Clicca per andare alla Home Page

Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
Vai ai contenuti di questo numero

E' uscito il numero 71 di Gennaio

EditorialiAttualità, Politica e SocietàSpecialiDossierNotizie dal mondoFede, Morale e TeologiaScienzaStoriaTesori d'ItaliaTesori d'EuropaArte e CulturaLettureLettereAgenda
home la rivista archivio copia omaggio abbonamenti contatti

Un altro modo per odiare la Chiesa Cattolica?

La vicenda del grattacielo sulla cattedrale di Bucarest

Nel gennaio scorso Papa Benedetto XVI ricevendo in Vaticano il nuovo ambasciatore della Romania presso la Santa Sede Marius Gabriel Lazurca, ha espresso “inquietudine” per la vicenda della Cattedrale cattolica di San Giuseppe a Bucarest al centro da tempo di una dolorosa polemica per la costruzione a meno di 10 metri di distanza di un colossale grattacielo di 19 piani.

di Miriam Marianu

Nel gennaio scorso Papa Benedetto XVI ricevendo in Vaticano il nuovo ambasciatore della Romania presso la Santa Sede Marius Gabriel Lazurca, ha espresso “inquietudine” per la vicenda della Cattedrale cattolica di San Giuseppe a Bucarest al centro da tempo di una dolorosa polemica per la costruzione a meno di 10 metri di distanza di un colossale grattacielo di 19 piani.

Il Santo Padre parlando della cattedrale ha ricordato l’esigenza “di preservare il patrimonio storico e i valori di fede che questa rappresenta, non solo per la comunità cattolica, ma per tutta la popolazione romena”. 

 

 

Un “mostro” sulla casa di Dio

Il grattacielo, noto anche come “il Mostro”, perché con la sua mole ciclopica che incombe sulla cattedrale e il colore plumbeo dell’acciaio tale si rivela all’occhio dei passanti, è al centro di un’amara vicenda che col passare dei mesi, al di là della pericolosità oggettiva del progetto, rivela sempre più l’esistenza di un premeditato attacco contro la Chiesa Cattolica.

Ad essere minacciata non è solo la cattedrale, una pregevole costruzione in stile romanico-gotico costruita fra il 1873 e il 1884 dall’insigne architetto viennese Friedrich Schmidt, ma anche il Palazzo arcivescovile e l’Istituto Santa Teresa. Il “Mostro” sarà alto infatti 75 metri, con 4 livelli sotterranei, ospiterà uffici e si chiamerà ironicamente “Cathedral Plaza”. Il tutto a una manciata di metri dal fianco dell’edificio sacro, nel cuore della capitale a più elevato rischio sismico d’Europa. Non va dimenticato che la cattedrale subì gravi danni nel terremoto del ‘77 e da allora le campane non furono più montate.

Dal 1997 al 1999 la società Millennium Spa, che aveva acquistato il terreno adiacente la cattedrale, cercò di convincere l’arcivescovo di Bucarest ad accettare la costruzione, ma mons. Ioan Robu non cedette. Ci riuscì un suo ex collaboratore divenuto consulente della società.

Resosi conto dell’effettiva mole della costruzione nel 2001 l’arcivescovo ritirava il benestare. Emanuel E. Necula, ingegnere edile internazionale ed ex progettista generale della “Cathedral Plaza”, decise di ritirarsi dopo le modifiche apportate al suo progetto iniziale.

Ora, da specialista, avverte in una lunga e dettagliata relazione tecnica: «San Giuseppe corre il pericolo di crollare prima che la gigante costruzione venga ultimata». Fra l’altro l’Ispettorato romeno per l’Edilizia nel maggio 2006 ha precisato come il suo nulla osta che fu concesso nel 2001 alla ditta appaltatrice non sia più valido a causa delle varianti apportate alla documentazione tecnica.

 

Con il favore del governo e delle autorità locali

L’arcidiocesi di Bucarest è in prima linea nell’opporsi al progetto. Ripetutamente l’arcivescovo e metropolita mons. Robu e il vescovo ausiliare mons. Cornel Damian hanno scritto per chiedere la sospensione dei lavori al Presidente della Romania, al Parlamento, al Governo e al Comune di Bucarest. Ma da parte delle autorità romene si fanno orecchie da mercante. I ricorsi giudiziari si arenano nei mille meandri della burocrazia e dei tribunali, dove la corruzione è diffusissima. I termini di decorrenza si allungano ad hoc e intanto in questi mesi il “mostro” è cresciuto, e cresce sempre più gettando la sua ombra sinistra tutt’attorno.

Il grattacielo addossato alla Cattedrale ha un precedente: un gemello architettonico costruito nel 2000 a poca distanza dalla Chiesa degli Armeni, sempre nel centro di Bucarest. Una montagna di vetro e acciaio, con 28 metri di fondamenta che mise in serio pericolo la chiesa e gli edifici della storica comunità armena. La loro stabilità risultò alla fine gravemente compromessa.

Nonostante la legge romena tuteli gli edifici monumentali di interesse storico, il Ministero della Cultura e dei Culti  non ha mosso un dito sulla vicenda. Lo stesso si sta verificando per la Cattedrale di San Giuseppe.

«Autorizzando una costruzione gigantesca nei pressi della cattedrale – ha spiegato alla stampa l’arcidiocesi di Bucarest – la Legge romena 422/2001 per la protezione dei monumenti storici è palesemente violata; inoltre nel modo irregolare e difettoso con cui si svolgono i lavori, altre 24 leggi romene sono parzialmente o totalmente violate». Va poi osservato che nel documento che autorizza la costruzione non è specificato «chi sarà responsabile per qualunque danno provocato alla cattedrale». In pratica l’unico responsabile per la riparazione sarà il suo proprietario: la Chiesa Cattolica.

Non stupisca il silenzio. Non stupisca il contenuto ambiguo delle autorizzazioni. Alla base delle mille reticenze delle autorità civili c’è un pericoloso intreccio di interessi, economici e non solo.

 

L’intervento della Santa Sede

Palese in tutta la vicenda il chiaro disegno anticattolico, come avveniva nei regimi totalitari di questa parte dell’Europa, solo che la Romania è oggi un regime democratico, dove però le dinamiche politiche e i giochi di potere ricordano le camarille del passato regime nazionalcomunista di Nicolae Ceausescu, abbattuto nel dicembre 1989 da una “rivoluzione” che altro non fu che un colpo di mano ordito dagli stessi membri della dirigenza comunista col benestare di Mosca.

Ai tempi del tristemente noto Conducator e della consorte Elena (che il popolo doveva chiamare “Nostra Madre”), le chiese venivano o rase al suolo o, nella migliore delle ipotesi, circondate e nascoste dietro gli immensi Bloc, i grigi palazzoni di cemento armato ospitanti migliaia di famiglie. Oggi invece si costruiscono – preferibilmente accanto alle chiese cattoliche – grattacieli che persino sul piano estetico sono un oltraggio alla vista.

E la cosa non avviene solo a Bucarest, ma anche in altre città romene e nella vicina Bulgaria. L’arcivescovo Ioan Robu per questa vicenda è sempre più addolorato così come i suoi fedeli: «Vivo accanto ai cattolici della Romania un sentimento di profonda tristezza e impotenza di fronte all’indifferenza delle autorità romene, rimaste impassibili alle innumerevoli memorie e proteste contro l’illegale costruzione che mette in grave pericolo l’incolumità e la dignità del luogo sacro e impedisce il normale svolgimento delle funzioni religiose».

La Segreteria di Stato vaticano è intervenuta chiedendo la revoca delle autorizzazioni, tenendo anche conto delle disposizioni del Trattato dell’Unione Europea circa le Condizioni Legali e le Misure per il Mantenimento del Patrimonio Culturale, del 1993, a cui la Romania ha aderito. Alla lettera ufficiale della Santa Sede non è stato dato riscontro.

Il Senato romeno nel novembre 2006 ha approvato il Rapporto della relativa Commissione di inchiesta, che chiede l’immediata sospensione dei lavori. Risultato? Il Governo, interpellato in febbraio per l’inerzia di fronte alle richieste del Senato, non ha dato risposte concrete.

Lo stesso è valso per una lettera inviata dal Presidente del Parlamento Europeo Hans Pöttering al Presidente romeno Così i lavori continuano, mentre è in corso l’ennesimo procedimento giudiziario, che come una trottola sta facendo il giro delle varie procure della Romania. Insomma, il Cattolicesimo a qualcuno dà non poco fastidio.

 

Chi c’è dietro…

Il fatto non sorprende. Negli anni Novanta la ricostituzione del multipartitismo in Romania, la rinascita della vita democratica e il conseguente sviluppo dell’economia sono avvenuti con il rilevante contributo della massoneria internazionale, storicamente radicata e operante nella nazione balcanica sin dall’Ottocento (furono per esempio intensi i legami tra i patrioti e massoni romeni con Mazzini e Garibaldi).

Dopo la “rivoluzione” dell’‘89 sbarcarono a Bucarest, e non solo, la massoneria francese, soprattutto, e ambienti di quella italiana, decisamente anticattolici e laicisti. Molti degli ex appartenenti al Partito Comunista Romeno, all’insegna del motto “Falce e compasso”, sono così passati armi e bagagli alle numerose Logge spuntate come funghi nel Paese dopo il lungo “sonno” negli anni del regime.

Numerosi elementi oggettivi fanno supporre una trama di interessi occulti dietro l’erezione di questo grattacielo che per l’arroganza dei finanziatori e dei costruttori somiglia a una Torre di Babele. Interessi che uniscono membri dell’establishment romeno con uomini d’affari internazionali di casa negli Stati Uniti e nel Vicino Oriente, e una misteriosa società off-shore con recapito a Cipro.

 

(RC n. 27 - Ago/Set 2007)