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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Antiche tradizioni per l'Addolorata a Fiano Romano

A settembre il 166° anniversario della festa in onore di Maria Santissima dell’Addolorata.

di Sara Deodati

A Fiano Romano, comune del Lazio di circa 11.000 abitanti posto a nord di Roma sulla via Tiberina, si celebra nella terza domenica di settembre, da ormai 166 anni, una grande festa cittadina in onore della Beata Vergine Maria Addolorata, la cui memoria liturgica cade il 15 del mese.

Devozione cara alle donne

Questa tradizione ebbe inizio il  24 marzo 1842 quando fu collocata nella Chiesa di Santo Stefano Nuovo, in un’apposita nicchia soprastante il Santissimo Crocifisso, una statua in cera vestita in raso raffigurante Maria Santissima Addolorata.

La chiesa, fatta costruire dagli Orsini di Pitigliano intorno alla seconda metà del Quattrocento, presenta nella parte di destra il sarcofago del conte Niccolò III Orsini (1442-1510), ricordato nelle lapidi sottostanti come celebre e valoroso capitano della Repubblica di Venezia.

Nella cappella a destra dell’altare da notare i due angeli attribuiti al Pinturicchio, che lavorò a Roma nella Cappella Sistina alla fine del Quattrocento. La scultura fu commissionata dai fedeli fianesi e acquistata grazie alle loro offerte, divenendo subito oggetto di un culto popolare vivissimo tanto che il vescovo diocesano Francesco Spalletti concesse una speciale indulgenza di quaranta giorni a tutti coloro che si recavano a venerare la sacra immagine.

La statua non vanta particolari pregi artistici ma nel tempo ha suscitato sentimenti di particolare devozione e sorprendente religiosità, soprattutto “al femminile”, perché soltanto nel 1933 la festa fu aperta alla partecipazione degli uomini.

La festa resiste anche agli attacchi laicisti

A causa del clima anti-cristiano diffusosi dopo la “breccia di Porta Pia” si dovettero interrompere per alcuni anni i festeggiamenti; nell’agosto 1879, alcune donne fianesi fecero però richiesta all’allora parroco della Chiesa di Santo Stefano, don Stefano Meccarocci, di voler restituire alla cittadina di Fiano Romano la festa in onore della Madonna Addolorata.

Tale richiesta venne accettata dopo essere stata sottoposta al giudizio del vescovo diocesano. Successivamente alla risposta favorevole le donne appartenenti alla “Pia Unione” decisero di arricchire la veste di color nero della Vergine con un manto di seta ricamato in oro (secondo un’altra tradizione il mantello fu donato soltanto nel 1933 dagli uomini quando iniziò la loro collaborazione all’organizzazione dei festeggiamenti) e, negli anni successivi, i fianesi acquistarono ed offrirono molti oggetti di vario genere per adornare la statua.

Il 15 agosto 1925 la “Pia Unione” decise di associarsi al municipio per rendere ancora più solenne la celebrazione. In particolare furono presi contatti con l’allora commissario prefettizio Stefano Vaccarini, con il quale furono conclusi accordi per una fattiva collaborazione fra lo Stato e le autorità locali, civili e religiose.
Per le circostanze della guerra, in occasione del primo centenario della istituzione della celebrazione (settembre 1942), non vennero effettuati festeggiamenti esterni, circoscrivendo tutto a soli riti di carattere religioso.

L’organizzazione della festa, dai primi anni ‘60, è passata in mano all’Associazione Pro Loco di Fiano, che l’ha “ribattezzata” “Festa di settembre in onore della Madonna Addolorata”, mantenendo il contributo della Parrocchia e della Pia Unione.

Il “gusto” della tradizione

La Pro Loco ha affiancato alla celebrazione non solo i classici intrattenimenti popolari ma anche un’accurata “rivisitazione” delle specificità gastronomiche locali, tentando comunque di promuovere la conservazione delle antiche tradizioni religiose.
I prodotti tipici fianesi si basano sulle squisite carni del bestiame di allevamento come le costarelle di agnello, le cotolette d’abbacchio e gli insaccati che derivano da un maiale “cresciuto in casa”.

Questa cucina è “condita” con i prodotti genuini di Fiano Romano come l’olio, i derivati della pastorizia e del sottobosco, la frutta e la verdura coltivati direttamente, i dolci rustici. Da ricordare in particolare le ottime fettuccine allo “stennarello” (espressione dialettale per indicare il matterello (o mattarello), ossia il bastone per stendere la sfoglia di uova e farina), arricchite da un superbo pecorino romano, un primo piatto che si sposa benissimo con i vini bianchi e rossi della vicina Capena.

(RC n. 37 - Ago/Set 2008)