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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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E' uscito il numero 71 di Gennaio

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Cha fine hanno fatto i campanili?

Spariscono i campanili, crescono i minareti.

di Emanuele Gagliardi

Spariscono i campanili, crescono i minareti. E gli italiani (non solo loro, in verità) stanno a guardare… Ministri, deputati e mass media strizzano l’occhio all’“orgoglio gay”, si inzuccherano le labbra con “multiculturalità”, “integrazione”, “dialogo”, “politically correct”, “libertà d’espressione”, ma tacciono – o, comunque, parlano molto poco – quando il bersaglio è la Chiesa, il Papa, la religione cristiana verso cui tutta la cultura occidentale, volente o nolente, ha un debito.

Ne parliamo con Camillo Langone, editorialista de Il Giornale, Il Foglio e autore di diversi libri, tra cui Il collezionista di città e La vera religione spiegata alle ragazze (che uscirà a fine ottobre per i tipi della Marsilio).

Dalla politica all’architettura, dalla società all’arte: i simboli cristiani scompaiono dai panorami del nostro Paese. Cosa ne pensa?

Che scompaiano dalla società è abbastanza normale, visto che la società non è più cristiana. È molto più anomalo che scompaiano dalle chiese. C’è una tendenza iconoclasta e quindi anticristiana in gran parte dell’architettura cosiddetta sacra contemporanea.
Un esempio è la chiesa romana di Tor Tre Teste, opera dell’architetto Richard Meier, con campanile e croce accuratamente mimetizzati. Campanili e croci sono odiatissimi da questi progettisti, che infatti non sono cristiani, ed evidentemente non piacciono più nemmeno ai vescovi che commissionano i lavori, che cristiani dovrebbero essere.

In un suo articolo lei parla di una “chiesa del silenzio” ben diversa da quella perseguitata nei Paesi comunisti ai tempi della guerra fredda. Di che si tratta?

Le nuove chiese del silenzio differiscono dalle vecchie perché a loro nessuno impone di tacere, lo fanno spontaneamente. Per il puro piacere di arrendersi al mondo e quindi al suo principe.
Una chiesa del silenzio che conosco bene è quella di Parma, rimasta zitta e muta dopo la notizia che il comune costruirà una grande Fontana delle Religioni dove la Croce sarà affiancata dalla Stella di David e dalla Mezzaluna.

La resa dell’identità in nome dell’“islamic correct” ci salverà dal terrorismo?

No di sicuro, visto che molti Paesi musulmani sono devastati dal terrorismo e dalla guerra civile che è sempre anche guerra religiosa. Il Corano, che in quei Paesi è alla base di tutto, si presta a diverse e più o meno bellicose interpretazioni e siccome non esiste un’autorità religiosa suprema le controversie rimangono irrisolte nei millenni, con periodici bagni di sangue. La violenza è insita nell’islam.

L’immigrazione può essere un “valore aggiunto” nella realtà sociale di una nazione?

L’immigrazione è necessaria perché gli italiani, di pari passo con la scristianizzazione del Paese, hanno smesso di fare figli a sufficienza. Se l’immigrazione fosse guidata, controllata, programmata, se gli immigrati provenissero esclusivamente da zone cristiane quali l’America Latina, l’Africa Nera, l’Est Europeo, le Filippine ecc., sarebbe senz’altro un valore aggiunto.
Ma visto che i controlli non esistono, che i delinquenti non vengono respinti alle frontiere e che la componente musulmana è molto forte, l’immigrazione è oggi per l’Italia un valore sottratto.

Ritiene possibile l’integrazione con gli immigrati musulmani?

Gli immigrati musulmani si possono integrare solo convertendoli. Ma sia chiaro che dopo, o durante, bisognerà convertire anche gli italiani. Come avrebbe detto il generale De Gaulle: “vasto programma”.

“Orgoglio gay”, “orgoglio lesbo”, “unioni di fatto”… e i media vanno in sollucchero! Quanta colpa hanno tv, radio e giornali nello sbiadirsi dell’“orgoglio cristiano”?

I media sono anticristiani quasi in blocco e quindi hanno le loro colpe circa la scristianizzazione del Paese, ma comunque i nostri connazionali non aspettavano altro. A loro interessano solo le vacanze, le automobili e i telefonini.

Le caricature di Maometto pubblicate nel 2005 sul quotidiano danese Jyllands-Posten hanno suscitato in tutto il mondo reazioni violentissime da parte dei musulmani. Dinanzi agli insulti alla Chiesa dal “pulpito” mediatico (in diretta su Rai Tre) del concertone del 1º Maggio, alle minacce e le ingiurie al Papa e al presidente della CEI sui muri di varie chiese italiane, c’è stato lo sdegno del Centrodestra e qualche debole replica (d’ufficio) di alcuni esponenti del Centrosinistra. Non risulta che qualcuno sia sceso in piazza per difendere il Papa e la Chiesa. Quale le sembra la reazione più giusta?

Bisogna reagire, sempre, ma francamente ho dubbi sui metodi. Sono anch’io alla ricerca del metodo efficace che però non ho ancora trovato. Auspico e nello stesso tempo temo le manifestazioni di piazza, perché mi sembra sia pericoloso contarci: in molti italiani l’appartenenza politica è più forte di quella religiosa e come si sa i cattolici di sinistra (ma non solo loro) sono di norma molto tiepidi nel difendere il Papa.

Lei ha intervistato vari personaggi celebri che non si vergognano di definirsi cattolici. Ve ne sono altri, a sua opinione, che tacciono la loro fede per non contrastare l’establishment mediatico?

Potrei fare un lungo elenco perché in realtà i cattolici praticanti sono numerosi in ogni ambiente, anche in quelli più insospettabili delle arti e dei media. Il problema è che quasi tutti vivono la loro fede in modo silenzioso e intimistico, puramente devozionale. Il mio obiettivo è stanarli, spingendoli a testimoniare in modo visibile, così come ha chiesto Gesù Cristo nel Vangelo.

(RC n. 29 - Novembre 2007)