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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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E' uscito il numero 71 di Gennaio

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Tesori sopravvissuti al tempo e alla Rivoluzione

La terra francese di Borgogna conserva numerosi segni delle epoche passate e racconta la sua vicenda a chi attraversi le sue valli meravigliosamente verdi e le sue città stratificate. Dalla preistoria all’età romanica, ai nostri giorni, il visitatore è coinvolto in un emozionante viaggio tra le vestigia di ciò che fu e di ciò che è ancora fortemente vivo.

di Michela Gianfranceschi

Nel XIII secolo il cronista Guglielmo il Bretone esclamava: «Terra fertile! Borgogna ricca quasi in ogni sua parte». Ancora oggi è così agli occhi di chi desideri percorrere le vie di questa regione della Francia, tra i folti e luminosi boschi e lo sconfinato verde dei prati, con gli animali al pascolo. I filari di vigne e il dolce declivio delle colline scandiscono il ritmo di un viaggio all’interno della natura, della storia e dell’arte, immerso nel cuore d’Europa.

Un linguaggio architettonico comune
La terra di Borgogna fu contesa fin dalle epoche preistoriche, come testimoniano i molti reperti che sono oggi conservati nei musei archeologici cittadini. Poi vi si insediarono i celti; i romani la strapparono a Vercingetorige nel I secolo a.C., e a noi rimangono innumerevoli segni del passaggio della grande civiltà.
Fin da allora la produzione della vite divenne determinante nell’economia del territorio, così come il commercio del ferro, del sale, dei cordami, della lana e delle stoffe lavorate che rendevano la zona un vivace e soprattutto ricco crocevia di scambi con i territori circostanti.
Poi l’architettura monastica romanica mutò per sempre il volto di una regione il cui fascino rimane sospeso tra il sacro e il profano, tra i luoghi della meditazione e della preghiera e successivamente il fasto della corte ducale, culla del gotico internazionale.
Macon, sul fiume Saône, è uno dei primi centri che si incontrano procedendo verso Nord nella Borgogna meridionale. Il sito era strategico, in quanto passaggio obbligatorio tra la città di Lione e il resto della regione, e fin dal III secolo a.C. fu un importante porto fluviale.
La sua antica cattedrale dedicata a Saint-Vincent è un buon paradigma per comprendere l’evolversi dell’architettura in questa zona nel corso dei secoli: osservando infatti le poche parti rimaste in piedi dell’edificio si distinguono con facilità i vari periodi, dal romanico dell’XI secolo alla parte alta delle torri, edificata tra il XIV e il XV secolo, definita da forme più agili e articolate.
Le numerose costruzioni religiose che si incontrano proseguendo il viaggio sono tutte caratterizzate da questa stratificazione di forme e culture architettoniche che vanno dal basso Medioevo al periodo Rinascimentale.
La basilica del Sacro Cuore a Paray-le-Monial, la cattedrale di Autun, dove è rimasta traccia del culto di Lazzaro, secondo cui Lazzaro e la Maddalena morirono proprio in questa regione. Le chiese di Notre-Dame e Saint-Benigne a Digione e ancora più a Nord, ormai nella zona della Champagne, la cattedrale di Troyes confermano il gioco di rimandi stilistici che accomuna le strutture architettoniche della Borgogna arrivando a creare un linguaggio comune e continuamente raffinato.
Altro esempio è la cattedrale Sain-Jean di Lione, città a Sud, esterna ai confini regionali, in cui si ritrova un nucleo costruttivo romanico, di ascendenza lombarda secondo alcuni studi, e tutt’intorno il proliferare di elementi costruttivi sempre più maturi che, nella loro osmosi, definiscono uno dei monumenti più completi e interessanti per la comprensione di quattro secoli di storia dell’arte.

Da Cluny ai monasteri cistercensi
Alle soglie dell’anno mille il duca Guglielmo d’Aquitania, anche conte di Macon, dona il sito di Cluny lungo le rive del Grosse affinché vi si stabilisca un nuovo centro monastico benedettino. L’atto di fondazione viene firmato l’11 settembre 910. La prima comunità formata da soli 12 monaci crescerà nel tempo: nel 981 l’abbazia inaugura un nuovo complesso monastico (Cluny II) e successivamente, sotto l’abate Hugues di Semur, nel 1088 si avviano i lavori per Cluny III, che sarà consacrata nel 1130 da Innocenzo II.
È questa la cosiddetta maior ecclesia, il capolavoro dell’arte romanica, il più grande santuario della cristianità fino alla riedificazione nel XVI secolo di San Pietro in Roma. Influenze occidentali e orientali determinano una pianta che fa convivere il forte senso di centralità con le maestose navate alte fino a trenta metri. Tutte le coperture sono a volta; circa milleduecento capitelli arricchiscono la decorazione interna, insieme agli affreschi e alle scintillanti vetrate.
Affreschi meravigliosi (datati tra il 1109 e il 1122), dipinti probabilmente dalla stessa scuola attiva a Cluny, sono tutt’ora visibili nella deliziosa cappella dei monaci di Berzé-la-Ville, sperduta nel verde della campagna nei domini dell’abbazia, dove, secondo la tradizione visse gli ultimi anni della sua vita l’abate Hugues de Semur.
Il luogo di preghiera deve essere secondo la mentalità cluniacense talmente bello da togliere il respiro e permettere al fedele di vivere un’esperienza trascendente. La chiesa diventa così il “sagrato degli angeli” tramite cui avvicinarsi a Dio nella preghiera.
Da altri presupposti muoverà la riforma all’interno dell’ordine benedettino che si sviluppa nell’abbazia di Citeaux, fondata a sud di Digione nel 1098 da Etienne Harding e Robert de Molesme. Il movimento, conosciuto come cistercense (da Citeaux appunto), predicava e metteva in pratica un ritorno alle origini e alla purezza della regola benedettina.
Si eliminarono gli eccessi, nella vita quotidiana dei monaci e nelle espressioni artistiche; anche l’architettura subì una radicale trasformazione, nell’ottica di una maggior semplicità. L’esuberanza decorativa distrae l’uomo dalla preghiera, mentre il richiamo a forme stilizzate ancestrali e simboliche facilita la concentrazione e la meditazione.
Anche se la Rivoluzione del 1789 ha distrutto sistematicamente moltissime opere religiose, arrivando, oltre ad abbattere gli edifici (Cluny fu quasi interamente rasa al suolo), a scalpellare minuziosamente le sculture sui portali delle chiese, la Borgogna permette ancora oggi di visitare alcune delle più importanti costruzioni cistercensi quali la basilica di Vezelay, dove San Bernardo predicava la II Crociata; l’abbazia di Pontigny fondata nel 1114 su un terreno donato dallo stesso Etienne Harding; Clairvaux, fondata nel 1115, che è oggi divenuta il carcere di massima sicurezza della Francia; e infine la meravigliosa abbazia di Fontenay, fondata nel 1119 e oggi gestita da privati.
Qui, all’interno di un giardino all’italiana si ergono gli edifici appartenenti all’antico monastero. L’interno della chiesa è un luogo metafisico, dominato dalle spade di luce trasversali che tagliano le tre navate e conferiscono un’altra dimensione agli spazi. In fondo, nell’abside, la luce disegna le finestre nell’oscurità. Tutto è pace e silenzio in un luogo che si può soltanto definire mistico.

 

(RC n. 29 - Novembre 2007)