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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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E' uscito il numero 71 di Gennaio

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Cranach il Vecchio: l'uomo che diede un volto alla sua epoca

Una importante mostra al Museo Städel di Francoforte ci mostra il paradosso di questo grande artista: amico di Lutero, non si rifiutò di lavorare anche per gli avversari dell’ex agostiniano, come Alberto di Brandeburgo. Con la sua arte a trecentosessanta gradi, egli è il vero cronista della Germania del Cinquecento.

di Matthias von Gersdorff

 
Fino al 23 febbraio scorso è rimasta aperta nella pinacoteca di Francoforte, lo Städel, una memorabile mostra con più di cento dipinti del famoso pittore degli inizi del Cinquecento Luca Cranach il Vecchio (1472-1553). Le opere esibite provenivano dallo stesso Städel ma anche da grandi musei come gli Uffizi di Firenze, la National Gallery di Londra, il Prado di Madrid, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, la Pinacoteca di Dresda, etc.

L’importante e prolifica bottega di Cranach, nato a Kronach in Franconia, ebbe la sua sede a  Wittenberg. Da essa uscivano dipinti per castelli e chiese, ritratti dei grandi contemporanei, silografie a colori con oro e argento, nonché tappezzerie e decorazioni per grandi feste. 

 
La Wittemberg d’allora

La provinciale Wittenberg odierna ci potrebbe trarre in inganno. Al suo tempo Wittemberg costituiva invece la fucina delle idee progressiste, e persino contestatarie, nel Sacro Impero. La sua università, da poco fondata (1502), riuniva le teste più note dell’epoca: Martino Lutero, Filippo Melantone, Giovanni von Staupitz (il suo primo rettore), Andrea Bodenstein, Nicola von Amsdorf e diversi altri che sarebbero divenuti i protagonisti religiosi e intelletuali della Rivoluzione Protestante.

La grande figura politica del movimento protestante fu indubbiamente il Duca Federico il Magnanimo, principe elettore di Sassonia, protettore dell’università e dei suoi professori. Egli risiedeva a  Wittenberg e assicurò a Martin Lutero la libertà necessaria per diffondere le sue tesi eterodosse in tutta la Germania.
Tale dunque era il contesto dove viveva e dipingeva Luca Cranach, cioè nell’epicentro delle scosse religiose e politiche che cambiarono volto alla Germania e all’Europa nel secolo XVI.

Un artista prolifico e motivato

Si calcola che la produzione di Cranach e della sua bottega si aggiri intorno alle 2500 opere. Vista l’importanza di Wittenberg per l’Umanesimo e il Rinascimento tedeschi, non sorprende che egli sia ritenuto il ritrattista per eccellenza del suo tempo.
Cranach è nell’immaginario collettivo quasi il pittore ufficiale della riforma tedesca, colui che ha dotato d’immagine grafica il Protestantesimo con i suoi diversi ritratti di Lutero (realizzati dall’epoca che era monaco agostiniano fino a subito dopo la morte) e dei suoi primi correligionari, come Melantone e Federico di Sassonia. 

In realtà, Cranach non è solo il ritrattista quasi ufficiale dei capi luterani ma anche quello che ha dipinto i dettami della nuova dottrina in alcuni quadri che mostrano, per esempio, la giustificazione per la sola fede e l’inutilità, allo scopo, delle buone opere. Cranach dipinse, sempre a titolo esemplificativo, una sequenza che ritrae la carità nell’innocenza del paradiso terrestre, per mettere in risalto che il bene proviene direttamente dalla fede e non dalle opere.

 
Ma dipinse anche per la reazione cattolica

Comunque la mostra di Francoforte si propone di rivedere la fama di Cranach come pittore esclusivamente legato al Protestantesimo. Certo che egli raffigurò le grandi personalità e le tesi teologiche del movimento riformistico, pur tuttavia non rifiutò di raffigurare contemporaneamente certe tematiche e certe personalità cattoliche.

Si vede che per lui, grande artista ma nondimeno uomo d’affari, le esigenze dei committenti contavano assieme agli ideali religiosi. Mentre dipingeva Lutero e Caterina von Bora, l’ex suora da lui sposata, Cranach ritrasse il cardinale Alberto di Brandeburgo, arcivescovo di Mainz, colpevole secondo Lutero di mercimonio di indulgenze per costruire la Basilica di San Pietro, episodio detonatore della sua ribellione antiromana. 
L’arcivescovo fu più volte raffigurato da Cranach nelle vesti di san Girolamo, un ricorso frequente all’epoca per simboleggiare l’intellettuale universale; una vera moda inaugurata da Erasmo.

E Cranach non dipinse soltanto il cardinale Alberto di Brandeburgo ma anche innumerevoli Madonne, santi e martiri, tutti soggetti non particolarmente riveriti dai seguaci di Lutero. Egli e la sua bottega ricevettero infatti più di 300 committenze di opere antiriformiste fra il 1520 e il 1530 per la città di Halle e altre città della Sassonia.

Alberto di Brandeburgo si distinse anche per essere un mecenate d’arte e perciò si annoverò fra i principali clienti del grande pittore. Questo aspetto del cardinale è frequentemente ignorato nei testi storici, in cui viene presentato come un avido commerciante di indulgenze che sfruttava l’ingenuità popolare, riecheggiando così nei secoli la polemica che gli mosse Lutero.
Anche il fatto che la stessa arte cattolica cambiò molto dopo Trento contribuì a non far apprezzare bene l’opera di apologetica artistica del porporato. Solo negli anni recenti si è rivalutato a dovere questo aspetto della rilevante personalità, soprattutto grazie ad una mostra dei quadri da lui ordinati per Halle prima di dover fuggire verso sud, perseguitato dai protestanti.

In diverse cattedrali cadute successivamente in mani protestanti, si trovano ancor oggi queste committenze che contengono elementi chiaramente antiluterani. Va sempre ricordato che all’inizio il Protestantesimo avanzò a fatica, specialmente nelle città. Per molto tempo le due confessioni convissero assieme, disputandosi il campo in modo pacifico, ognuna avvalendosi dell’arte come strumento di missione. In tali circostanze nessuno si stupiva se Cranach dipingeva per entrambe le parti.

Man mano che la situazione si definiva e molti dei suoi clienti prendevano la via dell’esilio, certe sue opere “cattoliche” passarono ad ambienti protestanti e da quel contesto si diffusero nel mondo. Uno degli esempi più interessanti di arte tuttora “cattolica” di Luca Cranach è un dipinto della Vergine col Bambino nella cattedrale di San Giacomo ad Innsbruck. Esso fu pubblicamente venerato dai cattolici durante la Guerra dei Trent’Anni, fu oggetto di pellegrinaggi e fu anche copiato alcune dozzine di volte!

Un altro Rinascimento

Cranach va chiaramente inquadrato in quel gruppo di pittori del Rinascimento tedesco della prima metà del secolo XVI, che svilupparono uno stile abbastanza diverso da quello del Rinascimento italiano. Di esso fanno parte i due Holbein, Altdorfer, Dürer, Grünewald, Baldung Grien e Burgkmair.
Una delle caratteristiche più spiccate nel Rinascimento tedesco è il paesaggio che, molte volte più dei personaggi, crea l’ambiente del dipinto. Paesaggi esaltati, a volte un tanto fantastici, agresti e tortuosi. I paesaggi di Cranach e compagnia sembrano sentire e patire il motivo centrale del dipinto, proclamando la loro partecipazione “emozionale” ai fatti descritti. Sono molto ricchi in dettagli e vogliono documentare un’ampia conoscenza della fauna, della botanica e della geologia a nord delle Alpi. Le fisionomie sono meno idealizzate di quelle di Raffaello e dei contemporanei italiani ma più realiste e sofferte. I vecchi sono veramente vecchi, i malati lo sono davvero.

Nel suddetto gruppo tedesco Cranach non spicca per grande genialità. Rare volte raggiunse la qualità di Dürer o di Altdorfer. A volte i suoi quadri sono un tanto stereotipati e populisti. Buona parte della sua fama si spiega per i magistrali ritratti, sempre di grande acutezza psicologica, che non fanno sconti sui tratti morali impressi nel volto dei suoi personaggi.

Da ritrattista egli si formò nei circoli umanisti che in cui si cercava di creare nella pittura una atmosfera densa. Perciò a volte vediamo non solo una persona, ma anche una sfondo paesaggistico. Cranach dipinse inoltre il quotidiano come le sue scene di cacce, di campagna e di vita in famiglia.
La sua originalità risiede proprio nel volere usare questi motivi nei suoi dipinti, cosa che lo rende più realista di Grünewald, Altdorfer o Baldung Grien, pittori ai quali piacciono invece le scene alquanto enigmatiche.

Il grande pregio di una mostra

Luca Cranach giunse ad essere molto più popolare di Dürer, il maggiore pittore del suo tempo, e soprattutto lo sovrastava di molto sotto il profilo imprenditoriale. Egli possedeva, a parte la bottega, una farmacia e una tipografia. Anche nella produzione artistica seguiva criteri commerciali, facendo copie quasi in serie di certe sue opere.

Finora l’immagine che abbiamo della Germania di quel tempo è definita in buona misura dalla produzione di Cranach e della sua bottega. Era il leader del mercato per quanto riguardava le pale d’altare e gli affreschi, posizione che raggiunse grazie al fatto di avere trovato un buon numero di aiutanti che impararono ottimamente il suo stile e la sua tecnica, al punto che è difficile distinguere fra ciò che è uscito dal suo proprio polso e quello che è opera dei suoi discepoli-impiegati.

La mostra dello Städel di Francoforte ha avuto il merito di confutare lo stereotipo che vede Cranach ritrattista di un solo partito e di una sola confessione, riportandolo invece al suo vero ruolo di vero cronista pittorico della Germania dell’epoca, anche se fu così vicino a Lutero da essere fra i pochi invitati al suo matrimonio con Caterina von Bora.

 


 

(RC n. 32 - Febb/Marzo 2008)