Università dei Muratori e Scalpellini, via Fabbri, 06024 Gubbio (Pg). Tel e fax 075/9275797-9273409.
La cittadina è all’intersezione della statale 219 (di Gubbio e Pian d’Assino) con la statale 298 (Egubina). Treni: Stazione a Fossato di Vico-Gubbio (21 km). Comunità montana Alto Chiascio.
È una delle feste tradizionali italiane più celebri, che si tiene da secoli per celebrare il patrono San Ubaldo, vescovo di Gubbio, morto il 16 maggio 1160.
Nel Medioevo era consuetudine che le corporazioni offrissero doni all’altare del Santo; tre di queste deponevano grossi ceri; la corporazione dei muratori, quella dei merciai (commercianti) e quella degli asinari (contadini) e degli studenti. Alla fine ‘500 questi tre ceri si trasformano in grandi macchine lignee, alte cinque metri e del peso di oltre tre quintali: hanno la forma di doppi prismi ottagonali sovrapposti; ogni cero è sormontato dalla statua del Santo protettore di ciascuna corporazione: Sant’Ubaldo per i muratori, San Giorgio per i commercianti, Sant’Antonio Abate per i contadini.
La festa si svolge alla vigilia della ricorrenza. Al mattino il sindaco consegna le simboliche chiavi al Primo Capitano; poi una sfilata si muove da Porta Castello a Piazza Grande: qui si apre il Palazzo dei Consoli e i ceraioli (portatori) ne scendono con le parti smontate dei ceri, che quindi assemblano. Poi avviene la solenne alzata: le macchine vengono issate in verticale, e così saranno portate – separatamente – in giro per la cittadina; ogni cero è retto da dieci ceraioli, guidati da un capodieci anteriore e un capocinque posteriore. Verso le 13 e 30 le tre macchine vengono lasciate sui piedistalli: i ceraioli partecipano infatti a un tradizionale banchetto che si tiene nel Palazzo dei Consoli; quando ne escono, girano per la cittadina intonando antiche canzoni.
Alle 18 il momento più atteso: la “corsa”. Quando giunge la processione religiosa, i ceri vengono ripresi a spalla, fatti girare attorno al pennone con lo stemma cittadino, quindi portati in fila e di corsa alla Porta Sant’Ubaldo e poi su fino alla chiesa dedicata al Santo, presso la vetta del Monte Ingino; ogni 70 metri sono previste le mute, ovvero il cambio dei portatori.
La corsa è anche una gara di velocità, senza sorpasso. Il ritorno dal monte si svolge alla sera, al lume delle torce, con canti religiosi; poi è ancora festa fino a tarda notte.