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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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E' uscito il numero 71 di Gennaio

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Pietas austriaca: una soluzione ancora valida?

Perché quando si parla di un tipo di pietà particolare praticato in Austria, non s’impiega l’espressione normale osterreichische Frommigkeit? Si parla invece semplicemente di pietas austriaca? Le sue caratteristiche suonano meglio all’orecchio col timbro storico del latino. Esso evoca con più energia una realtà che un tempo ebbe la sua vita e fu influente. Difatti, si tratta di un tempo antico, le cui caratteristiche quasi non esistono più. Tuttavia sono attuali. In specie in vista della consolidazione dell’Unione Europea. Vediamo perché.

di Péricles Capanema

Europei di ogni epoca hanno sempre percepito la necessità di una certa forma di unità del loro continente. E non solo gli europei se ne rendono conto. Non si tratta di un fenomeno recente. Esso si trascina dall’Antichità pagana. La questione è come realizzare questo ideale.

Sulla scia di Roma

I romani dell’Antichità, prima nella Repubblica e dopo nell’Impero, videro il bisogno di congregare gli europei (specialmente i popoli intorno a Roma) in una grande spazio di convivenza, sotto l’egida del diritto. La minaccia di una valanga barbarica era molto grande.

Non fu solo l’ardore per le conquiste e per il potere che mosse i romani. Sottostava un programma dai risvolti molto positivi: Roma radunò, civilizzò, cercò l’unità, diede ai popoli il suo diritto, le sue istituzioni politiche, nonché la sua cultura e le sue abitudini di governo.
In mezzo allo smarrimento causato dal mondo barbaro, l’Impero si presentava come la nave della salvezza. E tutto questo diede a Roma un immenso prestigio.

La caduta dell’Impero Romano significava la rovina e il caos per i popoli sottomessi al suo potere. Questi, sebbene avessero tante volte sofferto ingiustamente sotto gli artigli dell’aquila romana, tuttavia apprezzavano quanto veniva concesso loro da quella grande unione politica. In un certo senso, i loro peggiori timori si avverarono col crollo dell’impero alla fine del secolo V.

Con Carlomagno rinasce l’unità

L’Europa mai più dimenticò quella grande esperienza. L’immaginario dei popoli la rimpiangeva, fu persino idealizzata da loro, insomma, la desideravano.
Nell’anno 800, Papa Leone III tentò, nel coronare Carlomagno Imperatore d’Occidente, d’instaurare (ma in un certo modo, restaurare) nelle nuove condizioni, un ordine politico che promovesse la proficua convivenza di tutti i popoli europei.

Ancora una volta, questo piano fu distrutto dall’incomprensione e cattiveria degli uomini. L’impero carolingio si disfece e l’Europa patì l’anarchia come flagello sociale. Tuttavia, l’ideale continuò a palpitare nel cuore di innumerevoli europei. Esso diede vita alla tribolata marcia del Sacro Impero Romano Germanico, che persistette nelle istituzioni fino al 1806, quando Napoleone lo estinse ufficialmente.

In tutti questi secoli, una dinastia si distinse fra le altre come ereditiera dell’ideale romano, continuando e perfezionando le aspirazioni carolingie: va da sé che parliamo degli Asburgo. Essi cercarono per secoli una qualche forma di unità europea, patrocinando, di fatto, una politica di oltre un millennio per creare uno spazio di convivenza in cui i popoli potessero svilupparsi con sicurezza.
La nozione stessa di Cristianità s’inserisce qui: una convivenza dei popoli cristiani sotto l’egida dei Sovrani Pontefici e degli Imperatori.

Il ruolo nefasto dei nazionalismi

Bisogna ora ricordare una diversa realtà. Altre dinastie e altri grandi statisti si allontanarono da quella strada, diciamo così, romana, cercando pertinacemente il rafforzamento dei rispettivi Stati nazionali, il che cagionò, inevitabilmente, scontri insolubili.

Senza volerli menzionare tutti ricordo qui, ad esempio, Richelieu, Bismarck, Cavour. Questo atteggiamento rese indispensabile come soluzione precaria e instabile la ricerca di una politica di equilibrio europeo.
Era una politica “sensata”, un accorgimento per evitare continui disastri. Secoli di nazionalismo delirante comportarono comunque paurose distruzioni di vite, di ricchezze, di beni culturali. Generazioni e generazioni di revanchards masticarono risentimenti e odi assurdi che immancabilmente sfociavano in stragi immani. Era una situazione anomala che gridava di farla finita.

L’Unione Europea: una soluzione?

Il bisogno di mettere fine a una situazione distruttiva è alla sorgente dell’Unione Europea. Tuttavia questa iniziativa non s’ispira più, contro ogni evidenza storica,  né al diritto romano né ai principi emanati dal Golgota.

La sua ispirazione vuole essere agnostica, ugualitaria e neo-illuminista. Perciò temiamo che porti con sé catastrofi ancora più devastatrici di quelle viste alla fine dell’Impero Romano, dell’Impero carolingio e della fine della politica asburgica. Basti pensare qui ai patimenti, forse non ancora finiti, dei popoli della Ex-Jugoslavia.

Tutte quelle iniziative trionfanti nella storia vissero secondo uno spirito, una mistica che le animava. Questa mistica si rifletteva nel fulgore delle dorate insegne romane, nei suoni evocativi della Chanson de Roland, nell’accogliente figura materna di Maria Teresa. E in tante altre cose.
Proprio per questo hanno segnato la storia e, quando queste realtà crollarono, fu perché già risplendevano poco agli occhi dei suoi partecipanti.

Un nuovo spirito per l’Europa di domani   

Torno sulla pietas austriaca. Chi partecipava autenticamente dell’ambiente permeato da pietas austriaca era portatore di uno spirito di armonia. Un aspetto fondamentale di questo spirito di pietas austriaca lo costituiva il sentire chiaramente le innumerevoli correlazioni esistenti fra gli ordini spirituale e temporale, cioè, l’essere portati a una grande visione che abbracciava, contemporaneamente, le due realtà in cui si muovono le persone.

Perciò non si preoccupava soltanto degli essenziali e prioritari problemi della vita spirituale personale, bensì comprendeva facilmente anche l’importanza della realtà sociale e delle questioni dello Stato. E analizzava con naturalità “sub species aeternitatis”, gli aspetti rilevanti dell’ordine temporale.
In quella visione si accettava un principio fondamentale dell’ordine civile cristiano, cioè quello di sussidiarietà, rendendo più facile la legittima difesa di interessi personali, familiari, regionali e nazionali.

Insomma, come accennato sopra, esiste una soluzione per vedere i popoli europei conviventi in armonia e lontani dalla insensata litigiosità dei secoli scorsi. Questa soluzione non lede diritti, riconosce le differenze, beneficerebbe tutti. Tuttavia è inapplicabile nelle istituzioni ma può farsi strada nell’interiore delle anime. Ed è questo a lunga scadenza la cosa più importante.

Quale sarebbe? In fondo è lo spirito cattolico dal quale un tempo si nutrì la pietas austriaca. Esso favorirebbe una ampia diffusione della armonia, dell’unità, di preservazione e perfezionamento delle identità.
Sarebbe una continuazione della politica romana, della politica carolingia, della politica asburgica, ovviamente con i necessari aggiornamenti. Quello spirito contiene gli antidoti ai nazionalismi pericolosi, ai collettivismi tirannici, e alle anarchie disgregatrici.
Lo spirito della pietas austriaca ci invita ad approfondirlo in vista alle necessità per l’avvenire dell’Europa.       


 

(RC n. 35 - Giugno 2008)