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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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Ulrich Loth: fra Caravaggio e Rubens

Il maestro lombardo ha lasciato l’impronta della sua scuola a Monaco di Baviera, nei dipinti del più importante pittore di arte sacro barocco bavarese, Ulrich Loth. Un’interessante mostra ce lo ripropone nella sua cornice storica originale.

di Matthias von Gersdorff

Alcuni pittori non sono giunti a una grande fama e tuttavia sono importanti per la storia dell’arte. È il caso di Ulrich Loth (1599-1662), artista dell’arte barocca bavarese, soprattutto di Monaco, la sua città natale.

 

Pittore molto visto e poco noto


I cittadini di Monaco forse non lo conoscono di nome, ma tutti hanno ammirato le sue grandi pale d’altare che si trovano nelle chiese più importanti, compresa la cattedrale. La Alte Pinakothek, la celeberrima pinacoteca della città che ha quadri che spaziano dal Medioevo fino al secolo XVIII, ora gli ha dedicato una mostra speciale che raccoglie gran parte della sua opera nota.
Loth studiò quattro anni a Roma e soggiornò un periodo a Mantova, città nelle quali perfezionò la sua arte, grazie a una borsa che gli concesse il Duca Massimiliano I. Nell’autunno 1623 rientrò a Monaco.
L’Italia nella prima metà del secolo XVII primeggiava nella pittura e l’architettura, mentre in Germania le guerre religiose avevano impedito un grande sviluppo dell’arte. Tuttavia in tempi recenti è aumentato l’interesse per l’arte tedesca risalente a quel periodo e la mostra su Loth ne è un buon esempio.

 

Arte e apologia


Ulrich Loth imparò a Roma le nuove forme espressive e le importò in Germania. Si può dire che egli diffuse lo stile di Caravaggio nel mondo cattolico tedesco. Il maestro lombardo ebbe molta influenza sullo stile della Controriforma, dipingendo quadri a soggetto sacro con forza e drammaticità, piacevoli da ammirare e che, allo stesso tempo, stimolavano l’adesione entusiastica della fede cattolica.
Quindi, nei suoi quadri si trova la trilogia di propositi del manierismo e del barocco: procurare diletto, insegnare, muovere i sentimenti per aiutare la volontà.
Per inquadrare bene Ulrich Loth è necessario considerare che egli si trovò a dipingere nell’apice delle dispute religiose. Nel 1618 si era scatenata la Guerra dei Trenta Anni, che aveva nelle intenzioni dei combattenti un movente quasi esclusivamente religioso. La lotta andava avanti non solo sul piano militare, ma anche su quelli teologico e culturale.
I gesuiti ebbero una importanza che non è possibile sottovalutare, non solo nel dibattito dottrinale ma anche nella creazione di una cultura cattolica che si manifestava nella architettura, nelle arti plastiche e nella letteratura.
Alcune opere di teatro e libri di quel tempo svegliarono l’interesse della gente, anche se oggi sono lette solo dagli specialisti. L’architettura e la pittura di quell’epoca convulsa esercitano ancora un grande fascino generale. Le città ed i villaggi tedeschi, in particolare quelli della Baviera, contano magnifici esempi di “apostolato culturale” della Compagnia di Gesù. Un fatto che ha segnato profondamente le mentalità del popolo.

 

Un “apostolato culturale”


Ulrich Loth va incorniciato proprio in quel frangente storico della vita religiosa della Germania. Lo sviluppo della cultura gesuitica in Baviera non sarebbe stato possibile senza l’appoggio del Duca Massimiliano I, più tardi principe elettore.
Nel seguire la sua politica culturale, egli si ispirava non solo al suo fervente cattolicesimo ma anche alla vecchia abitudine di sua famiglia, i Wittelsbach, di essere patroni delle arti. Fu grazie a ciò che oggi sia Monaco che la intera Baviera contano collezioni ammirate in tutto il mondo.
La principale sta proprio nella Alte Pinakothek (antica pinacoteca), che deve il suo nome al fatto che la stupenda quadreria copre un arco di tempo che va dal Medioevo alla fine del Settecento.
Invece i quadri dei XIX e XX secoli sono raccolti nella Neue Pinakothek fondata dal Re Luigi I, sempre un Wittelsbach e nonno del famoso Luigi II, costruttore di castelli da favola come il celebre Neuschwanstein.
A somiglianza dei suoi antenati, anche il Duca Massimiliano I aveva in grande stima la cultura italiana. Da cui il fatto che abbia contrattato molti architetti e pittori peninsulari per costruire e arredare chiese e palazzi.
Nel caso di Ulrich Loth, egli volle inviare il pittore a Roma per imparare tecniche e mode allora prevalenti, e far sì che al suo rientro lui potesse adoperare l’arte del pennello, quello che ha un messaggio più diretto e immediato, nel grande “apostolato culturale” in cui erano impegnate le forze cattoliche.

 

Sulle orme di due grandi


Loth rientrò in Germania con la fama di essere il primo seguace tedesco di Caravaggio. Nonostante la guerra, all’inizio egli poté spiegare una grande attività nella corte dei Wittelsbach e poi, a partire dal 1629, soprattutto dipingendo per le chiese.
Ma Caravaggio non fu l’unico a influenzarlo. Nelle sue pale d’altare si può apprezzare tutta l’ispirazione che prende da Peter Paul Rubens. Loth conobbe già in Italia alcuni dipinti di Rubens, ma poté studiare più approfonditamente il grande fiammingo a Monaco, davanti alle tele a lui commissionate da clienti bavaresi.
Rubens influenzò Loth nella composizione anziché nella tecnica pittorica, che continuò ad essere sempre caravaggesca. Perciò la mostra è intitolata “Loth fra Caravvaggio e Rubens”.

 

San Matteo e l’Angelo


Per rendere l’idea dell’influsso di Caravaggio su Loth riproduciamo in queste pagine il dipinto “San Matteo e l’Angelo” eseguito fra il  1623 e il 1624. In esso vediamo le tipiche caratteristiche del maestro lombardo: chiaroscuri, drammatici effetti luminosi, dettagli naturali e grande espressione delle figure umane. Tipico di Caravaggio è anche ritrarre la metà delle figure semi nascoste nell’ombra.
I caratteri di Loth sono però più soavi, di minore penetrazione psicologica. D’altra parte la drammaticità non è portata all’apice e l’ambiente è più sereno. Le sue opere devono avere una immediata finalità pedagogica in tempo di guerre religiose.
Nel “San Matteo e l’angelo” sembrerebbe che l’evangelista ha finito di scrivere un testo e sta discutendo con l’angelo, che sembra fare commenti sui risultati dello scritto. Si noti come entrambi i personaggi sembrano appartenere a due sfere diverse della realtà. Mentre san Matteo, un uomo maturo e robusto, vive interamente piantato in questo mondo, l’Angelo dai vestiti dei colori rifulgenti e metallizzati è inondato da una luce celestiale.

 

Scene della vita di Gesù



A sinistra vediamo la Madonna che si abbraccia col Bambino in un gesto di grande tenerezza. Sembra che Gesù la saluti prima di accompagnare san Giuseppe a svolgere qualche compito. Sulle spalle di san Giuseppe vediamo gli attrezzi da falegname e, ai piedi di Maria, un cestino che contiene i cibi da cucinare.  
Con questi elementi il pittore ha voluto far vedere la Sacra Famiglia nei loro mestieri quotidiani ma anche in una grande intimità. Stava nello spirito della Controriforma rendere molto comprensibili ai sensi umani le storie bibliche, introducendo sempre qualche elemento di fede cattolica: l’importanza della Madre di Dio, la necessità delle buone opere al fine della salvezza, la pratica della virtù nella vita quotidiana (in questo caso, l’amore e l’ubbidienza ai genitori), ecc.
Così si forniva un antidoto alla propaganda luterana per cui le opere buone non contano agli effetti della salvezza, la mediazione di Maria non è importante, san Giuseppe e gli altri santi semplicemente vengono ignorati.

 

Un sereno ritorno



Come diviene sempre più frequente nelle odierne esibizioni tematiche, queste si snodano lungo tutto un percorso che inizia in un museo e continua in chiese (e/o palazzi) dove di norma le opere sono esposte. Così, per vedere Ulrich Loth a Monaco non basta recarsi alla Alte Pinakothek, ma conviene fare con le guide del museo un giro di diverse chiese cittadine, splendidamente illustrato nelle diverse lingue, fra le quali ovviamente in italiano.
Il dipinto più importante fuori dalla pinacoteca è una grande pala raffigurante la venuta dello Spirito Santo sugli Apostoli nell’altare maggiore della Chiesa dello Spirito Santo. Una notevole occasione per seguire oltre le Alpi le tracce di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

 

Ulrich Loth – Zwischen Caravaggio und Rubens
Alte Pinakothek - Monaco di Baviera, fino al 7 settembre

 

 

 

Terminiamo i nostri commenti guardando insieme la grande pala d’altare intitolata “Ritorno dall’Egitto”, datata fra il 1640 e il 1650, alta ben quattro metri e larga quasi più di due metri. Qui si nota molto più l’influsso di Rubens che di Caravaggio. Il dipinto riflette un ambiente casto e sereno. Dopo sette anni di esilio la Sacra Famiglia torna in patria e gli angeli tappezzano di fiori la strada del rientro.
 Peculiare risulta in questa grande pala l’importanza che occupa san Giuseppe, figura venerabile, patriarcale e zelante della propria famiglia. L’asino che lo segue sembra metterlo ancora più in rilievo. Il Bambino Gesù viene accompagnato dalla mano di sua Madre, alla quale lui guarda estasiato e, reciprocamente, viene custodito con amorosa premura. Con la sua mano sinistra il Bambino porta un cesto contenente le Arma Christi, la corona di spine, le fruste, i dadi e altri elementi della sua Passione futura.
Un altro dipinto di Loth particolarmente interessante è la “Adorazione dei magi”, eseguito nel 1628, che si trova nella cattedrale di Monaco. Nonostante la guerra, egli continuò una notevole produzione di pale d’altare, alcune di grandi dimensioni. In questa pala, si può osservare la composizione alla Rubens, con maestose scene sullo sfondo.
Nella “Adorazione dei magi” vediamo che ha preso l’idea di un analogo quadro di Rubens, ma nei colori, nei chiaroscuri e nella naturalità delle figure, Loth ricorda più Caravaggio che il fiammingo.
Un altro tipico motivo della pittura della Controriforma sono le scene che rappresentano la Sacra Famiglia. In queste pagine riproduciamo una di queste scene, fra le tante che si trovano nella mostra di Monaco. Essa fu realizzata fra il 1630 e il 1640 e raffigura la Sacra Famiglia “en plein air”, durante la fuga a Egitto. (RC n. 36 - Luglio 2008)