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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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Dalla Colombia un esempio di fede e gratitudine

Ingrid Betancourt e il Presidente della Colombia Alvaro Uribe ringraziano pubblicamente Gesù e la Vergine per aver aiutato i colombiani nella liberazione degli ostaggi

«Concittadini: È un dia di ringraziamento a Nostro Signore e alla Santissima Vergine che tanto hanno aiutato i colombiani!».

di Massimo Viglione

«Concittadini: È un dia di ringraziamento a Nostro Signore e alla Santissima Vergine che tanto hanno aiutato i colombiani!». Con queste belle parole di fede e riconoscenza verso il Cielo il Presidente della Colombia Alvaro Uribe ha voluto suggellare il suo messaggio alla nazione per la liberazione di Ingrid Betancourt e degli altri ostaggi.

Da parte sua, la Betancourt, convinta cattolica, ha dichiarato di reputare la sua liberazione un “miracolo della Vergine”. All’uscita dall’aereo, il suo primo gesto è stato rendere grazie a Dio e ai soldati colombiani, dicendo pubblicamente: «Occorre soprattutto che voi vi uniate a me per ringraziare Dio per la mia liberazione, perché ho molto pregato». Quindi si è raccolta in preghiera con il rosario fra le mani e con gli altri ostaggi in ginocchio al suo fianco, recitando 3 ave e 1 gloria prima di essere benedetta da un sacerdote.
Inoltre, ha pubblicamente espresso la volontà di andare a Lourdes e a Rue du Bac Sil santuario parigino della Medaglia Miracolosa) per ringraziare la Vergine e ha chiesto alla Santa Sede di poter essere ricevuta dal Santo Padre in udienza privata. Dal Vaticano si è fatto sapere che la data non è ancora fissata, ma che «il desiderio rispettabile e comprensibile di Madame Betancourt di essere ricevuta dal Papa – sarà onorato – non appena gli impegni del Santo Padre lo permetteranno».

La Betancourt ha poi dichiarato in un’intervista di essere stata vittima di «torture, vessazioni e umiliazioni» durante i sei anni e quattro mesi della sua detenzione nelle mani dei terroristi comunisti delle FARC. Ma ciò che l’ha aiutata nell’inferno della giungla a non «precipitare nell’abisso» è stato il sostegno ricevuto da Dio. Ella ha perdonato i suoi aguzzini: «Ho visto il comandate che per anni era stato responsabile di noi, e che al stesso tempo era stato tanto crudele, solo, gli occhi bendati. Non crediate che ne ero felice, ho provato pietà per lui, perché occorre rispettare la vita degli altri, anche quella dei vostri nemici».

La lettura della Bibbia era l’unico lusso che le era permesso. Ha scritto in una lettera alla madre: «Ogni giorno sono in comunicazione con Dio, Gesù e la Vergine (…) Mi alzo ringraziando Dio (…) Raccomando i miei figli a Lui (…)».

 

(RC n. 37 - Ago/Set 2008)