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Radici Cristiane n. 57 - Ago/Set
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Il bello, prima regola dell'arte

Intervista alla scultrice Daphné Du Barry

Radici Cristiane ha sempre dato molta importanza alla bellezza, attributo di Dio, e alla sua applicazione nell’arte da parte degli uomini.

di Maddalena della Somaglia

Radici Cristiane ha sempre dato molta importanza alla bellezza, attributo di Dio, e alla sua applicazione nell’arte da parte degli uomini. Quante volte ognuno di noi è andato a una mostra o ad una esposizione ed è rimasto sconcertato dalla volgarità e dalla bruttezza delle “opere” esposte…

Ma allora, che cos’è l’arte? Chi può essere definito effettivamente un artista? Certamente oggi non c’è tema più dibattuto nel mondo culturale.
Ne abbiamo parlato con Daphné Du Barry, rinomata scultrice di origine olandese, trasferitasi in Toscana, vicino Lucca, dove ha trasformato una bella casa colonica in un laboratorio artistico.

Oggi giorno qualsiasi cosa può essere definita “arte” e ci viene proposta in quanto tale. Ci può aiutare a dare una definizione di cosa sia effettivamente l’arte?

In questo senso è molto interessante riprendere un concetto di san Tommaso d’Aquino. Il Dottor Angelico dà tre condizioni affinché il bello diletti l’intelligenza: l’integralità, cioè un’opera finita e completa poiché l’intelligenza ama l’essere; la proporzione cioè l’armonia, perché l’intelligenza ama l’ordine e l’unità; la luce e il fulgore perché l’intelligenza ama lo splendore e l’intelligibilità.
Purtroppo da quando anime pusillanimi sono diventate “artiste”, l’arte è diventata brutta. I platonici dicevano che la bellezza è lo splendore del vero, ma è anche la perfezione percepita dai sensi.

Come riesce ad applicare queste regole nella scultura?


La mia originalità affonda le sue radici nella tradizione e nella disciplina. Fonte della mia ispirazione è la natura, questo immenso tesoro del creato la cui bellezza non è altro che la prova dell’esistenza di Dio.

Arte dunque come copia precisa della realtà che vediamo? Come vi può essere in questo originalità?

Con la mia arte, voglio difendere i diritti di Dio nell’ordine del bello. La mia scultura vuole glorificare gli atti eroici e virtuosi. Desidererei molto che le mie sculture religiose servissero ad aumentare la pietà dei fedeli.
Goethe ha ragione quando sostiene che “l’azione segue l’essere”: bisogna in effetti essere qualcuno per poter fare qualche cosa.

Qual è il consiglio che lei darebbe a dei giovani artisti che iniziano oggi la carriera?

La cosa più importante per la scultura è lo studio dell’anatomia ma bisogna conoscere anche molto bene la miologia e l’osteologia. Lo scheletro rappresenta l’unità invariabile della razza umana. L’anatomia insegna allo scultore a conoscere i limiti delle forme umane.
Ma per essere un vero artista bisogna anche conoscere molto bene le lettere classiche e le Sacre Scritture. Il dono innato dell’arte non è sufficiente a fare un buon artista: si diventa veri artisti quando il proprio cuore è toccato dalla grazia.

«Potremmo definire l’arte come il riflesso dell’infinito nel finito e l’incarnazione dell’ideale nel reale. Il bello deve essere la prima regola dell’arte e l’artista, a mio avviso, deve essere al servizio esclusivo della bellezza e la bellezza va di pari passo con la verità».

È un’arte difficile al quale si accede solo se si possiede una certa destrezza e uno spirito raffinato, secondo Jacques Maritain. Un buono scultore deve conoscere le regole del mestiere sulla punta delle dita. Potremmo definire l’arte come il riflesso dell’infinito nel finito e l’incarnazione dell’ideale nel reale. Il bello deve essere la prima regola dell’arte e l’artista, a mio avviso, deve essere al servizio esclusivo della bellezza e la bellezza va di pari passo con la verità.

Non bisogna dimenticare che la parola “arte” viene dal latino “ars” che vuol dire mestiere. L’arte è dunque innanzi tutto apprendimento. Vi è un proverbio che dice: “L’uccello che vuole lasciare il nido prima di imparare a volare, cade rovinosamente a terra”. Conviene dunque, prima di tutto, mettersi sotto l’egida di un maestro e imparare imperativamente a disegnare. “Non copio mai servilmente – diceva Rodin – il mio occhio è innestato al mio cuore”.

La mia ispirazione è il mondo interiore della mia anima: la creazione artistica non imita l’opera di Dio ma la continua.

Nell’Antichità, l’ispirazione veniva dalle muse, per me essa viene da Dio. Non ho mai potuto separare la mia arte dalla fede. L’arte non è un’interazione ma un’elevazione che tocca l’ordine trascendentale. Io sono una scultrice figurativa classica, e classici lo si diventa tramite lo spirito, non la sensazione. Solo il classicismo può essere materia di apprendimento perché è accessibile alla ragione e può essere proposto all’intelligenza.
(RC n. 36 - Luglio 2008)