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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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Il prodigio del corpo di santa Bernadette

Il corpo incorrotto di santa Bernadette costituisce un paradosso per chi, come la Veggente di Lourdes, ha avuto sin da piccola una salute cagionevole. Eppure è un paradosso che ci fa capire molto.

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Santa Bernadette, come suora, visse a Nevers e in questa città si trova il suo corpo, la cui conservazione ha del prodigioso. Trent’anni dopo la morte della Santa (nel 1909) si fece la prima ricognizione e il suo corpo fu trovato intatto. La dichiarazione firmata sotto giuramento dal chirurgo e dal medico dice così: «(…) con la pelle aderente e i muscoli attaccati alle ossa».

Nel 1919 si procedette ad un’altra ricognizione, il corpo era ancora intatto. Nel 1925 ne fu fatta una terza: era ancora perfettamente conservato; così come è tuttora: sembra che la Santa non sia morta, ma stia dormendo. La catena di rosario che ha tra le mani è rovinata, segno di una penetrazione dell’aria, ma il suo corpo no, è totalmente incorrotto. La sua pelle è distesa. Proprio come di chi sta solo riposando.
 
Il paradosso
L’aspetto paradossale del corpo incorrotto di santa Bernadette sta nel fatto che la Santa in vita ebbe una salute molto cagionevole. Quale corpo, più del suo, si presentava così fragile e pertanto facilmente predisposto alla corruzione?

Ella sin da piccola fu segnata dall’asma. Aveva un’aspettativa di vita breve… eppure il suo corpo è lì, intatto. Verrebbe da pensare a tante persone che – come si suol dire – “scoppiano di salute” e poi, dopo la morte, il loro corpo è completamente polverizzato.

Quante donne, immerse nella mondanità, curano maniacalmente il proprio corpo offrendolo anche come “occasione” di peccato… e poi, dopo la morte, non ne resta nulla. 
 
Tutto nella vocazione di Bernadette

Sappiamo che la vocazione di santa Bernadette fu quella di offrirsi vittima per i peccatori e di indicare agli uomini la vera felicità: fare la volontà di Dio per conquistare il Paradiso. L’Immacolata le disse: «Non ti prometto la felicità quaggiù, ma nel Cielo».
Dunque, la chiamata di santa Bernadette ci fa capire che il vero senso della vita è proprio nel considerare la vita terrena come un passaggio, come un pellegrinaggio verso la vera patria, che è appunto il Paradiso.

Vivendo in questa prospettiva, la Veggente di Lourdes ha “conservato” il suo corpo, cioè ha conservato ciò che – secondo la mentalità mondana – costituirebbe il massimo bene che si possiede. Ciò ci fa capire una cosa molto importante che andrebbe ampiamente recuperata nell’annuncio cristiano, ovvero la verità secondo cui chi vive nella prospettiva dell’eternità, ovvero considerando questa vita come una preparazione e un passaggio, rende questa stessa vita più gustosa ed attraente.
Mentre chi fa di questa vita l’unico scopo, chi crede che sia l’unica e possibile fonte di felicità, fa di questa stessa vita il suo tedio, perché essa non può trovare in se stessa la risposta, perché non ha la possibilità di spiegare il senso della sofferenza e della morte.

A riguardo si può fare un esempio: andiamo tutti insieme a mangiare in un ottimo ristorante. Ci portano un buonissimo antipasto, uno di quelli da leccarsi i baffi. Mentre stiamo per gustarlo, i camerieri ci vengono vicini e ci dicono: “Mangiate rapidamente perché abbiamo sentito che questo piatto vi verrà tolto quanto prima e che non ci sarà nulla dopo...”. Immaginatevi l’ansia. Tutti lì a mangiare avidamente, forse qualcuno a fare anche arco con le braccia sul piatto per la paura che chi sta a fianco glielo sfili.
Facciamo adesso un’altra ipotesi. I camerieri ci vengono vicini e ci dicono: “Cari commensali, gustate lentamente, assaporate. Poi a questo antipasto seguirà un ottimo primo piatto, poi un ottimo secondo e finalmente un dessert che sarà superlativo...”. Capite bene che la situazione sarebbe molto diversa, assaporeremmo, gusteremmo lentamente, senza ansia di sorta, sapendo poi che non tutto finirà lì, ma ci sarà anche un primo, poi un secondo e un dessert.

Ebbene, la questione è proprio questa: la nostra vita è solo un piatto unico o un antipasto? Se è solo un piatto unico, come potrà sembrarci bella? Ogni attimo sarebbe solo un passo verso il nulla. Ma se è un antipasto, allora sì che verrà voglia di gustarla, allora sì che si offrirà a noi come un dono meraviglioso.

Spiritualismo, corporeismo ed autentico valore del corpo

Il prodigio della conservazione del corpo di santa Bernadette ci dà la possibilità di fare qualche altra riflessione. Soprattutto sul valore cristiano del corpo. A riguardo ci sono due errori da evitare, diametralmente diversi, ma che nascono dalla stessa radice e soprattutto producono gli stessi effetti. I due errori sono: lo spiritualismo e il corporeismo.
Il primo afferma che l’uomo sarebbe solo spirito e che il corpo non costituirebbe una realtà organicamente inserita nella persona umana. Si tratta, per esempio, dell’errore delle filosofie orientali, dove il corpo è visto come una sorta di “pezzo di ricambio”. Non a caso in queste filosofie domina l’idea della reincarnazione.

Il secondo errore (il corporeismo) afferma, invece, che la dignità dell’uomo sarebbe riconducibile solo alla dimensione materiale, quindi corporale. Il tutto, dunque, si traduce in una ricerca sfrenata del benessere del corpo, nel salutismo (una volta il card. Giacomo Biffi disse a proposito della fissazione di tanti che oggi mangiano col bilancino: «Molti vivono da malati, per morire da sani»). 

Ma – abbiamo detto – questi due errori nascono dalla stessa radice e conducono agli stessi effetti. Infatti, se si riflette, entrambi hanno una connotazione gnostica. Qualche tempo fa un’attrice di film pornografici, legittimamente sposata, disse di non sentirsi fedifraga. Ebbe il coraggio di dire di non aver mai tradito il marito, perché tradire – diceva – richiede l’intenzione di farlo. Per lei, il suo mestiere era solo prestare il proprio corpo.

Parole strane, ma non troppo. Se si chiedesse al cosiddetto “uomo della strada”: “È giusto prostituire la propria mente?”.,la risposta sarebbe certamente negativa. Prostituire la propria mente vuol dire rinunciare a se stessi, alla propria identità. Ma se si chiedesse sempre all’‘uomo della strada’: “Fa bene un’attrice ad usare il proprio corpo?” La risposta sarebbe con ogni probabilità positiva. Se si possiede un bel corpo, perché non sfruttarlo?

Si è convinti, insomma, che la mente non si debba mai prostituire, mentre il corpo… Ciò significa che mentre la mente e il pensiero vengono ritenuti elementi costitutivi della persona, il corpo no. Questo sarebbe solo un optional, qualcosa di “spalmato” sulla persona come la marmellata sulla fetta di pane.  Questa è gnosi!
Il Cristianesimo, invece, afferma che proprio ponendo il corpo nella sua giusta dimensione lo si può davvero valorizzare. La mortificazione del corpo, cristianamente, è segno che lo si ama e che lo si vuole salvare.

San Francesco d’Assisi diceva: «Povero corpo mio, perdonami. Però sappi che ti tratto male in questo mondo perché ti voglio tanto bene, e voglio che tu sia eternamente felice». 

(RC n. 37 - Ago/Set 2008)