Nel bel mezzo del centro storico di Fiano Romano si erge uno splendido castello tardo-medievale, appartenuto per oltre due secoli alla famiglia degli Orsini. Il primo documento che ne parla è una bolla redatta da Papa Gregorio VII (1073-1085) nella seconda metà dell’XI secolo in cui risulta appartenente ai monaci benedettini dell’Abbazia di San Paolo a Roma.
Nel 1600 i duchi Orsini vendettero il fortilizio a Caterina de Nobili, madre del cardinale Francesco Sforza che divenne duca di Fiano grazie a Papa Paolo V Borghese (1605-1621). Il Ducato passò successivamente alla famiglia Ludovisi che lo tenne fino al 1690 per passare poi nelle mani di Marco Ottoboni (1656-1725), importante uomo d’armi, nominato da suo zio Papa Alessandro VIII (1689-1691) Generale delle Galere e della Marina pontificia.
Ottoboni modificò la forma del castello aggiungendo l’ala affacciata su Porta Capena e via Roma. Il castello rimase di proprietà della sua famiglia fino al 1897 quando, dopo varie vicissitudini passò, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, al Comune di Fiano che tuttora ne è proprietario.
Uno strategico fortilizio
Edificato strategicamente su di uno sperone roccioso, il castello sorse ai limiti del borgo abitato ed era originariamente circondato da un fossato cui si aveva accesso per mezzo di un ponte levatoio, entrambi scomparsi alla fine del Seicento.
Sulla fortificazione di possenti mura si ergono a nord cinque torri rettangolari, a est l’Abbazia sconsacrata di Santa Maria trans pontem e, a ovest, Porta Capena, di tipica struttura ad arco rinascimentale.
A sud l’estrema difesa e il controllo del feudo sono affidati a due torri alla cui ombra si staglia il palazzo: la minore, ornata con un’opera scolpita personalmente da Niccolò III Orsini, conte di Pitigliano, Nola e Soana, raffigurante un collare di mastino stretto tra due mani trapassate da punte acuminate con il motto “Prius mori quam fidem fallere” (“Piuttosto morire che tradire la fede”) e, la maggiore, detta Mastio, alta trenta metri e cinta con mura spesse quasi tre.
Arricchito e abbellito dai pontefici
L’edificio attuale è frutto di modifiche strutturali succedutesi nei secoli. Nel 1490, come attestano alcune iscrizioni poste al suo interno, il già citato Nicolò III Orsini commissionò una ricostruzione del castello, ottenuta ampliando la preesistente rocca medievale ereditata da Orso ed Elisabetta Orsini.
L’ala ricavata, a pianta rettangolare, si compone di nove sale che mantengono tuttora l’aspetto originario. Tra queste la Sala Studio Orsini, nella quale si conserva una teca per l’olio santo con immagini scolpite di San Giovanni Battista, San Girolamo, San Rocco e Santa Caterina d’Alessandria, la Sala della Guardia, dove il Papa Alessandro VI Borgia (1492-1503) celebrò nel dicembre 1493 una solenne cerimonia di concessione di indulgenze, la Sala delle Vergini, nella quale sono ritratte quattro donne che annunciano la nascita del Redentore e rivolgono lo sguardo verso un unico angolo dove, forse in epoche passate, era collocato un oggetto di culto o un affresco sacro e, infine, la Sala del Cristo, nel cui soffitto sono raffigurati gli stemmi Orsini con, al centro, il simbolo di un’eterna devozione, il Sacro Cuore di Gesù.
(RC n. 37 - Ago/Set 2008)