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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Romania per sognare

Winston Churchill aveva detto un giorno: «I Balcani producono più storia di quanta ne possano digerire». E la Romania, che è al confine con la Penisola balcanica, ha condiviso spesso la storia turbolenta di tale posizione nevralgica.

di Annamaria Scavo

Winston Churchill aveva detto un giorno: «I Balcani producono più storia di quanta ne possano digerire». E la Romania, che è al confine con la Penisola balcanica, ha condiviso spesso la storia turbolenta di tale posizione nevralgica.

Anche per questo motivo, percorrere la regione significa fare un viaggio tra tante culture diverse di rumeni, tedeschi, ungheresi, siculi e, attraverso l’intensa spiritualità di ortodossi, protestanti e cattolici, in un Paese che sorprende e affascina per le aguzze chiese gotiche del Maramures, i Monasteri affrescati della Bucovina, le chiese fortificate sassoni del Siebenburgen, i monasteri ortodossi dell’Oltenia.
Ogni regione qui ha le sue peculiarità storico-artistiche.

La città di Orodea

Quasi al confine ungherese, la città di Orodea (la latina Varadinum), è situata tra le colline del fiume Crisul Repede ed è una città le cui origini si perdono nei periodi protostorici, dal neolitico fino al romano. Rasa al suolo dalle invasioni mongole nel 1241, è rinata dalle rovine, per divenire residenza del Re di Ungheria Mattia Corvino, conoscendo la prosperità sotto l’Impero asburgico. Tornò a far parte della Romania dopo il 1940-1945.

Città laboriosa, ricca di acqua e di piccole industrie, il suo centro storico è maestoso, con due grandi piazze. La cattedrale romano-gotica è il più grande edificio sacro barocco dell’intera Romania, costruito su progetto di Giovanni Battista Ricca, con una cupola di 24 m. e torri laterali alte 61 m.

La regione del Maramures

Una sosta a Cluj Napoca, il principale centro economico e culturale della Transilvania, un’importante città universitaria, capitale della provincia dal Medioevo, consente di ammirare la più prestigiosa chiesa gotica del Paese, edificata tra il XIV e XV secolo e di ripartire poi per la vicina regione del Maramures, tra le oscure foreste dei Carpazi.
Questa regione, al confine con l’Ucraina, conserva intatte le tradizioni ancestrali in un ambiente fiabesco ove il tempo sembra essersi fermato e dove i contadini lavorano ancora con strumenti altrove scomparsi.

Abitata dai discendenti dei Daci liberi, che hanno dato filo da torcere all’esercito romano, il Maramures è una zona nota per le sue feste popolari, per gli splendidi costumi indossati dalle donne, per l’architettura delle case e delle chiese dai tetti aguzzi costruite esclusivamente in legno e per i caratteristici portici intagliati delle case. Qui il legno non è soltanto un materiale di costruzione, ma una cultura che, sotto le mani degli artigiani, acquista una sua personalità.

Le chiese in legno caratteristiche della zona, che pur sono presenti in altre regioni della Romania, rappresentano la forma più eccellente dell’arte della lavorazione del legno. Nella loro costruzione non è stato utilizzato il ferro nemmeno sotto forma di chiodi. Tutto è assemblato ad incastro.

Le chiese hanno, generalmente, una planimetria rettangolare semplice, le torri sono poggiate sul nao o sul pronao.
Otto di queste chiese sono state dichiarate nel 1999 patrimonio UNESCO dell’Umanità: Barsana (eretta nel 1720), Budesti – Josani (eretta nel 1643), Desesti (eretta nel 1770), Ieud (eretta nel 1717), Sisesti – villaggio Plopis (eretta nel 1796), Poienile Izei (eretta nel 1604), Targu Lapus – villaggio Rogoz (eretta nel 1663), Sisesti – villaggio Surdesti (eretta nel 1767).

Assolutamente da non perdere la splendida chiesa di Surdesti il cui campanile in legno, il più alto della valle e del mondo, svetta in una valletta nascosta tra gli alberi. L’interno è molto interessante, lo si può vedere facilmente in occasione della festa di San Giovanni, il 24 giugno, quando la chiesa viene aperta ed il paese si anima per una grande festa popolare

A pochi chilometri dalla città di Sighetu Marmatiei, al confine con l’Ucraina, il villaggio Sapanta, da molti anni è meta dei turisti per il suo cimitero.
Infatti, questo cimitero, conosciuto come il “Cimitero allegro”, è fonte di grande curiosità, grazie ad un fantasioso artista locale, lo scultore Ion Stan Patras (1909-1977), che nel 1935 decorò una delle tombe con una caricatura ed epitaffi ironici riferiti a vizi e virtù del defunto.

Ora le tombe decorate in colori brillanti e commentate da epitaffi satirici ad imitazione di quella, vengono considerate con molta simpatia, per quel loro permettere un momento di sorriso laddove si è dato luogo sempre e soltanto alla tristezza.

Il paesaggio della zona è caratterizzato da dolci colline, lussureggianti boschi, campi coltivati, radure, villaggi e corsi d’acqua. I fiumi Viseu, Mara, Cosau e Iza, che formano le omonime valli, si gettano nella Tisa, un affluente del Danubio che giunge qui dopo aver attraversato l’Ungheria.
La città principale del Maramures, Sighetu Marmatiei detta Sighet, un centro di circa 40.000 abitanti, circondato dalla più quieta campagna, è caotica e vivace: possiede un fascino particolare, dovuto forse alla pacifica convivenza di cittadini ucraini, di rom e di una minoranza ungherese, i quali, fra l’altro, danno vita a un pittoresco e colorato mercato di frutta, verdure… e paprika.

Molto interessante ed impressionante la visita all’antica prigione di Sighet, oggi trasformata nel Museo delle vittime del totalitarismo: qui fu imprigionata e sterminata gran parte dell’élite intellettuale e politica, attiva prima della seconda guerra, nonché una parte della gerarchia della chiesa greco-cattolica.
Sighet è anche la città natale dello scrittore Elie Wiesel, del quale è ancora visitabile la casa di nascita.

Qui decine di villaggi punteggiano la campagna, simili tra loro nella struttura, eppure ognuno capace di suscitare emozioni sempre diverse. I paesi sono generalmente costituiti da una strada principale asfaltata, disseminata di buche e da numerose stradine sterrate perpendicolari ad essa, che conducono alle abitazioni interne rispetto alla strada.

Nei centri maggiori è possibile trovare sulla via principale uno spaccio che vende un po’ di tutto, dal pane alla biancheria. Il mezzo di locomozione più utilizzato, oltre all’automobile, è il carro trainato dal cavallo, utile nel lavoro nei campi e per il trasporto del fieno, ma anche per i funerali e per uscire la domenica. Non è raro quindi trovarsi in coda a qualche carro, in attesa di poterlo sorpassare, facendo attenzione agli altri animali che passeggiano pacificamente per la strada, oche, galline, cani, mucche.
Malgrado l’arrivo del cemento, numerose case vengono ancora completamente costruite in legno, con i balconi a galleria e i pilastri scolpiti.

La Bucovina e i suoi monasteri

Nella vicina Bucovina, la regione dei 2000 Monasteri, ben otto sono dichiarati patrimonio UNESCO dell’Umanità per il loro valore particolare, dipinti anche all’esterno.
Fra essi, uno dei più preziosi è il Monastero di Voronet, fondato da Stefano il Grande nel 1488, considerato un vero gioiello per il ciclo di affreschi esterni che decorano la chiesa. Il più famoso è il monumentale “Giudizio Universale” sulla facciata del nartece, di tale importanza che la chiesa è stata rinominata Cappella Sistina dell’Oriente.
Grandioso l’Albero di Jesse sulla parete meridionale della chiesa, mentre gli affreschi interni del naos sono tra i più belli dell’arte ortodossa.

Un particolare colore azzurro risalta ovunque: si tratta del celeberrimo “azzurro o blu di Voronet” famoso, nel lessico artistico, al pari del rosso Tiziano e del verde Veronese.
Predomina il rosso, invece, nel Monastero di Humor, che risale al 1530.

Il Monastero Moldovita, costruito da Petru Rares nel 1530, è la più grande chiesa eretta nel periodo dello stile Moldavo. Circondato da fortificazioni, è dipinto sia all’esterno che all’interno. Noto, nella parete sud, l’affresco della “Vittoria di Costantinopoli”, con il quale si celebrava la vittoria dei romeni contro gli invasori turchi. Nell’antico refettorio è ospitato il Museo che conserva il bellissimo trono di Petru Rares. Un giallo solare è colore dominante in tutti gli affreschi.

Non lontano, il monastero Suceavita, dalle imponenti fortificazioni, costruito nel 1582-84.
È il più grande dei monasteri dipinti della Bucovina, cinto da poderose mura con torri di guardia ai quattro angoli. Tra gli splendidi affreschi della chiesa, tutti molto ben conservati, è assai noto quello con la rappresentazione della Scala delle Virtù. Il carattere narrativo dei dipinti, con scene tratte dalla vita moldava del XVI secolo, viene esaltato dai colori, rosso porpora e blu contro il verde smeraldo del fondo.

Si racconta che un giorno Stefan cel Mare (Stefano il Grande, Voivoda, principe di Moldavia, 1457-1504, noto per la sua lunga resistenza agli Ottomani), passando da Radauti, fece scoccare dal suo arco una freccia e sul punto in cui essa cadde ordinò di erigere un monastero, una delle più grandi opere da lui fatte costruire, che prese il nome di Monastero di Putna.

Il Monastero, voluto innanzi tutto come opera di difesa, ebbe alte mura e torri, ma divenne anche un importante centro culturale. Il museo monastico a Putna, fu uno dei più frequentati e venerati del Paese.
Eretto tra il 1466 e il 1469, deve la sua esistenza alla tradizione che voleva che i principi regnanti dovessero costruire monasteri, chiese e fortezze dopo la loro ascesa al trono. Sembra che la chiesa fosse inizialmente dipinta ma, sfortunatamente, non si è conservato alcun affresco. Qui è stato seppellito Stefan cel Mare.

(RC n. 27 - Ago/Set 2007)