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Radici Cristiane n. 74 - Maggio
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E' uscito il numero 74 di Maggio

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La "pietra" su cui si regge la Chiesa


Domanda: L’“inchiesta” sulla confessione apparsa su un noto settimanale italiano mi ha scandalizzato… ma sono rimasto scioccato dalle risposte (saranno vere?) date da alcuni sacerdoti su temi molto attuali. Sono risposte, come avrete letto, che mi sembrano proprio contrarie a quanto la Chiesa ufficiale insegna. I fedeli come devono prendere la cosa? Chi devono ascoltare? Che valore hanno gli insegnamenti della Chiesa e fino a che punto un fedele deve seguirli, specialmente se trova dei preti che dicono il contrario? (Giuseppe M., Milano)


Risponde Massimiliano M. Zangherati

Non ho letto l’articolo incriminato. Mi rifaccio a quanto mi è stato detto che certamente è tutt’altro che incoraggiante, e perciò comprendo la sua perplessità, o anche il suo dolore, comune a tanti cattolici che hanno a cuore la dottrina e che si sforzano di viverla e di sostenerla con la loro opera. Non è la prima volta, infatti, che sento da laici impegnati realmente nel campo della famiglia (compresi medici), ad esempio nel diffondere l’uso dei metodi naturali – quando ce ne fosse realmente bisogno – e che trovano a volte indifferenza, o… peggio, proprio da parte di sacerdoti. Le risposte a cui lei fa riferimento, dunque, non mi sorprendono molto.

Comunque per il cattolico tutto questo non costituisce una difficoltà particolare, perché Nostro Signore quando ha promesso la sua assistenza alla Chiesa, pronunziando quelle consolanti parole “non praevalebunt” (Mt. 16,18), non ha assolutamente escluso che molti, lungo i secoli, sarebbero venuti meno o sarebbero stati infedeli. San Paolo afferma chiaramente: verranno tempi in cui non si sopporterà più la sana dottrina (2 Tm. 4,3).

Tuttavia la Chiesa rimane salda, fondata su Cristo e sulla fede di Pietro, cioè del Papa. «Ubi Petrus, ibi Ecclesia; ubi Ecclesia, nulla mors sed vita aeterna» (S. Ambrogio, In Ps. 40,30), e dunque nel campo della fede e della morale l’immediato criterio di verità rimane sempre Pietro e nessun altro.

In particolare, riguardo la morale coniugale, la forza del magistero si manifestò con l’ Humanæ vitæ, pubblicata dal Servo di Dio Paolo VI il 25 luglio 1968, un’enciclica che colse molti di sorpresa, sia per il contenuto sia per la data in cui venne pubblicata: in piena estate, quando molti sono in vacanza, compresa la Curia romana. E fu come un pietra nella piccionaia.

Da lì partirono diversi attacchi, dapprima timidi poi sempre più espliciti, diretti contro l’infallibilità pontificia, prova questa che il futuro della società cristiana e dell’umanità si sarebbe giocato proprio a livello della famiglia e della morale familiare che logicamente ha al suo centro la trasmissione della vita, e dunque il giusto esercizio della sessualità.

Molti oppongono al Magistero pontificio la necessità di un “dialogo” – cosa che è stata fatta notare proprio nei giorni scorsi da un alto prelato: quasi un “controcanto” all’Esortazione postsinodale Sacramentum caritatis del 22 febbraio scorso, in cui si ribadisce l’obbligatorietà di un coerente comportamento da parte dei politici cattolici,  e proprio nel campo della morale familiare – che in pratica si riduce a vanificare la verità acquisita, riducendo le cose più importanti, come appunto la struttura naturale della famiglia, a mere “opinioni” in cui ciascuno è libero di seguire i propri capricci.

Non dobbiamo dunque meravigliarci di nulla, ma dobbiamo prendere atto della situazione, rimboccarci le maniche, contenere questi attacchi sempre più radicali alla Chiesa e alla ragione, di cui la Chiesa rimane ormai l’estremo testimone, e passare al contrattacco con una vita coerente, con la parola e con tutti i mezzi leciti che le circostanze suggeriscono.

I laici sposati, specialmente, sono chiamati a testimoniare nella loro vita la verità e la bellezza di quanto la Chiesa proclama, e in un mondo come questo tale testimonianza acquista sempre più il carattere del “martirio”, dunque sommamente meritorio davanti a Dio.

E nel caso ci si accorga che qualche ministro di Dio non cammina secondo questa dottrina, non si deve esitare a richiamarlo all’ordine: è un atto di carità e veramente l’assunzione di quella responsabilità di cui parla il Vaticano II quando afferma l’importanza del carisma della laicità.

 

 

Io metterei, forse un’illustrazione del Doré o qualche grande opera del passato di qualche grande artista, Gesù che dà le chiavi della Chiesa a Pietro, o che lo nomina “Tu es petrus”, qualcosa del genere.

 

Oppure, se non lo trovi, qualcosa su san Pietro (un dipinto, una statua, ecc.)


(RC n. 24 - Maggio 2007)