“Mi avvierò verso il fiume Galeso,
delizia delle lanute greggi,
e verso le campagne
su cui regnò lo spartano Falanto.
Quell’angolo di terra mi è gradito
più di ogni altro: colà il miele non è inferiore
a quello dell’Imetto,
e le bacche (dell’olivo) gareggiano
con quelle della verdeggiante Venafro;
a quel luogo Giove concede
una lunga primavera e miti inverni,
e le uve del colle Aulone,
caro a Bacco che lo feconda,
non hanno nulla da invidiare a quelle di Falerno”.
(ORAZIO, Odi , lib. II, ode 6, vv. 9-20)
Origini antichissime
Nel V sec. a.C. passò da un governo di tipo aristocratico a uno di tipo democratico che la portò, nel sec. IV a.C., sotto il governo del filosofo e matematico Archita durante il quale la città visse un periodo di floridezza, che segnò l’apice dello sviluppo tarantino e il riconoscimento di una superiorità politica sulle altre colonie dell’Italia meridionale.
Fiorenti furono i commerci, ricche le manifatture (erano famosi ovunque i suoi vasi di bronzo dalle eleganti decorazioni).
Nel 303, a causa della politica espansionistica dei tarantini, i Lucani si allearono con Roma, la quale tuttavia preferì concordare la pace con la città magno-greca; nei trattati fu inclusa una clausola in base alla quale veniva vietato alle navi romane di spingersi più ad oriente del promontorio Lacinio, e garantiva la piena indipendenza sancendo il predominio nel Mar Ionio e nell’Adriatico.
Nel 282 a.C., Roma inviò una flotta composta da dieci navi in soccorso degli abitanti di Thurii assediati dai lucani: per raggiungere Thurii, i romani dovettero oltrepassare il promontorio Lacinio, e pretesero di ormeggiare nel porto di Taranto, dimostrando di considerare ormai superato il trattato del 303.
Le guerre contro Roma
Nel 213 la città si schierò dalla parte di Annibale, ma riconquistata da Roma nel 209, fu punita severamente con la perdita di ogni libertà. Da allora per Taranto iniziò un lento processo di decadenza: prima fu trasformata in colonia romana, poi, eretta a municipio, perse la fisionomia di città greca. Roma dichiarò guerra a Taranto in soccorso della quale venne il Re dell’Epiro, Pirro, il quale dopo alcune vittorie iniziali, nel 275 fu sconfitto e abbandonò l’Italia.
Sotto il dominio bizantino
Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, Taranto si avviò verso un periodo di decadenza lungo ed inesorabile, a causa anche dello sviluppo progressivo del porto concorrenziale di Brindisi; fu invasa da goti, longobardi, quindi ungari e infine saraceni.
A seguito della guerra Greco-Gotica e la vittoria di Giustiniano, il generale Belisario la ripopolò, ma Totila con i suoi Goti fu sempre una spina nel fianco per il suo forte presidio. Fortificata dall’Imperatore Niceforo II Foca, restò di Bisanzio per un lungo periodo, finché fu conquistata definitivamente da Roberto il Guiscardo (1069), entrando a far parte del Regno di Napoli.
Nel Regno di Napoli
Con la perdita dell’indipendenza del Regno di Napoli, Taranto seguì le sorti di tutta l’Italia Meridionale entrando a far parte dell’autorità della Corona spagnola, la quale decise di fortificare la città, mentre lungo tutta la costa del “mar Grande” si costruirono numerose torri costiere di avvistamento.
Gli ultimi due secoli
Nel periodo napoleonico, e attraverso l’opera di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, la città acquista maggiore valenza militare. Furono infatti costruite nuove caserme e fortificazioni, come il Forte de Laclos sull’Isola di San Paolo.
Partecipò ai moti del 1848 e, dopo l’unità nazionale, venne istituita la Base Navale con l’Arsenale Militare Marittimo; venne abbattuta la parte occidentale del Castello Aragonese e trasformato l’antico fossato in un canale navigabile, le cui due sponde opposte saranno congiunte dal Ponte Girevole, dando inizio all’espansione oltre il canale con nuove costruzioni edilizie.
Le spedizioni coloniali in Africa decise dall’Italia, furono vissute dalla città come grande opportunità economica, soprattutto in virtù della crisi che l’industria dei mitili e delle ostriche attraversò per via dell’epidemia di colera del 1910.
Nella Prima Guerra Mondiale Taranto assunse un ruolo di primo piano con il suo arsenale e con i nuovi Cantieri Navali Franco Tosi, per la riparazione e la costruzione delle navi da guerra.
Durante la Seconda Guerra Mondiale Taranto cominciò ad affermarsi come importante centro industriale e commerciale grazie alla sua posizione strategica nel Mar Mediterraneo.
Il dopoguerra fu all’inizio molto duro ma pian piano intorno agli anni ‘60 fabbriche e industrie sorsero un po’ ovunque. Nel 1965 venne inaugurato dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat il “IV Centro Siderurgico Italsider”, uno dei maggiori complessi industriali per la lavorazione dell’acciaio in Europa, mentre il 25 giugno 2004 venne inaugurata in mar Grande la nuova Stazione Navale della Marina Militare Italiana, dotata di alcune infrastrutture NATO.