Comitato festeggiamenti di San Paolo, c/o Basilica S. Paolo – Piazza San Paolo, 96010 Palazzolo Acreide (Sr). Tel. e fax 0931/881111-882040. Diocesi di Siracusa. Casa Museo “A. Uccello”, Via Niccolò Machiavelli 19, 96010 Palazzolo Acreide (Sr). Tel. 0931/881499 (Museo), 0931/882000 (Ufficio Turistico). Lungo la statale 124 (Siracusana), presso l’innesto della statale 287 (di Noto). Treni: Stazione ferroviaria a Siracusa (41 km).
Un’antica tradizione vuole che San Paolo sia considerato il taumaturgo dei morsi degli animali velenosi e in particolare dei rettili. L’Apostolo delle genti infatti, in viaggio verso l’Italia , naufragò sull’isola di Malta; qui rimase illeso dal morso di un pericoloso serpente uscito da una fascina di sarmenti che si apprestava a bruciare (Atti 28,1-6). Il Santo è dunque considerato il primo ciaraulo (serparo), ed è questo che lega san Paolo alla cittadina di Palazzolo, della quale egli è il patrono; tanto che a lui è dedicata la basilica nella quale si conserva una statua cinquecentesca a grandezza naturale, con aureola argentea e con in pugno il classico elemento che lo contraddistingue: la spada. Le due ricorrenze festive nel calendario cristiano legate al Santo ricadono in due periodi dell’anno molto importanti per gli agricoltori di Palazzolo: il 25 gennaio – giorno della conversione al Cristianesimo a seguito della caduta da cavallo – periodo in cui il grano nei campi non è altro che un piccolo germoglio e l’inverno ancora lungo lo minaccia coi suoi rigori (e quindi è il momento di propiziare condizioni atmosferiche non avverse per un buon raccolto) ed è il giorno in cui la statua all’interno della basilica viene nascosta da un sipario, dove rimane celata circa sei mesi. Mentre il 29 giugno – giorno del suo martirio – è il periodo in cui sono in corso le operazioni di mietitura e quindi si ringrazia il santo per il raccolto effettuato e se ne chiedono di nuovi, per il futuro, sempre più abbondanti. Ed è proprio l’inizio dell’estate il periodo di maggiore pericolo di morsi degli insetti e dei serpenti velenosi per il popolo dedito alle operazioni di mietitura; ed ora si comprende per quale motivo i palazzolesi hanno questa particolare devozione a san Paolo. Così per onorare il Santo, si fa gran festa dalla sera del 27 giugno con “a sirata a villa”, ma è nel tardo pomeriggio del 28 che i festeggiamenti entrano nel vivo, quando dalla Basilica di San Paolo parte il tradizionale giro di gala: gli stendardi, il labaro di legno dorato e le insegne del Santo Patrono, accompagnati da bande musicali, sbandieratori, dal picchetto storico a cavallo e seguiti dai fedeli, che compiono un trionfale giro per le vie del paese. Il momento più atteso del giorno della vigilia è un grande avvenimento sacro: “a sciuta ra cammira”. La svelata della veneratissima statua di san Paolo che viene accolta dalle acclamazioni di giubilo dei devoti al grido: “viva san Paulu” “viva lu Gran Patronu”. Il 29 giugno all’alba cominciano i preparativi per l’uscita della statua dalla Basilica, puntualmente alle ore 13,00. Verso le nove si muove “u carruozzu rò pani”, un carretto adornato di spighe, trainato a mano per le vie del paese, dove vengono raccolti i tradizionali grandi pani votivi decorati con uno o più serpenti a rilievo, che verranno poi benedetti. Ma il momento più importante della festa, atteso e preparato per un intero anno è l’uscita alle ore 13,00 della stata. Mentre ci si prepara per l’uscita, fioccano dall’alto timidamente i primi grappoli di “nzareddi” (coriandoli). Appena san Paolo attraversa l’elegante portale barocco e compare sul sagrato, il rito si compie: il cielo si spacca in un fragore, dai piani alti della facciata cento bocche di fuoco lanciano a più raffiche una tempesta di “nzareddi” che per alcuni secondi coprono tutto. San Paolo ricompare in tutta la sua imponenza alla fine della scalinata. La statua è portata da un centinaio di uomini che, per adempire a un voto, offrono le loro spalle nude a sorreggere il pesante carico. La processione diurna compie il giro dell’antica cittadina medievale. La sera, all’imbrunire, si svolge una seconda processione, e alla sua conclusione viene sparato “u fuocu”, uno straordinario spettacolo pirotecnico dalle molteplici figure e arabeschi che illumina di mille colori la facciata barocca della chiesa, la piazza e i palazzi circostanti.