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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Sfide per la Chiesa e per l'Europa

La secolarizzazione rischia di far decadere la civiltà europea, mentre la Chiesa Cattolica propone una nuova Europa rafforzata nel patrimonio di valori e identità cristiane. Questo è quanto è emerso dal Congresso internazionale che si è svolto alla Università Europea di Roma (UER) martedì 29 maggio sul tema “Cristianesimo e Secolarizzazione. Sfide per la Chiesa e per l’Europa”.

di Manuela Faella

Il convegno, organizzato dall’Università Europea di Roma e dal Consiglio Nazionale delle Ricer-che, è stato aperto dalle parole di benvenuto di Padre Paolo Scarafoni, Rettore dell’Università Europea di Roma, e da una relazione introduttiva del card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità.
Si sono succeduti quindi gli interventi del card. Antonio Cañizares, Arcivescovo di Toledo e Primate di Spagna, di mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, del prof. Robert Spaemann dell’Università di Monaco e del prof. Roberto de Mattei dell’Università Europea di Roma. Ha moderato i lavori mons. Ettore Balestrero, della Segreteria di Stato di Sua Santità.

Un secolarismo che intossica e svuota la verità

Nell’introdurre il Congresso, Padre Paolo Scarafoni, Rettore della UER, ha spiegato che il proposito dell’incontro è stato quello di presentare «uno studio che faccia luce sui problemi causati dalla secolarizzazione, e suggerisca vie di soluzione».
«Sembrava  – ha detto il card. Bertone – che, separando i valori dal Cristianesimo, privatizzando la fede e rendendo la morale autonoma dalla religione, si sarebbero poste le basi per costruire un’umanità autenticamente libera e dignitosa. La storia stessa, però, si è incaricata di smentire questi “messianismi senza messia”».

«La visione secolaristica, immanente e chiusa ai valori trascendenti, non ha potuto più nascondere la propria inumanità, proprio perché l’apertura a Dio costituisce una dimensione fondamentale dell’uomo. Con il tempo, infatti, la verità è stata surrogata dall’ideologia, oppure dallo scetticismo e dal nichilismo». Ma tutto ciò, ha aggiunto il cardinale, «a differenza della verità, non nutre, ma intossica; non illumina l’intelletto, ma lo depista; non alimenta la vita interiore, ma la mortifica o finanche la soffoca; non rafforza i valori, ma li rende più incerti o, addirittura, li svuota».

Il dovere della denuncia

Mons. Mamberti ha ricordato che la vera democrazia può essere edificata soltanto su una base ferma e solida, costituita innanzitutto dalla piena verità dell’uomo. Ed è dovere della Chiesa quello di alzare la propria voce là dove la fondamentale verità dell’uomo inizia ad essere manipolata o negata, là dove i diritti inalienabili della persona vengono violati.

 La Chiesa, pertanto, non intende sostituirsi agli Stati, ma concorrere ad illuminare quei principi universali che costituiscono la base delle democrazie e che talune decisioni politiche possono oscurare o trascurare. «Se le Autorità ecclesiastiche avanzano proposte o manifestano riserve rispetto a leggi o provvedimenti delle istituzioni civili – ha affermato mons. Mamberti – non si tratta di ingerenza, ma, innanzitutto, di libera manifestazione delle proprie opinioni, che compete ad ogni cittadino, e poi di una forma di esercizio del compito proprio della Chiesa di illuminare le coscienze per il bene comune. Sarebbe invece una manifestazione d’intolleranza della società o delle Autorità civili quella di cercare d’impedire che la Chiesa compia tale missione specifica, o di denigrarla perché non condivide determinate scelte».

L’insegnamento di Ratisbona

Da parte sua il card. Antonio Cañizares, Primate di Spagna, ha voluto ricordare la lezione magistrale del Papa a Ratisbona che «apre grandi orizzonti e prospettive, lancia una intensa luce sul nostro momento attuale e sul tema di cui ci occupiamo. Là ci viene presentato un grande futuro per l’Umanità, e, più in concreto, per l’Europa. Dimenticarlo o respingerlo potrebbe portare grandi sofferenze».

È chiaro, ad esempio, che non si può edificare “la casa comune europea”, come pretese di fare il marxismo nei Paesi del socialismo reale, «su concezioni nelle quali lo spirito sia considerato come prodotto della materia; o in quelli dove la morale sia considerata come prodotto delle circostanze, definita e posta in pratica secondo i fini della società; o in quelli dove si stimi che tutto vaga o sia morale perché serve a raggiungere lo stato finale “felice” e il progresso di quella stessa società» ha continuato il cardinal Cañizares.

“Se Dio non esiste tutto è consentito”

Il prof. Robert Spaemann ha sottolineato invece come «De Gasperi, Robert Schuman, Adenauer non potrebbero rivestire nell’Europa di oggi nessun incarico ufficiale. L’idea che i diritti umani siano una creazione umana ha come inconveniente il fatto che in tal caso sarebbe una tirannia dei morti sui vivi, il fatto di codificare diritti fondamentali in una Costituzione e quindi impedire la loro rimozione da parte di una generazione successiva. Soltanto se la dignità umana è di origine divina e se tutte le generazioni sono ugualmente connesse a questa sua origine divina, la validità della difesa di questa dignità che si estende per le generazioni non appare come una forma di imposizione esterna. Per tale ragione l’esplicito riferimento a Dio in una Costituzione Europea è così importante ed auspicabile, anche per coloro che non credono in Dio ma sanno di che cosa sono capaci gli uomini quando credono che ogni cosa sia loro consentita. “Se Dio non esiste – scrive Dostoevskij – tutto è consentito”».

Apostasia dell’Europa e nuova Europa del Vangelo

Il prof. de Mattei ha ricordato come «forse nessun concetto è appropriato come quello di apostasia per connotare l’Europa secolarizzata dei nostri giorni. L’Impero Romano perseguitava il Cristianesimo, senza conoscerlo. La società contemporanea è una società che rinnega il Cristianesimo dopo averne conosciuto tutti i benefici spirituali e morali, ma anche quelli culturali e sociali».

In chiusura, l’intervento di mons. Balestrero ha ricordato come «in Europa, il Cristianesimo offre un insieme, originale ed insostituibile, di idee e di esperienze concrete di cui è storicamente portatore e rivitalizza quel patrimonio che ha forgiato l’identità del continente. Se l’Europa non vuole essere vittima del suo futuro deve affrontare il presente nel rispetto della sua identità e dunque non può negare il proprio passato che ha contribuito a forgiarla».
Solo in tal modo si può costruire «una nuova Europa, realistica ma non cinica, ricca d’ideali e libera da ingenue illusioni, ispirata alla perenne e vivificante verità del Vangelo».

Nei successivi due articoli riportiamo gli interventi completi del card. Antonio Cañizares e del prof. Roberto de Mattei.

 

 

(RC n. 27 - Ago/Set 2007)