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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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Perchè l'impurità è peccato?


Domanda: Mia figlia sta crescendo, e inizia a frequentare i ragazzi. Credo abbia anche un “fidanzatino”. Cerco spesso di far capitare il discorso sul tema dei valori morali cristiani, per darle delle direttive precise di comportamento. Ma ogni volta la sua risposta è sempre la stessa, ed è… una serie di domande: “Perché Dio proibisce ciò che Egli stesso ha creato?”. “E dove sta elencato ciò che avrebbe proibito e permesso?”. “Non sarà la Chiesa che ha sempre esagerato nelle proibizioni?”. Mi sapreste aiutare a dare una semplice e chiara risposta a tali questioni? (Giuliana, Rapallo)


Risponde Raimondo Marchioro

Quante volte si sente dire, specialmente da parte di giovani, perché è peccato l’impurità? Chi l’ha detto?  La vita, l’amore, il sesso, la bellezza del corpo, sono certamente doni di Dio, quindi non si capisce come mai l’uso di questi beni possa essere proibito e peccato. Non solo non è proibito, ma il Signore l’ha comandato: «Crescete, moltiplicatevi e riempite la terra» (Gn. 1,28).

Si deve però precisare che Dio in tale uso ha stabilito dei limiti, ben determinati: chi oltrepassa questi confini commette peccato. La nostra ricerca sta proprio in questo: arrivare a conoscere con chiarezza la linea di demarcazione in materia, tra il lecito e l’illecito, tra la purezza e l’impurità.

Prima di sentire che cosa Dio vuole da noi a questo proposito, ascoltiamo le ragione e la coscienza per sapere che cosa hanno da insegnarci.
La sana ragione, non turbata dalle passioni, e la coscienza retta, ci suggeriscono ciò che è lecito o illecito in qualsiasi attività della nostra vita umana, perché la legge di Dio è impressa nel nostro cuore.
Se stiamo per compiere un’azione cattiva, la coscienza antecedente, illuminata dalla ragione, ci dice che tale azione è proibita; ci accompagna poi nel suo compimento (coscienza concomitante) e, compiuta, ci rimprovera con il rimorso (coscienza conseguente): se invece abbiamo compiuto un azione buona, essa ci loda con la gioia e la pace.

Ascoltiamo ora che cosa il Signore ci dice dell’impurità nel Vecchio Testamento. Dei 10 comandamenti due sono riservati alla proibizione dell’impurità: il VI comandamento, “Non commettere atti impuri” e il IX comandamento, “Non desiderare la donna degli altri”, che proibisce non solo le azioni, ma anche i desideri. Inoltre nel Levitico e nel Deuteronomio condanna l’incesto, l’omosessualità, la bestialità, l’adulterio, la fornicazione, lo stupro e l’onanismo (impedire cioè la concezione nell’atto coniugale), come peccati gravi, a quei tempi puniti anche con la pena di morte.
Gesù Cristo poi nel Nuovo Testamento dell’impurità conferma quanto è detto nel Vecchio e concede alla sua Chiesa il compito di interpretare con l’assistenza dello Spirito Santo il corretto pensiero di Dio in proposito.
Nel corso dei secoli sempre la Chiesa ha insegnato ai fedeli la sua dottrina della Sacra Scrittura circa l’impurità. I punti  principale del suo insegnamento sono i seguenti.

La masturbazione, ottenuta in qualsiasi maniera, è sempre proibita. L’atto coniugale, compiuto in modo umano e completo, è lecito solo ai veri coniugi, uniti in un valido matrimonio, ma tale atto deve essere sempre aperto alla vita; ogniqualvolta si impedisce con qualsiasi mezzo la concezione, oggettivamente si commette un peccato grave.
L’omosessualità, o qualsiasi altra forma di sessualità contro natura, è sempre proibita  gravemente.

Bisogna qui stare attenti di non confondere la tendenza  all’omosessualità con l’esercizio della medesima e perciò non si può chiamare una persona omosessuale perché ha questa tendenza, mentre si conserva casto: la colpevolezza si ha non nell’inclinazione, ma nell’esercizio.
È opportuno qui ricordare come affinché l’impurità sia peccato grave è necessario che la trasgressione oggettiva della legge sia accompagnata dalla soggettiva piena consapevolezza e deliberata volontà.
Concludendo dobbiamo dire che per salvarci l’anima non basta avere la fede, credere cioè nella divinità di Gesù Cristo: sono necessarie anche le opere, e la castità è una di queste.

I fidanzati, gli sposati, i vedovi, i religiosi, i sacerdoti e i singoli, devono pertanto esercitare la bella virtù della castità. Essa richiede una lotta continua contro le inclinazioni impure e questa è una croce che il Signore ha dato a tutti i poveri mortali. Non dobbiamo mai stancarci di combattere né scoraggiarci per le eventuali sconfitte anche se continue, e confidare nella grazia del Signore, che può compiere anche miracoli.
Da parte nostra dobbiamo utilizzare i mezzi che il Signore ci ha dato; la preghiera, la fuga delle occasioni prossime di peccato e l’uso frequente dei Sacramenti specialmente della Confessione, tavola di salvezza nel comune naufragio.

Con una fede profonda e una grande pazienza continueremo a combattere per vincere l’ultima battaglia, che ci darà la possibilità di conquistare il Regno dei Cieli.

 


(RC n. 47 - Ago/Set 2009)