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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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E' uscito il numero 74 di Maggio

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Naturalità e necessità dello Stato


Domanda: Spesso mi trovo a parlare di politica, nel senso più ampio del termine. E mi trovo anche a sottolineare l’importanza dello Stato nella dottrina cristiana. Ma non poche volte mi sento dire: “Il vero Cristianesimo non dovrebbe interessarsi di politica. Lo Stato dovrebbe essere lontano dagli interessi del cristiano”. Nello stesso tempo mi si ricorda la famosa frase di Gesù, quando disse: «Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». Non nascondo che dinanzi a queste obiezioni mi trovo in difficoltà. Come posso rispondere? (Nicoletta, Molfetta)


Risponde Corrado Gnerre

La famosa risposta di Gesù ai farisei: «Date a cesare ciò che è di cesare e a Dio ciò che è di Dio» (Mt. 22,21) viene solitamente interpretata come una sorta di velato rifiuto da parte di Cristo – e quindi del Cristianesimo – della politica e dell’azione politica, proprio perché enorme sarebbe la distanza tra il potere spirituale e il potere politico, tra la realtà soprannaturale e quella naturale.

Dimenticando che proprio nel Cristianesimo si afferma la distinzione ma non la separazione tra queste due realtà, secondo la nota affermazione: “Gratia perficit naturam”, ovvero la Grazia perfeziona la natura senza però sostituirla né tantomeno annullarla. Tutto nella logica del rapporto organico tra corpo/spirito e Ragione/Fede. 

Questa frase va invece interpretata in tutt’altro modo, ovvero come un riconoscimento da parte di Gesù del valore naturale della potestas, cioè della sovranità. La Chiesa Cattolica nel suo Magistero ha sempre affermato che la sovranità è voluta da Dio e ha sempre definito lo Stato come una società non solo necessaria ma anche a suo modo perfetta (che vuol dire in questo caso “autonoma”) e voluta da Dio stesso.

In un discorso del 21 giugno del 1955, Papa Pio XII così disse: «Lo Stato è di origine naturale, non meno della famiglia; ciò significa che nel suo nucleo è una istituzione voluta e data dal Creatore. Lo stesso vale per i suoi elementi essenziali, quali il potere e l’autorità che promanano dalla natura e da Dio. Dalla natura, infatti, e quindi dal suo Fattore, l’uomo è spinto ad unirsi in società, a collaborare per il mutuo integramento con lo scambio reciproco di beni, a organicamente disporsi in un corpo, secondo le diversità delle disposizioni e delle azioni dei singoli, a tendere al comune scopo, che consiste nella creazione e nella conservazione del vero bene generale col concorso delle singole attività».

Dunque, secondo il Cattolicesimo, lo Stato ha una sua naturalità; così come altrettanto naturali sono la nazione e la patria. A riguardo chiariamo la diversità di significati che fanno riferimento a questi termini. Lo “Stato” è appunto legato al concetto di sovranità; la “nazione” è la comunità accomunata da un’identica cultura; la “patria” (che etimologicamente vuol dire “terra dei padri”) sta ad indicare il territorio abitato da un popolo che si riconosce come nazione.

Torniamo allo Stato. Per il Cattolicesimo lo Stato non solo è una realtà naturale, ma deve anche naturalmente possedere delle necessarie caratteristiche. Deve essere una società completa e perfetta, composta da una moltitudine di famiglie e di gruppi intermedi, orientata alla realizzazione del bene comune.

Completa e perfetta: vuol dire che lo Stato è sovrano nei propri compiti e gode di autonomia nei confronti della Chiesa.
Composta da una moltitudine di famiglie e di gruppi intermedi: vuol dire che lo Stato non può essere ridotto all’esclusivo rapporto singolo uomo/potere politico, ma che tra questi devono esistere una serie di realtà che hanno altrettanta rilevanza politica e che rendono lo Stato stesso organico, laddove il bene di ogni realtà che lo costituisce si possa riflettere positivamente sull’intero corpo. Scrive il professor Plinio Corrêa de Oliveira: «Il bene comune della nazione – che, politicamente organizzata, costituisce uno Stato – aleggia sul bene comune di ciascuno dei gruppi che la costituiscono, come a sua volta il bene di ciascuno di questi aleggia sul bene di ogni individuo».

“Consacrata alla realizzazione del bene comune”: vuol dire che lo Stato è finalizzato al raggiungimento del bene comune, che non s’identifica semplicisticamente con la somma dei singoli e diversi beni individuali, ma con il fine oggettivo, naturale e soprannaturale, di tutti gli uomini.
Dunque, caro Nicola, la dottrina cristiana non si configura affatto come una dottrina “anarcoide”. Anzi, riconosce la necessità e la naturalità dello Stato.   



(RC n. 49 - Novembre 2009)