Alcuni santi molto popolari lasciano un’impressione ambivalente: se da una parte li si sente vicini, perché spesso menzionati o visti in immagini, dall’altra parte non se ne sa altro che un dettaglio biografico isolato, o poco più di questo. È quanto avviene spesso con santa Elisabetta d’Ungheria.
In Germania abbondano ospedali intitolati a lei. In tante chiese vediamo le sue immagini e persino i protestanti la ricordano. Eppure non è facile mettere a fuoco chi era. Cerchiamo di farlo ora, analizzando il suo contesto storico e religioso, al fine di capire meglio la sua figura nell’emblematico dibattito sulla povertà del XIII secolo.
Ella nacque precisamente 8 secoli fa, il 7 luglio 1207 in Ungheria ma visse dai quattro anni nella corte del Landgraf di Turingia, promessa sposa dell’erede, e morì in Assia, regione ancora unita alla Turingia, nel 1231. Perciò a volte viene chiamata santa Elisabetta di Ungheria e a volte di Turingia.
L’epoca di santa Elisabetta
Papa Benedetto XVI ha scritto al cardinale di Esztergom-Budapest, Péter Erdö, in occasione di questo centenario, che Elisabetta «nacque in un contesto sociale ancora segnato da una recente evangelizzazione». Il riferimento è all’Ungheria. Ma, come detto sopra, ella si trasferì in Germania in un momento storico segnato da una svolta di prospettive nell’Europa occidentale.
La “primavera della fede” dà i primi segni di stanchezza in diverse regioni e scoppiano persino guerre di religione interne, come quella degli albigesi. Anche le Crociate segnano la società, la cultura, l’economia dell’epoca. Non tutti sanno che, attorno al 1200, s’introducono imposte per finanziarle che scatenano una serie di conseguenze sia nella società che nella pubblica amministrazione.
D’altra parte, la Provvidenza suscita personalità che cambieranno definitivamente il volto della Chiesa e della cristianità: san Francesco di Assisi (1182-1226), san Domenico (1170-1221) e loro discepoli quali sant’Antonio di Padova (1195-1231) e san Tommaso d’Aquino (1225-1274).
Santa Elisabetta appare nel punto in cui un’epoca finisce e un’altra sorge. La chiesa a lei dedicata e dove riposa a Marburg ne è l’emblema, essendo la prima in stile gotico costruita in Germania.
Matrimonio adolescenziale e vedovanza prematura
Elisabetta è figlia di Andrea II di Ungheria e Gertrude von Andechs (sorella di santa Edvige). Il suo promesso sposo Luigi di Turingia assunse la regenza nel 1217 a 17 anni, sposando Elisabetta a 21 anni, quando lei ne aveva 14. A Wartburg, il principale castello dei conti sovrani di Turingia, Elisabetta adempì esemplarmente i suoi doveri di sovrana, sposa e madre, dando inizio a una intensa attività di sollievo in favore dei poveri e malati.
Il conte Luigi sempre difese sua moglie dalle accuse rivoltale di dilapidare il patrimonio dello Stato in opere di carità. Nel 1223 la principessa prese contatto con i francescani aiutandoli a stabilirsi a Eisenach. Tre figli ebbe dal marito (e protettore) prima che questo, in procinto d’imbarcarsi per la Quinta Crociata, morisse a Otranto.
Ella aveva promesso a Cristo di non risposarsi in caso di vedovanza. Il cognato Enrico, che avversava fortemente le sue opere, prese la reggenza della Turingia ed Elisabetta si ritirò a Marburg, dove impiegò i soldi della sua eredità allo scopo di fondare un ospedale per indigenti. Un fatto particolarmente notevole se si considera che la principessa ungherese aveva vissuto fino ad allora in una delle corti più ricche dell’epoca.
Consacrazione definitiva e totale ai poveri
Questa dedizione ai poveri è una dei tratti di spicco della santa. Non soltanto fonda opere di carità, cosa assai comune fra i grandi del tempo, ma si consacra in prima persona alla cura di malati e poveri secondo l’insegnamento di san Francesco e ciò lo fa con inusitata radicalità, giungendo persino a dare scandalo nel suo ambiente.
Come già detto, il carico fiscale era cresciuto per via delle crociate. Ci furono serie dispute per questo fatto fra alcuni clerici e i Papi. Onorio III scomunicò quelli che si rifiutavano di fare i dovuti versamenti. Queste imposte ebbero un impatto diretto sulle opere di carità, che finora avvenivano quasi esclusivamente per opera dei monasteri e conventi.
Mentre la santa spendeva a piene mani per i poveri, lasciava trasparire dai suoi atteggiamenti un netto rifiuto delle ingiustizie. Quando venivano serviti cibi che ella sapeva essere acquistati con soldi ricavati da imposte troppo gravose sui contadini o, peggio ancora, dall’usura, lei e le sue dame di corte se ne astenevano. Filava la lana e mangiava il pane nero, cose ritenute stravaganti nel suo ambito sociale. Nell’ospedale si mise abiti grezzi e faceva i lavori più umili.
Povertà evangelica e pauperismo ereticale
Santa Elisabetta morì ventiquattrenne il 17 novembre 1231, a quanto pare sfinita dalle fatiche dei lavori in favore dei malati. Subito incominciarono i pellegrinaggi al suo sepolcro nella cappella dell’ospedale. Più tardi le reliquie furono collocate in una magnifica arca dorata tuttora esistente.
A questi pellegrinaggi mise fine il protestante Filippo I di Assia, che fece ritirare le reliquie per cancellare la devozione popolare. A parte il cranio, che si trova nel convento di Santa Elisabetta a Vienna, s’ignora il destino finale delle altre sue spoglie.
Già nel 1232 fu creata una commissione per esaminare la sua vita e nella festa di Pentecoste del 1235 venne canonizzata da Gregorio IX, nel quadro di un ben studiato programma per rilanciare presso il popolo le virtù cristiane, in particolare la retta pratica della povertà, proponendo l’esempio di grandi modelli: Gregorio IX canonizzò san Francesco (1228), san Domenico (1232) e sant’Antonio (1232).
Sì, perché alla fine del secolo XII e agli inizi del XIII sorsero movimenti ereticali, in particolare albigesi e valdesi, che formulavano una critica serrata contro il possesso di ricchezze da parte della Chiesa, appellandosi a modelli di povertà squilibrati e affetti da pauperismo.
Secoli più tardi le stesse idee sono state riprese dai “teologi della liberazione” e consimili. Ma il dibattito ricchezza-povertà mascherava (e maschera) ben altre concezioni non ortodosse sulla fede.
San Francesco e san Domenico hanno impersonato nella loro vita l’ideale della povertà vissuta eroicamente, costruendo in tal modo una vera diga contro i movimenti eretici. La povertà, per essere virtuosa, deve toccare l’ambito delle vite personali anziché delle istituzioni, che invece hanno bisogno dei beni materiali per espletare le loro missioni.
Nelle sue forme estreme, il pauperismo fa affiorare sempre l’odio gnostico della materia. Nella vera povertà evangelica invece, l’uso anche abbondante della ricchezza a buoni fini non compromette il distacco personale dai beni materiali.
La perfezione di un esempio
Ne è un esempio luminoso santa Elisabetta che abbandonò tutte le comodità per vivere volontariamente in povertà, totalmente dedita ai malati e agli indigenti, nella sequela di san Francesco, il quale aveva lasciato tutti gli agi della casa paterna. La giovane magiara seguì questi ideali seguendo i consigli del suo confessore Corrado di Marburg, nominato apposta dalla curia papale.
Molti storici ritengono Corrado una persona rude, primitiva, fanatica, ingiusta, che abusò persino della sua carica d’inquisitore per disfarsi da avversari. Già nella corte, egli domandava di Elisabetta pratiche difficili da compiere come sovrana. Sono noti i quadri dove si vede frustare la santa mentre egli canticchia i salmi.
Se fosse vero questo giudizio degli storici, solo deporrebbe in favore della santità di Elisabetta che accettò di ubbidire un chierico difettoso, qualcosa di molto più arduo che dover ubbidire uno virtuoso.
Per Elisabetta l’ubbidienza al confessore era tuttavia una condizione assoluta per essere sicura di non travalicare lo spirito cattolico nella pratica della povertà e non cedere alle sirene degli eretici pauperisti, ormai presenti anche in Turingia.
Comunque è documentato che Corrado di Marburg vigilò sempre affinché la situazione finanziaria delle opere di Elisabetta non tracollasse a causa di slanci troppo generosi, e che la santa prendesse misure di prudenza per non ammalarsi nel contatto con gli infermi.
Tutto indica che mentre ella cercava una vita d’imitazione di Cristo sulla scia di san Francesco, il confessore si sforzava per incanalarla entro limiti comprensibili ai criteri del tempo, anche al fine di evitare che fosse presa per matta o settaria, il che causò alcune tensioni fra il confessore e la sua penitente.
Una immediata e universale fama di santità
Subito dopo la sua morte iniziò la devozione popolare. Questo fatto, oltre ai miracoli ben documentati, portò alla sua rapida canonizzazione. Tuttavia il processo di canonizzazione andò avanti in mezzo a numerosi ostacoli. Seicento testimoni, catalogati per età, sesso, indirizzo, professione ed eventuale malattia, furono interrogati non senza arguzie e trappole per vedere fin dove raccontavano il vero.
I miracoli si riferiscono principalmente a guarigioni. I documenti attinenti ritraggono bene il contesto in cui vissero queste persone, i rapporti con i loro vicini, con la famiglia, la vita di preghiera, le abitudini, ecc. La maggioranza dei guariti sono donne o bambine di meno di 10 anni.
Ci sono persone che erano state dichiarate inguaribili dai medici: storpi, dementi, cechi, sordomuti, alcolisti, che invece si rialzano sani dopo stendersi sulla sua tomba a Marburg.
Vi arrivano pellegrini di ogni condizione, persino l’Imperatore Federico II. L’Ordine Teutonico che commissionò la costruzione nel 1235 della chiesa gotica in onore della santa, la scelse come la sua seconda patrona.
Santa Elisabetta, la sua vita, i suoi miracoli, divennero una sorgente inesauribile d’ispirazione per pittori, scultori e fabbricanti di vetrate. Le opere più pregevoli si trovano nella chiesa a lei dedicata a Marburg, tutte in stile gotico, ma spiccano anche i 23 quadri sulla sua vita nell’ospedale dello Spirito Santo a Lubecca. Statue e pale d’altare che la ritraggono si sparsero in tutto il mondo.
Interessante segnalare che nel 2004 a Houston, nel Texas, fu costruita una replica della chiesa di Santa Elisabetta a Marburg.