La Federvita Liguria ha denunciato una grave violazione della legge 194 che dovrebbe regolare l’interruzione volontaria di gravidanza. Secondo Eraldo Ciangherotti, Presidente della Federvita Liguria e del Centro Aiuto Vita-ingauno, al dipartimento materno-infantile Unità operativa Ass. Consultoriale di Alberga, è stato rilasciato il certificato di aborto a una ragazza senza neanche verificare se questa fosse incinta o no.
 
«Non volevamo crederci – ha dichiarato il Presidente della Federvita ligure – ma dopo gli oltre dieci casi di donne che, in tre anni, si sono presentati al Centro Aiuto alla Vita-ingauno, chiedendo sostegno alla maternità e denunciando di aver ottenuto il certificato di aborto, senza né una visita ginecologica né un esame ematochimico che ne accertasse la gravidanza, abbiamo voluto verificare».
 
A una donna (complice di Ciangherotti) che si è presentata quindici giorni fa al Consultorio familiare ASL di Albenga, è stato rilasciato un certificato, che costituisce per la donna “titolo per il ricovero urgente e non dilazionabile”, timbrato “Consultorio Familiare”, che attesta quanto segue: «accertato lo stato di gravidanza ed espletate le procedure previste dal 2° comma, art. 5 della legge 194/78, riscontrata l’esistenza delle condizioni di cui al 3° comma dello stesso articolo, dichiara urgente l’intervento per cui la richiedente può presentarsi immediatamente in una delle sedi autorizzate» per effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza (I.V.G.).
 
Tuttavia la donna in questione non è neanche incinta come dimostrano i referti degli esami delle urine in suo possesso. È stato sufficiente che dicesse di essere alla decima settimana di gestazione e di essere in condizioni economiche disagiate, per ottenere un certificato attestante l’urgenza dell’aborto, quando il medico del Consultorio familiare pubblico non ha neppure verificato l’esistenza della gravidanza e neppure ha riscontrato le condizioni tali da rendere urgente l’intervento di I.V.G.