Non ho letto l’articolo incriminato. Mi rifaccio a quanto mi è stato detto che certamente è tutt’altro che incoraggiante, e perciò comprendo la sua perplessità, o anche il suo dolore, comune a tanti cattolici che hanno a cuore la dottrina e che si sforzano di viverla e di sostenerla con la loro opera. Non è la prima volta, infatti, che sento da laici impegnati realmente nel campo della famiglia (compresi medici), ad esempio nel diffondere l’uso dei metodi naturali – quando ce ne fosse realmente bisogno – e che trovano a volte indifferenza, o… peggio, proprio da parte di sacerdoti. Le risposte a cui lei fa riferimento, dunque, non mi sorprendono molto.
Comunque per il cattolico tutto questo non costituisce una difficoltà particolare, perché Nostro Signore quando ha promesso la sua assistenza alla Chiesa, pronunziando quelle consolanti parole “non praevalebunt” (Mt. 16,18), non ha assolutamente escluso che molti, lungo i secoli, sarebbero venuti meno o sarebbero stati infedeli. San Paolo afferma chiaramente: verranno tempi in cui non si sopporterà più la sana dottrina (2 Tm. 4,3).
Tuttavia
In particolare, riguardo la morale coniugale, la forza del magistero si manifestò con l’ Humanæ vitæ, pubblicata dal Servo di Dio Paolo VI il 25 luglio 1968, un’enciclica che colse molti di sorpresa, sia per il contenuto sia per la data in cui venne pubblicata: in piena estate, quando molti sono in vacanza, compresa
Da lì partirono diversi attacchi, dapprima timidi poi sempre più espliciti, diretti contro l’infallibilità pontificia, prova questa che il futuro della società cristiana e dell’umanità si sarebbe giocato proprio a livello della famiglia e della morale familiare che logicamente ha al suo centro la trasmissione della vita, e dunque il giusto esercizio della sessualità.
Molti oppongono al Magistero pontificio la necessità di un “dialogo” – cosa che è stata fatta notare proprio nei giorni scorsi da un alto prelato: quasi un “controcanto” all’Esortazione postsinodale Sacramentum caritatis del 22 febbraio scorso, in cui si ribadisce l’obbligatorietà di un coerente comportamento da parte dei politici cattolici, e proprio nel campo della morale familiare – che in pratica si riduce a vanificare la verità acquisita, riducendo le cose più importanti, come appunto la struttura naturale della famiglia, a mere “opinioni” in cui ciascuno è libero di seguire i propri capricci.
Non dobbiamo dunque meravigliarci di nulla, ma dobbiamo prendere atto della situazione, rimboccarci le maniche, contenere questi attacchi sempre più radicali alla Chiesa e alla ragione, di cui
I laici sposati, specialmente, sono chiamati a testimoniare nella loro vita la verità e la bellezza di quanto
E nel caso ci si accorga che qualche ministro di Dio non cammina secondo questa dottrina, non si deve esitare a richiamarlo all’ordine: è un atto di carità e veramente l’assunzione di quella responsabilità di cui parla il Vaticano II quando afferma l’importanza del carisma della laicità.
Io metterei, forse un’illustrazione del Doré o qualche grande opera del passato di qualche grande artista, Gesù che dà le chiavi della Chiesa a Pietro, o che lo nomina “Tu es petrus”, qualcosa del genere.
Oppure, se non lo trovi, qualcosa su san Pietro (un dipinto, una statua, ecc.)