Clicca per andare alla Home Page

Radici Cristiane n. 74 - Maggio
Vai ai contenuti di questo numero

E' uscito il numero 74 di Maggio

EditorialiAttualità, Politica e SocietàSpecialiDossierNotizie dal mondoFede, Morale e TeologiaScienzaStoriaTesori d'ItaliaTesori d'EuropaArte e CulturaLettureLettereAgenda
home la rivista archivio copia omaggio abbonamenti contatti

La Grotta di San Paolo a Rabat-Malta

La grotta del naufragio di san Paolo a Malta è un antico e veneratissimo santuario, che per secoli fu curato dai Cavalieri di Malta e ancora oggi è molto visitato.

di John Azzopardi

“Locus iste in quo Ecclesia fundata est, Sanctus est, et valde devotus quia in eo divus Paulus habitavit, et saepe Verbum Dei praedicavit, ecclesia est tota in saxo positam ex qua fideles quotidie fragmenta eripiunt quae dicunt adversus omnia venena prodesse si aqua immista bibatur; hanc gratiam in honorem divi Pauli fuisse concessam illi saxo permagno in quo ipse habitavit, ita mirabilis est Deus in sanctis suis”.


Con queste parole il Visitatore Apostolico mons. Pietro Dusina descriveva la chiesa Parrocchiale di San Paolo locata extra moenia dell’antica “civitas” di Malta, che visitò il sabato 22 gennaio 1575.


Mons. Dusina era stato mandato a Malta da Papa Gregorio XIII per promuovere l’attuazione dei decreti del Concilio di Trento e delle successive costituzioni apostoliche. Con la sua visita apostolica, comicia veramente il movimento della Contro-Riforma nelle nostre isole.

 

Culla del cattolicesimo maltese
Il sito di questa chiesa parrocchiale al tempo di mons. Dusina era una grotta sotterranea che da tempo immemorabile era venerata dal popolo maltese come il luogo santificato colla presenza dell’Apostolo Paolo, il quale aveva naufragato in Malta nell’inverno dell’anno 60 d.C.


L’Apostolo delle Genti navigava verso Roma con altre 275 persone e in seguito al terribile naufragio stette qui per tre mesi (Atti, capp. 27-28). Questa grotta fuori le mura venne adoperata dall’apostolo come oratorio dove pregava, predicava la parola di Dio, celebrava l’eucaristia, e fondava e formava la prima comunità cristiana dell’isola.


Secondo alcuni sarebbe anche il luogo in cui questo civis romanus, che aveva fatto ricorso per essere giudicato dall’imperatore romano dopo che era stato arrestato dai giudei a Gerusalemme, pernottava prima di mettersi in viaggio verso Roma.

 

Centro di pellegrinaggi


Questa grotta-chiesa, già menzionata in un documento vescovile del 1366 come ecclesia sancti Pauli de cripta, era la chiesa parrocchiale della zona dell’antica civitas di Malta. I bizantini e dopo di loro gli arabi avevano rinchiuso fra le mura l’area dell’antica civitas. Questi chiamarono la parte entro le mura Mdina e la parte esterna Rabat, ma la grotta-chiesa fungeva da parrocchia per l’intera zona.


Il suo rettore si denominava “cappellano maggiore” e più tardi “arciprete”. Con l’aumento della popolazione, verso il 1578, sopra la grotta venne costruita una chiesa ben più grande che conservò al suo interno l’accesso diretto alla santa grotta. La sede parrocchiale (con fonte battesimale, santi olii e Santissimo) venne dunque trasferita alla chiesa di sopra.


Da tempi remoti fino a oggi, la grotta è stata un centro di devozione e di pellegrinaggi tanto di maltesi che di forestieri, arrivati a Malta per visitarla e guadagnare le indulgenze annesse alla sua visita. Oppure per farsi seppellire nello spazioso cimitero contiguo che godeva degli stessi privilegi del Campo Santo di Roma.
Così attestano non solo i documenti ecclesiastici ma anche gli scrittori che descrivevano l’isola di Malta (come Jean Quintin nel 1536) e specialmente i numerosi autori dei libri di viaggio, cattolici o protestanti, come Hieronymus Megiser (1588), Michael Heberer von Bretten (1585), Samuel Kiehel (1600), Andre’ de Thevet (1575) ed altri.

 

L’Ordine di Malta e la grotta


La presenza dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni in Malta (1536-1798) garantiva ai visitatori dell’isola un senso di maggiore protezione e sicurezza di fronte alle incursioni dei turchi, molto frequenti nei secoli precedenti. Venivano a Malta per visitare la Grotta non solo pellegrini e viaggiatori ma anche tanti nobili europei interessati all’Ordine e desiderosi di divenirne cavalieri.


Nel settembre 1584 don Gianandrea Doria, Generalissimo dell’Armada spagnola, con una parte della sua flotta fece una prestigiosa visita alla Grotta accompagnato da tutta la Cavalleria dell’isola. È interessante verificare come, forse a causa del movimento protestante, mentre diminuiva l’interesse per altri santuari internazionali come Santiago de Compostela, cresceva l’interesse per la Grotta di Malta, motivato anche dalla presenza nell’isola dell’Ordine Gerosolimitano.


Nei primi due decenni del Seicento contribuirono sostanzialmente alla promozione della Sacra Grotta e all’organizzazzione a livello internazionale del culto paolino in Malta due personaggi, lo spagnolo Juan Benegas de Córdoba, conosciuto come l’eremita della Grotta di San Paolo (che visse a Malta dal 1599 al 1624) ed il Gran Maestro francese dell’Ordine Gerosolimitano, Fra Aloph de Wignacourt (che resse l’Ordine dal 1601 al 1622.)

 

Due figure chiavi per la Grotta


Juan Benegas, il pio eremita, innamorato della Sacra Grotta e volendo promuoverla a centro internazionale di culto, riuscì a ottenerne la cura, separandola dalla sovrastante chiesa parrocchiale.


A questo scopo racimolò cospicui fondi per abbellirla, acquistò terreni contigui destinati a nuove costruzioni, arricchì il santuario con donazioni di preziosissime reliquie e paramenti sacri (cose tutte molto care alla cultura della Contro-Riforma) e ottenne la concessione di speciali indulgenze per i pellegrini. Organizzò pure grandi pellegrinaggi con la partecipazione delle autorità ecclesiastiche della Diocesi e dell’Ordine, elevò archi trionfali, fece sfilate e processioni con tanto di musica e di cavalleria.


Dopo avere fallito alcuni tentativi ma comunque molto desideroso di assicurare la continuazione e ulteriore promozione del culto della Grotta, l’eremita riuscì alcuni anni prima a lasciare Malta e a cederla con tutti gli acquisti e arricchimenti al Gran Maestro Aloph de Wignacourt. Questi già prima aveva aiutato l’eremita con raccomandazioni, sussidi e mettendo a disposizione anche le galere dell’Ordine per il trasporto di persone e cose. Questa cessione ebbe l’approvazione della Santa Sede.

 

Una comunità addetta al culto


Il programma così ben formulato da Benegas-Wignacourt era vantaggioso per la Grotta in quanto l’Ordine, forte della sua rete di legami internazionali e di risorse adeguate, era in grado di promuovere il luogo in modo molto degno.
D’altra parte, l’acquisto della Grotta offriva all’Ordine Gerosolimitano la possibilità di avere sotto la sua giurisdizione un santuario apostolico di portata internazionale, cosa molto gradita nella cultura della Contro-Riforma.
Di più, promovendo un santuario così caro al popolo maltese, legato alle origini della sua identità cristiana, l’Ordine fece un’opera graditissima: i maltesi erano fieri di vedere la Grotta di San Paolo più curata e abbellita.


L’Ordine Gerosolimitano, pur sempre un ente straniero, riuscì, ma non senza una forte opera diplomatica e con l’aiuto di amici come l’eremita Benegas, a scorporare la Grotta di San Paolo dalla sovrastante chiesa parrocchiale (solo nel 1964 furono riunite nuovamente).
La parrocchia di Rabat era da secoli legata alla stessa Cattedrale dentro le mura. Ovvio allora che le reazioni dell’arciprete e del Capitolo della cattedrale, indirettamente anche del vescovo, siano state molto negative. Come negativa fu la reazione alla cessione della Grotta a favore dell’Ordine Gerosolimitano.

 

“Questo posto muove il cuore”


Ma proprio perché la Grotta di san Paolo era locata extra muros (quindi in una zona più vulnerabile alle incursioni barbariche, specialmente nei primi del Seicento) e perché la Cattedrale intra muros si trovava in una fase di grandi riforme e abbellimenti che consumavano tutte le risorse finanziarie, comprese le generose donazioni dei capitolari, veniva a mancare alla Grotta, cara a tutti, la possibilità di essere curata e promossa come meritava.
L’Ordine sfruttò meravigliosamente questa circostanza anche per il fatto che, con l’acquisto della Grotta, esso ottenne un punto fisso vicino alla vecchia capitale, sede del vescovato e della nobiltà maltese. Fiero di tale prezioso acquisto, l’Ordine cercava di organizzare nel migliore dei modi possibili la diffusione del culto del sacro luogo dentro e fuori di Malta.


I celebri visitatori del Grand Tour non mancarono di visitare la Grotta. Essa iniziava a essere indicata nella cartografia, o incisa e pubblicata nelle relazioni di viaggio. Tra i visitatori illustri possiamo menzionare il gesuita Athanasius Kircher, l’inquisitore Fabio Chigi (futuro Papa Alessandro VII), Jean Coppin, Hieronymus Welsch, Wilhelm Schellinks, Jean Houel, Bartolomé Pancorbo de Ayala y Guerra (1745) e molti altri. Ecco come Pancorbo descrive la Sacra Grotta : «essendoci in silenzio si sente come una confusa voce, che causa un dolce movimento...Rendiamo grazie a Dio che è ammirabile nei suoi santi».

 

La Grotta ai giorni nostri


Accanto alla Grotta, nel collegio dove per due secoli e mezzo risiedevano i cappellani dell’Ordine addetti alla Grotta, si è sviluppato un museo con numerose opere d’arte che hanno come oggetto particolarmente il culto di San Paolo. I turisti e pellegrini possono ugualmente visitare sotto lo stesso collegio un interessante complesso di catacombe.
Il più illustre visitante della grotta in tempi recenti è stato S.S. Giovanni Paolo II nel maggio del 1990. L’indizione dell’anno Paolino (29 giugno 2008-29 giugno 2009) promulgato da S.S. Benedetto XVI ci incoraggia ad aumentare i nostri impegni per presentare nel miglior modo possibile la Grotta di San Paolo quale centro di preghiera e vera radice della nostra identità cristiana.

Anche dopo l’espulsione dell’Ordine Gerosolimitano da Malta nel 1798 ad opera di Napoleone, i successivi governi poterono conservare – grazie alla preveggente fondazione del Gran Maestro Wignacourt che acquistò molti terreni nell’isola di Gozo – un congruo numero di sacerdoti addetti al culto della Grotta. Quindi, il movimento di quotidiana preghiera con messe e officio divino continuò ininterrotto.
Col recente flusso di turisti, la Grotta è frequentata non solo come luogo d’interesse storico ed archeologico, ma anche come centro di preghiera dove i sacerdoti che accompagnano i gruppi di pellegrini possono celebrare la Messa del Naufragio di San Paolo a Malta.

Al fine di consolidare questa devozione, il Gran Maestro fondò un Collegio di cappellani addetti alla Sacra Grotta. Essi dovevano praticare una vita comunitaria sotto la giurisdizione temporale del Gran Maestro e spirituale del Gran Priore dell’Ordine, che comprendeva l’obbligo della recita quotidiana dell’Officio divino e di celebrare diverse Messe al giorno.
Il Gran Maestro garantì che la fondazione venisse dotata da sufficienti mezzi finanziari provenienti da terreni comprati all’isola di Gozo, affinché i frati collegiali potessero continuare a promuovere il culto del luogo santo e ad accrescerne il patrimonio artistico. La Grotta divenne così una Collegiata Gerosolimitana, dove la preghiera era continua anche se si dovette limitare il  movimento dei visitatori a persone illustri.

(RC n. 36 - Luglio 2008)