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Radici Cristiane n. 71 - Gennaio
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La preziosità di un sacramento


Domanda: Da poco sono tornata alla pratica dei sacramenti, dopo un lungo periodo di lontananza, dovuta più alla pigrizia che non a vera e propria indifferenza. Naturalmente sono in pace, ma ho ancora delle difficoltà riguardanti la confessione a cui non mi accosto con molta frequenza… Ho letto qualche cosa della spiritualità protestante, che esclude la confessione, e devo dire che mi ha molto toccato il rapporto di intimità con Gesù. Mi sembra più facile ammettere i propri peccati ai suoi piedi che non davanti a un sacerdote. (Rita C.)


Risponde Massimiliano M. Zangherati

Il frutto dei sacramenti in un’anima dipende senz’altro dalla vita di preghiera. E ciò vale in modo particolare per il sacramento della penitenza. La coscienza del peccato si fa sempre più chiara con la frequente considerazione della misericordia di Dio per noi, misericordia che risalta in modo particolare nel mistero della Passione di Nostro Signore.
L’esame di coscienza che deve precedere, per quanto possibile, il sacramento della penitenza, dovrebbe servire proprio a questo e non solamente a ricordarsi dei peccati commessi. Quando poi ci sia l’esame di coscienza quotidiano, ad esempio la sera, la cosa diventa ancora più facile.
Tuttavia ciò non basta per ottenere il perdono divino. Infatti Nostro Signore Gesù Cristo diede agli apostoli il mandato di andare in tutto il mondo, di battezzare e di perdonare i peccati.
Il perdono dei peccati non può essere identificato semplicemente con il battesimo, perché dal contesto del Vangelo appare chiaro che le due cose sono distinte (cfr. Mc. 16,15-16; Gv. 20,22-23), e la Chiesa fin dai primi tempi, pur con modalità diverse da oggi, ha sempre insegnato la necessità della penitenza e del perdono “ufficiale” dei peccati amministrato dalla Chiesa per coloro che fossero caduti in peccati gravi dopo il battesimo. La cosa certa è che, come gli altri sacramenti, il principale protagonista è Gesù che agisce nella Chiesa e nei suoi ministri.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che ogni peccato è offesa a Dio, ferisce contemporaneamente il Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa e, in un certo modo, ricade negativamente su tutta l’umanità, perciò il perdono tramite un uomo che agisce in persona Christi è quanto mai logico e giusto.

A ciò si aggiungano due aspetti: il primo è l’esercizio dell’umiltà, tanto importante per il cristiano. Accusarsi semplicemente davanti “a Gesù”, come più o meno intendono i protestanti, in fondo è abbastanza facile, dato che il Signore in genere non lo “vediamo” con gli occhi del corpo né lo sentiamo con le orecchie, ma accusarsi davanti a un uomo è più difficile ma più meritorio, e una “vergogna” superata per fede e amor di Dio contribuisce a diminuire notevolmente il debito del peccato che dev’essere soddisfatto in questa vita o nell’altra, in Purgatorio.
 
Il secondo aspetto è quello che, come si dice, “nessuno è buon giudice in casa propria”, specialmente nella propria coscienza, non  solo perché spesso non sappiamo trovare le vere radici dei peccati, magari perché siamo sviati dei “sentimenti”, ma anche perché può succedere, ad una coscienza scrupolosa, di esagerare le proprie responsabilità. Di qui la necessità di una persona esterna, il sacerdote, che può aiutarci in questo.

Detto questo dobbiamo tenere come certo e necessario credere che il sacramento della penitenza è stato istituito da Nostro Signore Gesù Cristo e dunque rimane il mezzo comune per il perdono. Anche quando il peccatore si pente subito dopo il peccato – cosa che, grazie a Dio, succede abbastanza frequentemente – riacquistando così la grazia, tale pentimento è autentico solo se sia presente, almeno implicitamente, l’intenzione di confessarsi appena possibile. Perciò colui che, conoscendone la necessità, escludesse la confessione non sarebbe perdonato. Ma anche nel caso del pentimento sincero, il peccatore non può accostarsi al sacramento dell’Eucaristia senza prima ricevere l’assoluzione.

Il sacramento della penitenza è di tale valore che, sebbene sia finalizzato soprattutto al perdono dei peccati mortali, ne viene caldamente raccomandata la frequenza a scadenze regolari, non molto distanti l’una dall’altra.


(RC n. 21 - Gennaio 2007)