Clicca per andare alla Home Page

Radici Cristiane n. 93 - Aprile
Vai ai contenuti di questo numero

E' uscito il numero 93 di Aprile

EditorialiAttualità, Politica e SocietàSpecialiDossierNotizie dal mondoFede, Morale e TeologiaScienzaStoriaTesori d'ItaliaTesori d'EuropaArte e CulturaLettureLettereAgenda
home la rivista archivio copia omaggio abbonamenti contatti

L'importanza di studiare la storia


Domanda: Egregio Direttore, ho notato che i romanzi storici e i libri di storia stanno ottenendo un successo crescente, specialmente fra i giovani. Mi piacerebbe studiare la storia. Mi ricordo che a scuola il mio professore diceva sempre che “la storia è maestra di vita”, in quanto chi non conosce gli errori passati rischia di ripeterli; ma poi aggiungeva che “la storia non si ripete mai”, se non in modo caricaturale. Le domando allora: come può la storia esserci veramente utile, se insegna cose passate che non si potranno ripetere? (A. B., Catania)


Risponde Corrado Gnerre
Caro amico, lei avrà notato che, almeno in certi ambienti colti, oggi si tende a svalutare la storia, considerandola come una irrazionale successione di fatti senza senso né valore; il suo insegnamento viene quindi ritenuto inutile alle generazioni future. Perfino nella scuola le materie storiche, almeno quelle che evocano vicende antiche, vengono sempre meno considerate, preferendo insegnare nozioni e fatti contemporanei, ritenuti i soli veramente utili.

Questo errore ha una radice religiosa: è dovuto soprattutto al fatto che l’uomo d’oggi non riesce più a vedere il “dito di Dio” nelle vicende umane, non ammette più una regìa provvidenziale nella storia.
Tuttavia la verità è ben diversa: la storia è certamente “maestra di vita”. Questo accade perché gli uomini ricevono e imparano le verità non tanto da una predicazione astratta, quanto da una esperienza vissuta: quella trasmessa dai loro avi, ancora vivi o già morti, sia a viva voce che mediante gli scritti.

I nostri avi ci raccontano le loro vicende passate, quelle che hanno preparato o determinato la situazione in cui noi, loro eredi, oggi viviamo; così facendo ci tramandano le loro esperienze e conoscenze e, in questo modo, ci insegnano a vivere, ci trasmettono le verità per le quali vale la pena di vivere. O almeno, questo dovrebbero fare gli adulti verso i ragazzi; fin da bambino, l’uomo può cominciare ad imparare le verità essenziali dai racconti e dalle fiabe che ascolta da genitori, nonni, tate, insegnanti, sacerdoti.

Purtroppo oggi diventa sempre più raro che gli adulti si dedichino a questa missione, ed è per questo che i ragazzi ricorrono ai libri, leggendovi quello che non ricevono più a viva voce; e non è esattamente la stessa cosa…

Studiare la storia serve anche a conoscere gli errori commessi dalle passate generazioni, per evitare di ripeterli. È anche vero che la storia non si ripete, almeno non in maniera identica; altrimenti sarebbe sufficiente ricordare alcune esperienze passate per assicurarsi un felice futuro.

In verità, un mio maestro contestava il motto secondo cui la storia non può insegnare nulla in quanto nulla si ripete, egli anzi diceva ironicamente che la storia non riesce ad insegnare niente agli uomini proprio perché questi ripetono sempre gli stessi errori e orrori, senza tener conto degli insegnamenti e ammonimenti della storia passata.
Comunque sia, l’umanità si trova a dover affrontare situazioni sempre diverse da quelle passate; pertanto l’utilità della storia non consiste nel trarre dal passato massime o schemi o soluzioni preconfezionati da applicare astrattamente al presente, ma consiste nel ricordare e trasmettere princìpi e valori, verificati dall’esperienza passata, che possono farci da guida per trovare la soluzione dei problemi attuali.

Non abbia esitazioni dunque a studiare la storia, sia perché essa ci permette di capire e verificare in concreto verità astratte, sia perché il grave disorientamento spirituale che rovina la nostra epoca è dovuto anche ad una errata analisi e valutazione sia della storia medievale che di quella moderna.

(RC n. 0 - Novembre 2004)