Il quotidiano comunista “il Manifesto” plaude, nella sua pagina culturale del 20 luglio 2004, alle conclusioni cui è giunta la tavola rotonda che ha chiuso le giornate di “Spoletoscienza 2004”, manifestazione organizzata dalla fondazione Sigma Tau.
   
Alla tavola rotonda, dedicata al tema Le scienze per l’educazione alla democrazia, hanno partecipato il biologo Edoardo Boncinelli (presidente della Scuola Italiana Superiore di Studi Avanzati di Trieste), e tre noti epistemologi e storici della scienza, quali i professori Mauro Ceruti dell’Università di Bergamo, Giulio Giorello dell’Università Statale di Milano e Pietro Corsi della Sorbona di Parigi, coordinati da Armando Massarenti, curatore delle pagine scientifiche dell’autorevole supplemento culturale del quotidiano della Confindustria “il Sole-24 Ore” e dal professor Gilberto Corbellini, ordinario di Storia della Medicina dell’Università “La Sapienza” di Roma.
   
Coerentemente con il tema dato alla tavola rotonda, i convenuti hanno riaffermato la necessità di “operare una cura democratica del modo di condurre la ricerca scientifica” (“il Manifesto” 20 luglio 2004) sostenendo che perciò deve finire l’autonomia in cui i ricercatori studiano la natura (“è finita l’era dell’autoreferenzialità delle strutture di indagine” e ciascuno di loro deve “rendersi ampiamente disponibile al controllo del lavoro prodotto”, controllo effettuato non solo dalla “comunità scientifica” ma soprattutto dalla “società civile” democratica e progressista, che dovrà verificare che i risultati delle ricerche siano compatibili con l’ideologia progressista.
   
Come nota l’articolista del quotidiano comunista, “naturalmente questo comporta un ripensamento tanto sull’indole e la stessa storia remota del metodo scientifico, che esclude la mera identificazione della metodica sperimentale con la quantificazione” (ove per “quantificazione” si intendono analisi e misurazioni delle realtà naturali che si vanno scoprendo), per costruire invece “grandi miti scientifici” con cui trasformare “senso e immaginario comune”  dell’opinione pubblica, “fornendo idee guida per condurre strategie politiche di grande respiro (occorre riandare con la mente alla funzione positiva esercitata dal darwinismo nel contribuire alla costruzione della piattaforma ideale del socialismo italiano ed europeo sul finire dell’800?)”     Insomma, come osserva “il Manifesto”, “la scienza non è immediatamente garanzia della democrazia” ossia le sue scoperte non sempre vanno a confermare ed anzi spesso smentiscono i presupposti materialisti ed egualitaristi di ciò che il quotidiano comunista definisce “democrazia”, “ma può tuttavia esserlo, e potendo esserlo, deve esserlo”. Plaude quindi il giornalista al fatto che la comunità scientifica abbia “riscoperto la vocazione politica del fare scienza”.