistono o quasi alberi perché utilizzati per fare legna durante l’assedio. Colpisce vedere al bazar le numerose botteghe di oggetti in rame con lavori ricavati dai bossoli dell’artiglieria pesante.

 

La cattedrale cattolica, costruita nel 1889 in stile neo-gotico, con elementi del neo-romanico come quella di Nôtre Dame di Digione, a tre navate e un’abside poligonale, è stata completamente ricostruita dopo la guerra 1992-1995. Stessa cosa è avvenuta per la cattedrale ortodossa.

La fortezza, posta a difesa della gola del fiume Miljacka, costruita dai turchi nel secolo XV e più volte rimaneggiata, oggi racchiude un piccolo quartiere musulmano.

 

Assai belle le quattro moschee: Alì Pasna Džamija è un gioiello dell’architettura musulmana del 1561. È preceduta da un portico a quattro colonne coperto da tre piccole cupole. Attorno un cimitero turco con mausoleo. Begova Džamija, costruita nel 1531, è uno dei più bei monumenti turchi della città. Careva Džamija, la moschea imperiale costruita nel 1566 per volere del sultano Solimano il Magnifico sul luogo ove già nel 1460 era stata costruita la prima cappella islamica. Feradija Džamija costruita nel 1562, con base quadrata e minareto poligonale. Le decorazioni all’interno sono del XVIII secolo.

 

È da visitare il famoso “tunnel della salvezza”, vicino all’aeroporto, tutto scavato a mano durante la recente guerra per far entrare cibo e far uscire malati e feriti. Alla fine del 1993 era lungo 800 metri e rappresentava l’unico collegamento con il resto del mondo. Una via di fuga rischiosa, sempre sotto tiro dei carri armati nemici. Era percorsa da carrellini che trasportavano armi e cibo. Oggi ne resta una piccola parte divenuta una specie di museo: foto, divise, attrezzature, bandiere di tutto il mondo con al centro quella della pace.

 

Mostar

Altra città pittoresca e dall’aspetto medievale è Mostar in Herzegovina, per secoli crocevia di varie civiltà, ognuna della quali ha lasciato notevoli tracce. Attorniata da monti, è situata lungo il fiume Neretva. Fondata nel 1440 (allora era una fortezza a cui si giungeva attraverso un ponte sospeso), è cresciuta rapidamente, strappando il ruolo di capitale dell’Erzegovina a Blagaj, assai più antica.

 

Alla fine del XV secolo i turchi avevano costruito il loro primo quartiere lungo il fiume e accanto al ponte (most, da cui il nome della città). Grazie al ponte si svilupparono i trasporti ed i rapporti commerciali, ed i turchi utilizzarono il centro come base per i combattimenti contro i veneziani.

Oggi, purtroppo, si deve constatare come ciò che nemmeno le due guerre mondiali avevano distrutto, sia stato abbattuto dalla feroce guerra del 1992-1995. Gli scontri armati che hanno fatto un numero di vittime elevatissimo e costretto alla fuga 30.000 profughi, hanno devastato un’industria fiorente, le infrastrutture e numerosi monumenti storico culturali, come la nuova chiesa ortodossa del 1873, la Chiesa cattolica dei SS. Pietro e Paolo (1847), numerose moschee e l’antico ponte Stari Most, costruito nel XVI secolo su rovine romane. Celebrato da molti scrittori, eletto a simbolo della città, è stato come se la sua distruzione significasse la grave interruzione di un dialogo, come tutti i dialoghi, di importanza vitale.

 

I turchi lo avevano voluto accanto alla fortezza considerandolo importante da un punto di vista strategico, come in effetti fu. I lavori erano stati commissionati dal Solimano il Magnifico ad un famoso architetto turco Mimar Hajrudin. Il progetto era in un certo senso avveniristico, una sola campata da una riva all’altra. Si impiegarono nove anni per costruirlo in pietra calcarea locale dal colore bianco, secondo una curva policentrica, elegante e leggermente asimmetrica poggiata sulle sponde. Ai lati, due possenti torri bastionate, erette a scopo difensivo in epoca sei-settecentesca.

 

Distrutto nel novembre 1993, è stato sostituito l’anno successivo da un ponte offerto dai britannici e situato ad un chilometro di distanza.

Nel 2001, grazie al patrocinio dell’Unesco ed ai fondi della Banca Mondiale, Stari Most è stato ricostruito fedelmente, recuperando gran parte delle pietre originali dal fondo del fiume e dichiarato Patrimonio dell’Umanità.

 

Dopo dieci anni sono tornati sul ponte anche i famosi “tuffatori”. Tuffarsi dallo Stari Most era considerato una specie di iniziazione all’età adulta, oltre che uno sport dalle sensazioni forti.

L’impressione, tuttavia, è purtroppo quella che ancora nella regione restino vivi i segni di un conflitto non risolto assieme a molte incongruenze del dopoguerra.

 

In città sono da visitare: la Cattedrale, per quanto ricostruita, la moschea Cejvan Cehaja, di forma quadrata, che risale al 1552-1553, come conferma un’iscrizione del portale centrale. Anch’essa, danneggiata dall’ultima guerra e ripristinata.

 

La Chiesa dei SS Pietro e Paolo (del 1847, totalmente distrutta ed ora ricostruita) e il Convento dei Francescani che conserva un’importante collezione di pittori italiani, a partire dal XVI e XVII secolo, fino ai moderni. La biblioteca possiede 50.000 volumi. Tutto questo patrimonio si è fortunatamente salvato, anche se il convento è stato danneggiato.

 

La Casa Turca (Biscevica Kuca), costruita nel 1635 in colori e stile turco, con tappeti e mobili tipici dell’epoca. Ha un ampio luogo di conversazione al piano terra ed un luogo cucina nel cortile.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              
Altre bellezze artistiche e naturali

Non molto distante da Mostar, Mediugorje, meta di numerosi pellegrinaggi internazionali per la venerazione della Madonna e Neum, unico accesso al mare Adriatico dello Stato di Bosnia-Herzegovina. La città, conquistata dai turchi nel 1718, espone lungo la spiaggia alcuni cannoni dell’epoca. È diventata un centro balneare e turistico ben attrezzato.

 

Pocitelj, antica città situata tra Mostar e Dubrovnic, dominata da un’imponente fortezza ottagonale costruita nel 1383 da Re Tvrtko per controllare la strada del mare, oltre la valle del fiume Neretva, verso l’entroterra. La città, uno dei punti più esposti dell’impero ottomano, ebbe un ruolo strategico. L’abitato conserva molti edifici risalenti ai quattro secoli di dominazione turca, in parte danneggiati durante l’ultima guerra.

 

Dal punto di vista naturale, sono da ammirare le Cascate di Kravica, sul fiume Trebizat, alte 26-28 metri, di forma circolare, dovute alla natura tufacea della roccia. Bello anche il Lago Boracko a 397 metri sul livello del mare, ricco di pesce e circondato da boschi in cui si pratica la caccia e da montagne.

Vicino alla città di Čapljina vi è uno splendido Parco Nazionale e riserva, area protetta dal 1954, di circa 7500 ettari di superficie. Accoglie numerose specie d’uccelli in un ambiente ricco di flora. Comprende quattro laghi che si connettono tutti ad un fiume, il Krupa, lungo nove chilometri ed unico in Europa poiché scorre in entrambe le direzioni.

 

Stecći

Si trovano nella Bosnia Herzegovina, un numero incedibile di cippi funerari di epoca medievale, chiamati localmente stecći, che vengono riferiti ad una corrente cristiana eretica praticata nella regione secoli fa, il Bogomilismo.

I bogomili bosniaci sono noti soprattutto sotto il termine di patarins ed erano organizzati in una municipalità specifica chiamata Slavonia. Secondo gli studiosi, i bogomili avevano un approccio non-ortodosso ed eretico al cristianesimo, molto simile ed in molti casi identico alla fede professata dai bogomili in Bulgaria. Infatti ritenevano opera del demonio tutte le cose materiali e predicavano che l’uomo dovesse vivere una vita di puro ascetismo, lontano dalle cose materiali, rinnegando il Vecchio Testamento, i Sacramenti e la struttura gerarchica della Chiesa. La loro eresia avrebbe lasciato forti tracce anche nell’Islam bosniaco.

Circa 6000 delle 50000 lapidi rivenute sono decorate con simboli legati alla terra, alla famiglia, al sole, alla luna, ai guerrieri ed alle danze. Molti di loro sono stati realizzati, con tutta probabilità, nel XIV e XV secolo e sono stati rinvenuti soprattutto in Erzegovina a Radimlja e Boljuni, a Neum e Ljubinje), nella Bosnia meridionale e in Dalmazia.

Per completezza si deve rilevare che oggi vi sono alcuni storici che contestano l’origine bogomila degli stećci. Uno di questi è il professor Dubravko Lovrenovic, eminente esperto di storia medievale e professore presso l’Università di Sarajevo, secondo il quale i moderni medievalisti e storici, ritengono che i cristiani di Bosnia appartenessero ad uno scisma eterodosso, ma che non possano essere collegati con i bogomili e che questi non abbiano nulla a che fare con la Bosnia.

 

 

(RC n. 25 - Giugno 2007)