Sidney 2008: La fede ha un volto giovane
Una riflessione su un evento che ha scosso in maniera profonda il lassismo laicista imperante in Australiadi Marco Carluccio
Un rischio degli ultimi tempi, anche a causa di un sincretismo strisciante e di una falsa tolleranza che relativizza e individualizza l’esperienza spirituale, è quello di sentimentalizzare la fede, cioè vivere una fede sempre più ridotta ad emozione ed esperienza.
Non che queste non siano importanti nell’ambito del nostro essere cristiani. Non bisogna dimenticare però che la volontà non segue l’emozione, ma l’adesione intellettuale al vero. In sostanza, io scelgo e amo Gesù Cristo non semplicemente perché mi dà momenti di gioia, ma perché intelletto e volontà lo conoscono e riconoscono come unico Signore della mia vita.
Il cristianesimo non è inseguire un’emozione, ma seguire una Persona.
La fede ha un volto giovanePer chi è abituato a leggere dal di fuori un’imponente manifestazione di fede quale è la GMG il problema può essere proprio quello di rimanere così al di fuori da non riuscire a cogliere la portata autentica dell’evento, ridotto ad emozione passeggera. Così, per alcuni osservatori esterni, la GMG rimane semplicemente un grande spettacolo di massa, un appuntamento di isterismo collettivo, una vacanza di gruppo.
Peccato che queste letture siano fatte in base a criteri di osservazione esterni al vissuto di fede, e dunque irrimediabilmente poveri e riduttivi. D’altra parte non si ricordano nella storia simili spostamenti pacifici di folla, e di folla giovanile. O se ci sono stati, erano fomentati dalla violenza e dall’oppressione. Profughi in fuga, orfani senza genitori.
Qui invece troviamo giovani che si sentono davvero figli di Dio e fanno comunione in Cristo. La fede ha un volto giovane, come lo stesso Benedetto XVI ci ha ricordato: «La forza dello Spirito Santo non ci illumina soltanto né solo ci consola. Ci indirizza anche verso il futuro, verso l’avvento del Regno di Dio (…) Rafforzata dallo Spirito e attingendo ad una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all’edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta (…), in cui l’amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e sinceramente libero (…)
Cari giovani amici, il Signore vi sta chiedendo di essere profeti di questa nuova era (…) Il mondo ha bisogno di questo rinnovamento! In molte nostre società, accanto alla prosperità materiale, si sta allargando il deserto spirituale: un vuoto interiore, una paura indefinibile, un nascosto senso di disperazione. (…) Anche la Chiesa ha bisogno di questo rinnovamento! Ha bisogno della vostra fede, del vostro idealismo e della vostra generosità, così da poter essere sempre giovane nello Spirito» (Ippodromo di Randwick, 20/07/08).
Una gioventù invaghita di CristoA Sydney io ho visto giovani profeti, giovani coraggiosi, non vacanzieri del nuovo mondo. Ho conosciuto tante giovani vite impegnate e consapevoli, ho percepito una spiazzante maturità di fede, non isterismo.
Non c’erano i riflettori del mondo intero puntati sulle migliaia di giovani che attraversavano in preghiera la città durante il pellegrinaggio verso l’ippodromo, eppure vi era in loro l’umile convinzione di essere i veri protagonisti della storia.
Non c’erano le telecamere delle maggiori testate giornalistiche a rubare gli intensi attimi di adorazione che ognuno di quei ragazzi ha avuto nella notte di veglia: un esercito commovente di nuovi adoratori pronti a crollare in ginocchio davanti a Gesù Eucarestia, un esercito giovane che «combatte la buona battaglia della fede» (1Tim. 6,12) e che ha silenziosamente gridato al mondo che l’unico modo per rimanere in piedi è cadere in ginocchio davanti all’unico Signore e Salvatore.
Un noto psichiatra italiano definisce i giovani come “idioti eleganti”: recitano una parte loro imposta, elegantemente vestiti. Espertissimi nell’apparire ma incapaci di essere. Condivido. Ma non è per tutti così.
Questa nuova generazione di cristiani, volto giovane della Chiesa, sta sfidando i dittatori nascosti, non accetta imposizioni. Sa essere forte e determinata. Lo ha percepito anche la gente a Sydney.
Ho osservato molto i volti delle persone che incrociavamo lungo le strade e ho notato due reazioni predominanti: stupore da un lato, per questa ordinata festa di nazionalità, per questa alta marea di gioventù invaghita di Cristo; fastidio dall’altro, non per il chiasso e il disordine, che non ci sono stati, ma perché questi ragazzi – semplici, ma non superficiali – erano un punto interrogativo, un pugno nello stomaco, un granello capace di inceppare l’ingranaggio della grande città, vittima di un’apatia figlia di un materialismo imperante.
Materialismo ancora più assurdo e colpevole dato che si consuma in una cornice, quella australiana, dove la bellezza del creato non fa che parlare di Dio.
Una retata di evangelizzazioneUna retata di evangelizzazione, ecco cosa è la GMG. Lo testimoniano anche le varie lettere giunte alle redazioni dei maggiori network australiani: non cattolici, atei che pur dichiarandosi lontani dalla fede non possono che rimanere stupiti e ringraziare questi ragazzi e la loro fede per aver colorato di gioia e di speranza il grigiore della grande Sydney. Una cosa mai vista.
In effetti questa folla di testimoni ha preso sul serio l’esortazione di Paolo a Timoteo: «Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna (…) Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole» (2Tim. 4, 1-4).
Ce lo ha ricordato anche il Santo Padre nel giorno del suo suggestivo arrivo al molo di Barangaroo: «Cristo offre di più! Anzi, offre tutto! Solo lui, che è la Verità, può essere la Via e pertanto anche la Vita. Così la “via” che gli Apostoli recarono sino ai confini della terra è la vita in Cristo» (17/07/08).
I giornali avevano preannunciato contestazioni e boicottaggi contro la visita del Santo Padre. Nulla di tutto questo, se non qualche solitario contestatore, a dire il vero molto intimorito dai fiumi di giovani che lambivano i marciapiedi di una città – una delle più secolarizzate al mondo – già invecchiata e stanca. Poche proteste, molto stupore.
Sydney, una città frenetica che continua a scorrere mentre Gesù continua a donare se stesso per la salvezza di ogni uomo, anche dei più lontani e indifferenti: è il pensiero che mi è venuto mentre partecipavamo all’intensa Via Crucis, mentre i grattacieli e le strade a scorrimento veloce facevano da sfondo alle scene della passione proiettate sui maxischermi disseminati ovunque.
Forse dopo la GMG in Australia tutto tornerà alla normalità, anzi alla anormalità di una vita senza Dio.
Lo scopo della vitaPer Sydney e per ogni uomo risuonano allora le parole di Benedetto XVI: «Cari amici, la vita non è governata dalla sorte, non è casuale. La vostra personale esistenza è stata voluta da Dio, benedetta da lui e ad essa è stato dato uno scopo! (cfr Gn. 1,28).
La vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze, per quanto utili molti di tali eventi possano essere. È una ricerca del vero, del bene e del bello. Proprio per tale fine compiamo le nostre scelte, esercitiamo la nostra libertà e in questo, cioè nella verità, nel bene e nel bello, troviamo felicità e gioia.
Non lasciatevi ingannare da quanti vedono in voi semplicemente dei consumatori in un mercato di possibilità indifferenziate, dove la scelta in se stessa diviene il bene, la novità si contrabbanda come bellezza, l’esperienza soggettiva soppianta la verità» (molo di Barangaroo, 17/07/08).
(RC n. 38 - Ottobre 2008)