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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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E' uscito il numero 74 di Maggio

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La "vocazione" dell'imprenditore


Domanda: Sono titolare di una piccola impresa. Fino ad ora il lavoro è andato molto bene, nonostante le grandi preoccupazioni, ma vorrei ritirarmi per dedicarmi ad altro. Dato che sono un cattolico convinto, vorrei impegnarmi particolarmente nell’aiuto ai Paesi del terzo mondo, magari in qualche organizzazione missionaria. Mi sono però posto il problema dei miei operai. Quasi tutti hanno famiglia, mentre qualcuno si prepara al matrimonio e un licenziamento sarebbe una brutta cosa. Come fare? (Un lettore di Bologna)


Risponde Massimiliano M. Zangherati

Il problema che lei si è posto direi che sia doveroso, e rientra in quel senso di responsabilità verso il bene comune a cui tutti sono tenuti, specialmente coloro che dirigono una qualsiasi impresa, privata o pubblica che sia.
Teoricamente parlando lei potrebbe tranquillamente ritirarsi, dopo aver soddisfatto a tutti gli obblighi legali nei confronti dei suoi dipendenti, ma, come ben sappiamo, la legge umana non sempre soddisfa a tutte le esigenze della giustizia, per non dire a quelle della carità, e neppure lo potrebbe, dovendo obbligatoriamente limitarsi a disposizioni generiche, senza pretendere di rispondere a tutta la varietà dei casi particolari.
Stando così le cose chiudere l’attività, a meno che non ci siano gravi problemi, non mi sembra opportuno. Inoltre la via della perfezione cristiana passa attraverso il buon uso dei talenti, compresi quelli naturali. Ora, dato che lei possiede questo talento del lavoro e dell’organizzazione, non vedo perché non dovrebbe farlo fruttificare, non tanto per desiderio  di guadagno – che a quanto capisco non è determinante – ma per offrire al pubblico delle opere per quanto possibili corrispondenti ai desideri dei suoi clienti e far sì di creare occasioni di lavoro per i suoi dipendenti. 
Il desiderio di operare in campo missionario potrà essere soddisfatto egualmente sia devolvendo parte dei guadagni a questo scopo, sia prestando la sua opera, magari periodicamente, in zone missionarie, collegandosi con Congregazioni religiose a ciò dedicate, oppure con diocesi, sia progettando un allargamento della sua attività anche a queste zone, magari in società con altre ditte, contribuendo allo sviluppo locale con iniziative economiche più profonde e durature che non mediante semplici interventi saltuari o a carattere assistenziale.
La vocazione dei laici non sembra ancora sufficientemente valorizzata e troppo spesso nella mentalità comune, compresa quella di molti sacerdoti, l’impegno nella vita di fede e di apostolato sembra ridursi in una “presenza”, quanto più assidua possibile, a tutte le iniziative direttamente pastorali, mentre il Concilio Vaticano II ha parlato molto chiaramente del compito di animare le realtà terrene con lo spirito del Vangelo, dunque anche il lavoro, compreso quello imprenditoriale, e la politica, che nella pratica significa promuovere la giustizia e la carità, guidati dalla prudenza soprannaturale, senza nascondere il proprio essere cattolici.
Certo il mondo dell’imprenditoria e degli affari può essere una specie di giungla, ma la grazia di Dio può aprirsi la strada anche lì.

 


(RC n. 33 - Aprile 2008)