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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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Padre Clemente Gatti, vittima della persecuzione comunista

Il p. Clemente Gatti, religioso dell’Ordine dei Frati Minori della provincia di Sant’Antonio in Venezia, fu una delle innumerevole vittime dei governi comunisti in Romania. Forse nessuno conoscerà il numero esatto di morti nelle prigioni romene sotto il regime marxista dal 1946 al 1989, per motivi politici o religiosi.

di Claudio Bratti

Il p. Clemente Gatti, religioso dell’Ordine dei Frati Minori della provincia di Sant’Antonio in Venezia, fu una delle innumerevole vittime dei governi comunisti in Romania. Forse nessuno conoscerà il numero esatto di morti nelle prigioni romene sotto il regime marxista dal 1946 al 1989, per motivi politici o religiosi.

La Chiesa Cattolica perseguitata in Romania.

Durante la Seconda Guerra Mondiale il governo romeno si era schierato a favore della Germania, causa  una consistente comunità di origine tedesca nel suo territorio.
Alla fine della guerra, l’armata rossa aveva occupato il Paese e favorito in ogni modo l’ascesa al potere del Partito Comunista. Col passare del tempo, l’ideologia marxista veniva applicata in tutti i settori della vita pubblica romena, soprattutto dove la Chiesa Cattolica era particolarmente impegnata: la scuola, il servizio sanitario, la stampa.

La Chiesa Cattolica in Romania era formata da due comunità vive e ben organizzate: una di rito latino, un’altra di rito greco: i greco-cattolici. Progressivamente il governo nazionalizzò ed espropriò la Chiesa Cattolica prima delle scuole, poi dei centri sanitari. L’editoria fu la prima a essere stroncata. Il motivo addotto era il rifiuto della gerarchia a collaborare con il governo nell’imposizione delle norme socialiste.
La più colpita fu la Chiesa Cattolica di rito greco. Su esplicita richiesta della Chiesa ortodossa, il governo procedette alla sua soppressione e le proprietà dei luoghi di culto dei greco-cattolici passarono alla Chiesa ortodossa (decreto governativo del 21 ottobre 1948). L’ unione forzata non fu accettata da tutti i fedeli greco-cattolici, la maggior parte di loro rimase fedele a Roma vivendo nella clandestinità la loro fede.

Nel 1950 tutti i vescovi greco-cattolici erano in prigione, la maggior parte dei vescovi latini erano o agli arresti domiciliari o in esilio fuori delle loro diocesi; molti sacerdoti condannati ai lavori forzati, specie per la costruzione di un canale di navigazione tra il Danubio presso Bucarest e il Mar Nero; molti fedeli impegnati nel campo della cultura imprigionati e sottomessi a rieducazione.

L’arrivo di p. Clemente Gatti in Romania

Il p. Clemente, insegnante di dogmatica in vari centri di formazione del suo Ordine (Venezia, Sassari, Malta, Ungheria) e già ministro provinciale, nel 1937 viene mandato a insegnare ai giovani frati ungheresi.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Transilvania fu ceduta al Regno di Romania. Alcuni conventi francescani ungheresi vennero a trovarsi in territorio romeno. Il governo centrale dell’Ordine decise di formare una nuova provincia. Occorrevano religiosi preparati per la formazione dei giovani religiosi.
Il ministro generale, p. Leonardo Bello, chiese al p. Clemente d’insegnare teologia ai chierici della nuova provincia di santo Stefano Re. Nel 1938 p. Clemente arrivava a Hunedoara, sede del chiericato.

Lo zelo di p. Clemente per le anime non gli permise di rimanere chiuso in convento; subito si rese conto di una folta presenza di emigrati italiani senza nessuna assistenza religiosa, anzi, la barriera della lingua li portava ad allontanarsi dalla pratica religiosa.
Egli prese l’iniziativa di visitare le comunità degli italiani che lavoravano nella zona, in buona parte come tagliaboschi, scalpellini, muratori, falegnami; alcuni per la stagione invernale ritornavano in patria, altri si erano stabiliti portando la propria famiglia, altri ancora si erano uniti a donne romene senza regolarizzare il loro stato familiare.
Il p. Clemente chiedeva ospitalità alle chiese greco-cattoliche o latine, celebrava la messa per gli italiani predicando nella loro lingua, battezzando i loro bambini, visitando le famiglie; la maggior parte di loro proveniva dal Friuli, Belluno,Vicenza, Treviso e da altre zone del nord Italia.
Per facilitare le pratiche burocratiche la Legazione italiana in Bucarest nominò p. Clemente Console onorario, così divenne un ponte tra gli emigranti e la nostra Legazione per la documentazione dei matrimoni, le nascite e i decessi. L’allora ministro della Legazione italiana, Michele Scammacca del Murgo apprezzò l’attività di p. Clemente, e si creò un bel rapporto tra i due.

Con l’avvento del regime marxista le cose cambiarono. I religiosi francescani percepirono il clima di persecuzione che si stava creando. Il governo negò l’autorizzazione a un visitatore da Roma che doveva svolgere il suo normale lavoro in vista del Capitolo elettivo della provincia religiosa.
Date le difficoltà, il ministro generale affidò l’incarico al p. Clemente Gatti. Alla fine del capitolo i religiosi compresero che dopo quel loro Capitolo avrebbero dovuto aspettare molto tempo prima di poter riunirne un altro.
Le case religiose, specie quelle della formazione, iniziarono a essere requisite dal governo. Il 30 novembre 1949 toccò al convento in Hunedoara: i comunisti s’impossessarono dell’immobile trasformandolo in caserma della polizia, i religiosi non sacerdoti inviati alle loro rispettive famiglie, i sacerdoti deportati tutti alla Curia diocesana in Alba Julia.

P. Clemente poteva far valere il suo stato di straniero e ritornare in patria, così gli aveva proposto il ministro provinciale. Lui rispose: “se sono stato con voi nei momenti felici lo sarò anche nei momenti difficili, non è giusto che io scappi”.

La cappellania della Chiesa italiana in Bucarest

Il governo romeno espulse mons. Antonio Mantica, un sacerdote vicentino che aveva speso 37 anni del suo ministero sacerdotale come parroco della comunità italiana in Bucarest; si doveva a lui l’organizzazione parrocchiale e la costruzione di un centro di culto proprio per gli italiani che arrivavano ad essere 7.000 prima della guerra.

Chiuso il convento di Hunedoara, dopo un periodo di detenzione nella Curia di Alba Julia, p. Clemente riuscì a stabilirsi in Bucarest presso la comunità dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Venne spontaneo al ministro della Legazione italiana e al Nunzio apostolico, mons. Andrea Casullo, offrire al p. Gatti la direzione della chiesa degli italiani ridotta a cappellania dopo la partenza di mons. Mantica. La risposta del religioso: “ego non recuso laborem”.
L’11 febbraio 1950 prese possesso del suo nuovo incarico. La comunità si era ridotta a 800/700 fedeli; quelli che avevano potuto erano emigrati altrove, erano rimasti i poveri che nonostante l’emigrazione non avevano trovato fortuna, i vecchi e gli ammalati.

P. Clemente li visitava tutti, obbligato ormai a indossare abiti civili; ma soprattutto cercava di andare incontro alle loro necessità materiali aiutandoli con le medicine, le spese di riscaldamento e a volte anche con generi alimentari. Nelle sue lettere racconta della provvidenza di sant’Antonio, che lo aiutava ad affrontare quelle spese.
I sacerdoti greco-cattolici che non avevano aderito all’unione forzata con gli ortodossi, si trovarono d’improvviso privi dello stipendio statale, impossibilitati di trovare un lavoro nelle fabbriche ormai tutte nazionalizzate e dove si esercitava il ricatto: o si accettava e collaborava con il regime marxista o non c’era nulla da fare.
Molti di questi sacerdoti, in conformità al loro diritto canonico,  erano sposati e con numerosi figli. La Santa Sede decise di far arrivare loro un aiuto, ma bisognava aggirare i controlli della polizia che voleva far capitolare per fame i suoi avversari.

Prigioniero della “Securitate”

P. Clemente si offrì per far giungere a destinazione quei sussidi: intenzioni di sante messe per i frati francescani nella Transilvania, denaro ai sacerdoti greco-cattolici. In una sua lettera indirizzata al ministro generale, p. Clemente espresse la sua coscienza sulla pericolosità di far arrivare quella Carità del Papa ai destinatari, ma per amore alla Chiesa accettava il rischio nonostante la sua età.

Un sacerdote greco-cattolico venne arrestato nella città di Brazov, era in possesso di una forte somma di denaro che p. Clemente gli aveva consegnato, proveniente dagli aiuti della Santa Sede per i sacerdoti greco-cattolici in Transilvania. Dopo lunga tortura dovette confessare da chi li aveva ricevuti. La notte dell’8 marzo 1951 p. Gatti venne arrestato dalla Securitate, la polizia segreta dello Stato rumeno.
Fu organizzato un processo farsa contro la Legazione italiana e il Vaticano, accusando di spionaggio il vescovo di Timisoara (mons. Augustin Paha), tre sacerdoti della diocesi di Timisoara (mons. Adalber Boros, p. Waltner e p. Heber), un sacerdote della diocesi di Bucarest (mons. Schubert), il cappellano della chiesa italiana in Bucarest, l’addetto culturale della legazione italiana (Eraldo Pintori) e 3 cittadini rumeni. Il p. Clemente Gatti fu condannato a 15 anni di lavori forzati.

La prigionia di p. Gatti cadde nel buio più completo, non si poté avere notizie sue se non dopo il suo misterioso rilascio alla frontiera tra l’Ungheria e l’Austria il 14 aprile 1952. La sua salute era fortemente compromessa: non riusciva a stare in piedi aveva avuto un osso della gamba rotto e poi guarito da solo; la lingua gonfia probabilmente per qualche azione con lo scopo che non potesse parlare e riferire ciò che aveva visto e subito, il dono della parola non lo poté ricuperare più; soprattutto era psicologicamente prostrato.
I superiori che lo hanno visitato dopo il suo ricovero in una clinica di Vienna poterono costatare lo stato di distruzione psichica in cui si trovava il religioso.
Il 14 maggio p. Clemente fu trasferito dai suoi confratelli da Vienna all’infermeria dei religiosi a Saccolongo (Padova), dove morì all’età di 72 anni causa i maltrattamenti ricevuti nelle carceri del regime marxista in Romania, era il 6 giugno 1952.

Il processo di beatificazione del servo di Dio p. Clemente Gatti fu introdotto nella diocesi di Padova in giugno 2002.

(RC n. 27 - Ago/Set 2007)