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Radici Cristiane n. 93 - Aprile
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Il discernimento delle visioni

Nella storia della spiritualità cristiana è capitato che gli angeli siano apparsi. Famose sono alcune apparizioni di san Michele Arcangelo. Quelle delle visioni, però, è un campo in cui non è facile il discernimento, perché, se è vero che possono essere volute da Dio, è pur vero che possono essere causate anche dagli angeli cattivi, nel senso che i diavoli hanno la possibilità di originare visioni.

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La questione più importante per capire se una visione sia vera non è solo vedere se c’è o meno l’imbroglio umano. Indubbiamente è questa la prima indagine da fare, ma non basta. Nel senso che qualora fosse evidente che non c’è imbroglio umano, bisogna necessariamente passare ad altro. Ovvero bisogna vedere se la visione viene dal “piano di sopra” o dal “piano di sotto”, cioè viene da Dio o dal diavolo.

 

I tre tipi di visione

Fermo restando che Dio può comunicare nella forma che vuole e che i diversi tipi di visione possono anche essere simultanee (è il caso di quella che toccò a san Paolo sulla via di Damasco), c’è indubbiamente tra esse una gerarchia, nel senso che non tutti i tipi di visione hanno lo stesso valore. Più importanti sono le intellettuali, poi le immaginarie e quindi le corporali che sono quelle che più si offrono ad inganni e ad illusioni.

Iniziamo da queste ultime. Queste sono visioni esterne o, appunto, “corporali” e vengono anche dette “apparizioni”. In esse il senso della vista percepisce una realtà oggettiva naturalmente invisibile all’uomo. Dunque, le celebri apparizioni mariane (La Salette, Lourdes, Fatima) fanno parte di questa tipologia. 

Le visioni immaginarie sono invece rappresentazioni sensibili totalmente circostritte all’immaginazione. Queste si presentano allo spirito soprannaturalmente, avverbio quest’ultimo importante, perché in esse vi è una chiarezza superiore alle realtà fisiche esteriori.

Quindi abbiamo le visioni intellettuali, ovvero una conoscenza soprannaturale prodotta da una semplice visione dell’intelligenza senza impressione o immagine sensibile. Verrebbe da chiedersi: in che senso queste visioni intellettuali differiscono dalle ordinarie e naturali percezioni dell’intelligenza?

La risposta è molto semplice. Esse differiscono in merito all’oggetto, alla durata e agli effetti. In merito all’oggetto, perché ordinariamente (ma non necessariamente) l’oggetto di questo tipo di visioni supera le forze naturali dell’intelletto; e qualora non le superasse, il soprannaturale è sempre evidentissimo. Il contenuto, che sorpassa le certezze più evidenti della ragione, è improvviso e non scaturisce dalla lentezza del ragionamento.
Differiscono in merito anche alla durata, perché, mentre i pensieri naturali svaniscono molto presto, le visioni intellettuali durano molto tempo: giorni interi, settimane, mesi, perfino anni.


Le visioni intellettuali differiscono anche per gli effetti, perché tali visioni producono  inequivocabilmente nei veggenti un amore straordinario, una pace inconfondibile, il desiderio del Paradiso, un disgusto per tutto ciò che non ha attinenza con Dio.

Le visioni intellettuali sono assolutamente certe. Santa Teresa d’Avila scrive in proposito: «(…) il Signore s’imprime nell’anima con una conoscenza così chiara che non è più possibile dubitarne (…), l’anima n’esce poi con tanta sicurezza che il dubbio non ha forza».

 

I criteri di discernimento

1) Lo stato interiore del veggente al momento della visione. Le visioni di Dio – come dice Vallgornera – producono in principio grande timore, poi, immediatamente dopo, riempiono l’anima di amore, di umiltà e di pace. Le forze spirituali dell’anima si riprendono, ed ella si dà con maggiore energia alla pratica delle virtù eroiche. Le visioni causate dal demonio, invece, incominciano con soavità, ma poi mostrano i loro cattivi frutti: l’anima si turba, diventa presuntuosa e superba. Le apparizioni fanno parte del genere delle visioni e, prima di parlare dei criteri di discernimento, vediamo di chiarire cosa esse siano davvero e in che tipologie possano dividersi. 

2) L’ortodossia. Se nelle visioni vi sono dei messaggi, questi devono essere conformi agli insegnamenti del Magistero della Chiesa. San Paolo dice: «Se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema!» (Galati 1,1).

3) Lo stato morale del veggente. Di per sé la visione è gratia gatris data, cioè il dono che Dio fa a un cristiano non direttamente per il suo bene personale, ma per il bene degli altri e per l’utilità della Chiesa. In tal modo la visione si differenzia dalla gratia gratum faciens, che è il dono che conforma la persona stessa a Dio.

Ciò vuol dire che, di per sé, il carisma della visione non implica la santità del veggente. Si può parlare solo di “convenienza” della santità del veggente relativamente alla visione. Ma attenzione, prima abbiamo detto che le visioni causate da intervento demoniaco turbano il veggente rendendolo presuntuoso e superbo. E infatti, prescindendo dalla santità del veggente, c’è una virtù che, se le visioni sono autentiche, non può non esserci nel veggente stesso, ed è l’umiltà.
Per esempio: il non cercare il favore straordinario di Dio costituito dalla visione, il non compiacersene, ricercare piuttosto la discrezione e il nascondimento, accettare l’esame dell’autorità e degli esperti, il convincersi di non aver ricevuto nulla da un tale dono.

4) I “frutti” delle visioni. È questa la norma per eccellenza del Vangelo: «Dai loro frutti li riconoscerete» (Matteo 7,16). Le visioni (soprattutto quelle che vogliono rivolgere un messaggio oltre il veggente) devono suscitare conversioni, che però – si badi bene – devono essere veramente tali e durature. Inoltre sono importanti anche eventuali miracoli, sempre che siano strettamente legati alla visione in  questione.

 Come discernere le visioni?

Come abbiamo già detto, per le visioni intellettuali non ci sono problemi, nel senso che è facile verificare se esse sono vere o false, dal momento che includono una certezza indiscutibile. I problemi invece si pongono per quanto riguarda il discernimento delle visioni immaginarie e corporali: in queste, infatti, può insinuarsi tanto il diavolo quanto la fantasia. Si possono individuare almeno quattro criteri:

Tanquerey nel Compendio di teologia ascetica così definisce le visioni: «Percezioni soprannaturali di un oggetto naturalmente invisibile all’uomo». Sant’Agostino dice che le visioni possono essere di tre tipi: corporali, spirituali (o immaginarie) e intellettuali. Questa divisione è stata accettata anche da san Tommaso, ma nel tempo, per il secondo tipo, si è preferita la definizione di “immaginarie” a quella di “spirituali”. (RC n. 36 - Luglio 2008)