La Chiesa permette i matrimoni di misto culto, previa licenza (cfr. Codice di Diritto Canonico Can. 1124) preceduta dalla formale accettazione da parte del coniuge non battezzato delle caratteristiche del matrimonio, cioè unità e indissolubilità, e dei fini, bene dei coniugi e procreazione ed educazione della prole. A questo deve aggiungersi l’impegno formale di rispettare la fede del coniuge battezzato e di permettere il battesimo e l’educazione cattolica dei figli (Ivi, Cann. 1125-1126).
Tuttavia nonostante tutto questo, il matrimonio con una persona non battezzata, tanto più quando questa appartenesse formalmente a un’altra religione, è sempre da sconsigliare, in quanto la dimensione religiosa costituisce il culmine della vita dell’essere umano e, conseguentemente, del suo comportamento personale e sociale.
Qualcuno potrebbe obbiettare: “cosa c’entra tutto questo con l’amore? Non è forse l’amore una forza tale da superare qualsiasi ostacolo?”. Dipende da cosa si intende per “amore”. Se questo termine equivale – come purtroppo è nel modo di intendere di molti – all’attrazione dei sensi e alla soddisfazione delle loro pulsioni o, al massimo, ad una certa intesa “affettiva”, in tal caso, sì, l’amore è come un torrente in piena che travolge tutto, fino a che dura la “piena”, dopodiché rimangono relitti e un panorama desolante.
L’amore tra un uomo e una donna che intendono fondare una famiglia è ben di più. È innanzitutto sintonia nelle questioni fondamentali, la prima delle quali è Dio. Dal retto concetto che ne abbiamo di Lui dipende, come abbiamo scritto sopra, tutta la vita vissuta della persona e, conseguentemente della coppia, di cui fanno parte i figli e la loro educazione.
Certamente vi sono dei valori comuni su cui ogni persona di buon senso può convenire con un’altra, anche se questa appartiene a una diversa religione, ma questi sono come le fondamenta di una casa e il problema è sapere dove esse poggiano: sulla roccia che è Cristo o sulla sabbia friabile di altre religioni?
Un cristiano autentico non può evitare la questione, perché se lo facesse rischierebbe di cadere nel sincretismo religioso, nell’indifferenza o nell’apostasia. D’altra parte la proclamazione della verità, e soprattutto la vita conforme a questa, specialmente nel caso della presenza dei figli, potrebbe condurre a un confronto deleterio.
Ciò non deve sorprenderci. Lo stesso Signore ce ne avverte nel Vangelo parlando della fede che dividerà i membri della stessa famiglia (cfr. Mc 13,12). Tuttavia, potendolo fare, è meglio evitare tutto questo.
Per tutti questi motivi, che ci sembrano più che sufficienti, lei dovrebbe vivamente sconsigliare la sua amica di sposare il giovane in oggetto. Può essere doloroso sul momento, ma eviterà possibili problemi per il futuro.