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Radici Cristiane n. 56 - Luglio
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E' uscito il numero 56 di Luglio

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Liturgia: uno sprazzo di cielo

Intervista a mons. Michael Schmitz

Radici Cristiane ha intervistato mons. Michael Schmitz, vicario generale e superiore provinciale dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote negli Stati Uniti, per chiedere le sue riflessioni sul Motu Proprio Summorum Pontificum. Mons. Michael Schmitz è stato ordinato dal cardinale Ratzinger nel 1982 dopo aver completato i suoi studi all’Università Gregoriana di Roma, dove è divenuto dottore in teologia e ha una licenza in Diritto Canonico presa nella Università statale di Monaco di Baviera. Papa Giovanni Paolo II lo elevò al rango di capellano di Sua Santità nel 1998.

di Giacomo Monti

Che significa per la Chiesa la liberalizzazione della forma tradizionale del Rito Romano?
Il lungamente atteso permesso per celebrare nella forma classica del rito latino, secondo la visione del Santo Padre nel suo Motu Proprio Summorum Pontificum, aiuterà a recuperare una visione bilanciata del meraviglioso tesoro di saggezza liturgica della Chiesa che non è, e non potrebbe essere, limitato ad un solo periodo di tempo.

Il fatto che Dio si è fatto carne in Gesù Cristo mostra che ogni gesto umano, ogni dettaglio della vita umana, può venire utilizzato dalla Divinità per operare la salvezza dell’umanità. Come con la sua dottrina, così la Chiesa trae dalla Divina Fonte l’espressione della sua vita sacramentale, la cui ricchezza si è sviluppata con l’assistenza dello Spirito Santo lungo i secoli.
Sia per i sacerdoti che per i laici sarà un enorme dono avere, senza pressioni né tensioni, accesso a questo patrimonio. Lentamente, ma sicuramente, un nuovo movimento liturgico attraerà più persone a riconoscere la presenza di Dio nella liturgia e a unirsi nel culto della Chiesa.

Oggi il latino è poco noto. Saranno in grado i sacerdoti e i laici di comprendere e amare questa forma di liturgia?

Fortunatamente negli ultimi 19 anni la Santa Sede ha permesso all’Istituto di Cristo Re e ad altre comunità di celebrare il Rito latino nella forma classica.  Ora siamo in grado di aiutare i laici ma anche i nostri confratelli sacerdoti a imparare e riscoprire questo bellissimo tesoro liturgico.
Sotto la sapiente guida dei vescovi, alla cui “carità e prudenza” si appella Sua Santità, e che certamente apriranno i loro cuori al diffuso desiderio del Rito Romano classico, il nostro Istituto può aiutare tutti i sacerdoti interessati per introdurgli  nella celebrazione di questa liturgia con la precisione che essa richiede.
Anche se non tutti i fedeli capiscono il latino, tutti capiscono la profondità e riverenza di questa forma liturgica. La comprensione completa della realtà divina proviene dall’armonia fra ragione e cuore, fra verità e bellezza, fra natura e grazia.

Era davvero stata abrogata questa forma classica del Rito latino?

No. Il Santo Padre afferma ora quello che già una commissione di cardinali aveva stabilito sotto Papa Giovanni Paolo II, e cioè che il Messale promulgato dal beato Giovanni XXIII non era mai stato abrogato. 
Mentre il Santo Padre ha sottolineato questo fatto, noi dobbiamo pazientemente pregare e lavorare per una sempre maggiore comprensione del legame che intercorre fra liturgia, ubbidienza e unità nella Chiesa oggi.

Non dimentichiamoci che il Sacrificio della Croce, centro decisivo del mistero liturgico di ogni tempo e fonte dell’unità del Corpo Mistico, era ed è al primo posto come atto di ubbidienza per la gloria di Dio nella sua Chiesa.  Senza ubbidienza e chiaro intendimento del ruolo unico della Chiesa, il tesoro liturgico della Messa non favorirà l’unità.
Perciò sembra una decisione saggia pubblicare il Motu Proprio in concomitanza con i cinque quesiti in cui si lascia chiaro che c’è solo una Chiesa di Cristo, la Chiesa Cattolica Romana.

Quale pensa che sarà l’influenza della liberalizzazione della liturgia antica nell’insieme della Chiesa?

In Dio la libertà e la grazia vanno insieme. Se ora il tesoro delle fonti liturgiche è aperto a tutti, molti riscopriranno il significato del Sacrificio della Messa, anche nelle file del clero. Da quando ho avuto la grazia di essere ordinato sacerdote ho sempre esperimentato che il mistero liturgico non solo è la chiave e il centro della vita della Chiesa, come è stato affermato molte volte dal Papa, ma anche che l’esistenza sacerdotale dei servitori dell’altare dipende grandemente dal loro personale vincolo con la celebrazione liturgica del Santo Sacrificio della Messa.

Allo stesso modo sono convinto che il pacifico, non polemico, accesso all’intero mondo della profondità liturgica offerto dalla Chiesa durante secoli a sacerdoti e laici,  ravviverà e rafforzerà grandemente tutto il Corpo Mistico. Sono particolarmente fiducioso che si genereranno vocazioni sacerdotali dalla possibilità di una visione ancora più profonda dei misteri della liturgia.

D’altra parte abbiamo visto in tutte le nostre chiese un numero grande di giovani che si sentono attratti dalle solenni formi della liturgia antica. In Europa e negli USA, giovani famiglie, giovani non sposati e adolescenti provenienti da tutte le parti della società semplicemente amano ciò che chiamano la “Messa Latina tradizionale”.

I laici sono meri passivi spettatori in questa liturgia?

Assolutamente no. La vera partecipazione è sempre interiore perché viene dal cuore. La partecipazione della gente al Santo Sacrificio della Messa era stata già sottolineata da molti papi nel passato.
L’enciclica Mediator Dei di Pio XII specificava il significato teologico di questa partecipazione. Nessuno può mettere in discussione che la Santissima Vergine partecipò in un senso pieno al Sacrificio di suo Figlio ai piedi della croce.
Sotto la prudente guida della Chiesa, questa vera partecipazione nel divino mistero della Messa, può trovare espressione anche con musica liturgica con risposte appropriate. Questa partecipazione esteriore, però, avrà un significato spirituale solo se si accompagna da una partecipazione interiore, secondo l’esempio della Madonna.
I gesti umani solo hanno un vero significato se corrispondono a un senso spirituale. Dunque, il silenzio può essere più significativo della conversazione.

Non è che questa liturgia intralcia il movimento ecumenico fra le religioni?

Il Santo Padre è sempre stato molto interessato al movimento ecumenico e l’ultimo documento sull’unicità della Santa Madre Chiesa fa vedere che egli è molto consapevole sia delle sue possibilità che dei suoi limiti.
Tutti sappiamo quanto il Papa sia una persona estremamente preparata e possiamo essere sicuri che niente di tale importanza sfuggirà alla sua attenzione. Benedetto XVI presta una particolare attenzione alle Chiese ortodosse. Possiamo solo augurarci che gli sforzi della Santa Sede per riconciliare le Chiese ortodosse – seguendo una lunga tradizione di sforzi compiuti dai romani pontefici – siano coronati dal successo spirituale.

L’enfasi che il mondo ortodosso correttamente pone nella liturgia sicuramente farà che i suoi rappresentanti riconsiderino la nostra posizione teologica per vedere se siamo in grado di avere lo stesso rispetto per le nostri fonti liturgiche che loro hanno per le loro tradizioni. In questo senso, la liberalizzazione della liturgia latina classica è un grande passo avanti.

In base alla sua esperienza, lei crede che molti seminaristi diocesani e sacerdoti in Italia e altrove sono interessati ad offrire la forma classica del Rito Latino? Ha qualche evidenza di questo e può quantificarla?

L’Istituto di Cristo Re opera in tutto il mondo in oltre cinquanta diocesi. Dappertutto c’è un interesse considerevole di giovani preti e seminaristi nei confronti della liturgia Romana classica. Direi facilmente che siamo stati in contatto con centinaia di giovani sacerdoti e seminaristi che hanno domandato dell’Istituto e della nostra pratica liturgica. In Italia sempre siamo più contattati da sacerdoti e aspiranti al sacerdozio.
Attualmente, abbiamo tante vocazioni che dobbiamo fare una selezione perché non abbiamo le condizioni per accettarle tutte. I nostri requisiti sono parecchio esigenti, ma la combinazione di una forte identità spirituale e la vita comunitaria con un fedeltà caritatevole verso la pienezza della Tradizione Cattolica è ovviamente molto attraente per giovani fortemente motivati. I nostri amici italiani vengono da tutte le province.

Lei ha qualche consiglio per gli studi nei seminari nei confronti della liturgia?

Non è il caso parlare qui dell’apprendistato in altri seminari, ma non sarebbe meraviglioso se tutti i seminaristi potessero condividere la stessa esperienza di vita liturgica e di grazia che in migliaia hanno avuto prima, e che ha prodotto innumerevoli santi nella storia della Chiesa?
La forma della Liturgia liberalizzata dal Santo Padre è stata quella in cui il popolare Giovanni XXIII ha celebrato tutta la sua vita, la liturgia del servo di Dio Pio XII e di Padre Pio nonché dell’intero Concilio Vaticano II. Ogni seminarista dovrebbe saperlo se vuole capire il significato della vita liturgica della Chiesa nella sua interezza. 
Tutti sono cordialmente invitati a assistere alla Messa nella nostra bella Casa Madre a Villa Martelli in Griciliano, vicino a Sieci (Fi), o le domeniche nella chiesa di Gesù e Maria a Roma.

Che importanza lei pensa che il Papa dia a una vera “riforma della riforma” in armonia con la tradizione liturgica Latina?

Onestamente le ricordo che non sono un profeta e che non so neppure leggere la mente del Santo Padre. Sono convinto invece che tramite il generoso permesso a tutti i sacerdoti di celebrare la forma classica del Rito Romano, ci sarà uno sviluppo organico che permetterà  alla Chiesa superare molte delle presenti difficoltà alle quali allude il Papa nella sua lettera ai vescovi di accompagnamento al Motu Proprio.
La Santa Sede ha dovuto correggere molti abusi liturgici in tutto il mondo, che sembrano ancora persistere in diversi luoghi. La forma classica del Rito Romano aiuterà ad ispirare un nuovo senso di rispetto e riverenza nella celebrazione dei Divini Misteri.


 

 

(RC n. 27 - Ago/Set 2007)