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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Poggio Bustone: sulle orme di San Francesco

Il 4 ottobre la rievocazione del passaggio del Poverello di Assisi nella Valle Reatina

di Sara Deodati
Poggio Bustone è un comune che si trova in provincia di Rieti e conta circa 2100 abitanti. Adagiato sulle pendici del Monte Rosato, si affaccia in una delle zone più belle della Valle Reatina ed è caratterizzato da un susseguirsi di vie strette, vicoli ripidi e tortuosi, scalinate che diventano sentieri di montagna.

Archi, porte d’ingresso e Chiese, poste così armonicamente da offrire un magnifico effetto scenografico, lo rendono inoltre uno di quei paesi che ancora conserva il fascino di tempi lontani.

Le origini medievali del paese

In effetti, i primi documenti che attestano la sua esistenza risalgono al XII secolo e, della struttura medievale, ritroviamo ancora le due porte che danno accesso al Borgo, quella ad arco gotico detta del “Buongiorno francescano” ad ovest (l’antico ingresso al paese) e quella della Torre ad est, facente parte della Torre pentagonale del Cassero, un castello di cui rimangono oggi soltanto alcuni resti.

Poggio Bustone deve la sua notorietà al passaggio di san Francesco d’Assisi. Il Poverello amò profondamente questi luoghi dove trovò rifugio dalla vanità del mondo, gente semplice e vicina al suo messaggio, una natura dolce e rigogliosa, e fece della Valle Reatina, accanto ad Assisi e la Verna, una delle sue tre patrie. Così questa splendida pianura, circondata da colline e monti, fu d’allora chiamata “Valle Santa” (Radici Cristiane ne ha già parlato nei nn° 0 e 1).

“Buongiorno, buona gente”!

San Francesco visse in queste terre una delle stagioni più intense della sua breve vita. Con certezza sappiamo che giunse nel reatino nel 1223, ma non si possono escludere soggiorni precedenti. Fonti antiche tramandano addirittura il 1209 come prima data di arrivo.

A causa di difficoltà incontrate con gli assisani a procurasi il necessario sostentamento per vivere, il Santo pensò di andare a predicare altrove insieme ai suoi primi sei compagni. Per questo scelse la Valle Reatina prendendo dimora sopra Poggio Bustone, allora soggetta all’abbazia di Farfa, in quello che è conosciuto oggi come il Santuario Francescano del Perdono.
Entrò così nel paese dalla porta a valle con i suoi frati, tra i quali il beato Bernardo da Quintavalle (m. 1246) e Pietro Cattani (m. 1221), rivolgendo al popolo l’amorevole saluto: Buongiorno, buona gente; poi si appartò nella solitudine dei boschi vicini, vivendo in un romitorio (il Sacro Speco) e raccogliendosi in preghiera sui monti sovrastanti. 

San Francesco e la sua missione

Tradizione vuole che San Francesco ebbe in questi luoghi la visione dell'Arcangelo Gabriele annunciante la remissione dei peccati giovanili, confermandogli la sua futura missione apostolica nel mondo e rivelandogli come i suoi frati sarebbero diventati una schiera numerosa.

Qui però fu anche assalito dal demonio, salvandosi da un precipizio aggrappandosi alla roccia e lasciandovi, miracolosamente, l’impronta del suo corpo.
Dopo avere avuto la conferma da parte del Signore della sua missione, decise di inviare i propri compagni, a due a due, per il mondo a predicare la pace e la penitenza (“Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace”). Lasciò la Valle Santa nell’aprile del 1226, a solo sei mesi dalla morte.

L’attuale ricorrenza del 4 ottobre

Il passaggio del Santo viene ancora oggi ricordato a Poggio Bustone soprattutto nella ricorrenza della sua festa liturgica il 4 ottobre. In questa occasione si organizza una caratteristica rievocazione: mentre un “tamburello” passa per le vie del paese intonando una marcetta, il Sindaco rivolge ad ogni capofamiglia l’antico saluto che il Poverello rivolse alla popolazione: Buongiorno, buona gente!

Per assistere a questa singolare tradizione arriva ogni anno a Poggio Bustone sia chi vuole conoscere la profonda spiritualità francescana sia chi, stressato dalla vita quotidiana, cerca il rifugio in un angolo di pace in un luogo sempre ospitale ed accogliente. 

Un itinerario religioso per Poggio Bustone

•    Chiesa di S. Giacomo: contiene una tavoletta del 1300-‘400 raffigurante la Madonna delle Grazie col bambino ed un caratteristico Crocefisso in legno appoggiato su un tronco d’albero;
•    Chiesa di S. Giovanni Battista: vi è all’interno un affresco quattrocentesco di san Francesco che riceve le stimmate e le reliquie di S. Felice Martire (IV secolo);
•    Santuario Francescano del Perdono: sopra il portale d’ingresso della chiesa si trova una lunetta affrescata nel secolo XVI, rappresentante la SS.ma Vergine con due angeli; sulla parete sinistra della chiesa è stato affrescato san Francesco che riceve il perdono dei peccati dall’Arcangelo Gabriele, i sei compagni, e sullo sfondo Poggio Bustone. Sulla destra della Chiesa si trova un Chiostro dove si possono ammirare alcuni episodi della vita di san Francesco racchiusi in quattordici lunette risalenti al 1640;
•    Sacro Speco: ai tempi del Santo vi era solo una grotta, ma già dai primi anni del 1300 vi si costruì una chiesetta che intorno al 1600 fu ingrandita. Dall’interno, si può notare il modo di costruzione ed adornamento appartenenti al XIV secolo; l’altare primitivo, è poggiato su di un cippo in granito avente al centro una croce greca, ed è situato in mezzo all’abside. Ai lati dell’altare si possono ammirare pitture raffiguranti i santi Bonaventura da Bagnoregio, Bernardino da Siena, Antonio da Padova e lo stesso Francesco.




La tradizione gastronomica e culinaria

Un’esperienza piacevole che si può provare arrivando a Poggio Bustone è legata alla sua cucina. Tra i prodotti tipici c’è innanzitutto la Porchetta (maiale cotto allo spiedo) che rappresenta ancora oggi una delle proposte più allettanti dei gastronomi locali: al di là dell’apparente semplicità della proposta, c’è tutta una elaborazione minuziosa di questo piatto caratteristico poiché tutte le operazioni che riguardano la sua preparazione hanno bisogno di accorte attenzioni e di un rigoroso rispetto della ricetta.

La cucina poiana comprende anche specialità essiccate (rinomata è la produzione dei sanguinacci preparati con il sangue del maiale, di zamponi, di salsicce di carne e di fegato), piatti di pasta ed infine specialità pasticcere (accanto alla classica zuppa inglese ci sono gustosi dolci fatti in casa, crostate alla ricotta, ciambelle di Sant’Antonio, ciambelloni, tutte delizie  che per la loro naturalità offrono quanto di meglio si possa gustare).
In tutte queste proposte è esaltata la genuinità degli ingredienti e l’elaborazione, artigianale e domestica, delle pietanze. Ancora oggi le brave massaie, orgogliose di saper svolgere un importante ruolo in cucina, preparano lasagne e cannelloni, fettuccine e tagliolini, pappardelle e gnocchi, per non parlare della pasta da brodo o da minestra come i quadrucci.

Piatto storicamente più rappresentativo è comunque quello dei sagnozzi o strengozzi alla poiana, pasta di acqua e farina che ben si accompagna con il sugo ma altrettanto gustosa se condita da fagioli borlotti nelle minestre.
(RC n. 38 - Ottobre 2008)