Sta accadendo qualcosa di molto interessante e importante nel “Vecchio Continente”: pare proprio che l’Europa dei popoli cacciata dalla porta da Cancellerie ed alta finanza stia rientrando in realtà dalla finestra.

Il primo segnale, in tal senso, è giunto dalle urne ungheresi: per due mesi, tra aprile e maggio, gli elettori magiari hanno ridato fiducia piena al partito Fidesz, prima confermandolo per la seconda volta consecutiva al governo nazionale (dove ha conquistato il 44,4% dei consensi), poi proclamandolo vincitore anche alle Europee (dove ha raccolto il 51,5% dei voti).

Quale il segreto del successo del partito guidato da Viktor Orbán? Esattamente lo stesso per il quale gli euroburocrati vorrebbero eliminarlo dalla scena politica: in particolare, il suo euroscetticismo, la sua capacità di non piegarsi ai diktat dell’Unione, dato comune peraltro anche al trionfo di altre forze analoghe nel resto del Continente; ma poi soprattutto l’aver messo a punto una Costituzione che riconosce sin nel preambolo le radici cristiane della Nazione, l’essersi ripreso la sovranità anche monetaria sul Paese, l’aver riportato la Banca nazionale sotto il controllo statale, l’aver avviato politiche economiche incoraggianti, ma soprattutto il credere nei valori del Cristianesimo quali vita, famiglia, libertà religiosa, libertà di educazione e tradizioni popolari.

I tentativi attuati dalle Cancellerie e dalla finanza europee per scalzare il leader di Fidesz sono finora tutti falliti, potendo egli contare ogni volta sul sostegno del suo popolo. Il che ha portato il suo partito a rappresentare un “laboratorio” interessante anche per il resto dell’Unione: mostra chiaramente come solo conducendo una battaglia politica fondata sui veri Ideali e non sugli interessi, sulla fede e non sulla moneta, sia possibile ridare credibilità all’Europa, al suo volto più vero ed alla sua gente.

Un altro segnale estremamente interessante giunge dalla Slovenia, dove quasi il 70% della Naródná Rada, la Camera Nazionale, ha votato una modifica della Costituzione, per la quale il matrimonio tra un uomo ed una donna diviene l’«unico legame riconosciuto. La Repubblica di Slovacchia tutela assolutamente il matrimonio e ricerca il bene del medesimo». La difesa della famiglia, in questo caso, ha visto una sostanziale convergenza tra le varie forze politiche, chiudendo così definitivamente la porta ai reiterati tentativi, promossi nel 1997, nel 2000 e nel 2012 dalle lobby gay di introdurre le “nozze” e le adozioni omosessuali nel Paese o per via diretta oppure tramite stratagemmi. La riforma introdotta specifica, tra le varie motivazioni alla base della decisione, che «non è possibile che i diritti e gli obblighi derivanti dal matrimonio vengano conferiti a qualcosa di diverso dall’unione legalmente riconosciuta tra un uomo ed una donna», con l’intento esplicito di tutelare anche i bambini.

Già un anno e mezzo fa gli slovacchi diedero prova di coraggio nei confronti dell’Unione europea, che impose di cancellare dalle loro monete qualsiasi riferimento ai simboli cristiani: niente da fare, maggioranza ed opposizione slovacche, anche in quella circostanza, votarono compatte di mantenere sulla propria valuta l’immagine di san Cirillo e di san Metodio.

A livello di Unione europea non è poi più così scontata ora un’accettazione passiva della teoria del gender: Ungheria e Slovacchia si uniscono, infatti, a Polonia, Croazia, Serbia, Montenegro, Bulgaria, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina e Moldavia, tutti Paesi la cui Costituzione tutela esplicitamente la famiglia naturale, non a caso gli stessi che, avendo già patito il comunismo, son ora particolarmente portati a preservare le libertà e le istituzioni fondamentali della società dagli attacchi di qualsiasi ideologia.